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Narrativa

Che di nuovo si fa sera

Pubblicato il 19/05/2021

Un altro modo per parlarne.

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È che si fa sera e non può impedirsi di uscire. L’aria intorno è incolore, ma ha una trasparenza luminosa, e i fiori in giardino brillano. La donna controlla il bocciolo dell’agapanto: viene su bene. Tra poco esploderà, proprio come un piccolo fuoco d’artificio, d’azzurro. Non ricorda più i nomi di molte piante, ma dell’agapanto sì. Agapanto, fiore dell’amore. Il ricordo del greco antico l’aiuta molto, può ricostruire alcune parole. Ci sono parole che l’assillano, le arrivano quando meno se le aspetta: se le rigira in bocca, le assapora, poi le pronuncia a voce alta, per ascoltarne il suono - bezoar, galaverna, scialbo, garrule. Garrule sono le rondini, che a quest’ora saettano in cielo. Se l’aria intorno è incolore, lassù no. È anzi un colore intenso, tra l’azzurro e il blu - indaco, forse. Indaco è una bella parola. Le rondini intrecciano i loro voli, sono talmente veloci che sembrano lasciare una traccia, o meglio un ricamo a punto croce. Troppo veloci, fuggono via come le parole dalla sua testa. Inafferrabili. Le vengono in mente sempre dopo, le parole giuste, quando non servono più. Magari di notte, a disturbarle il sonno. O le confondono i passi durante una passeggiata. La distraggono, perché hanno troppi lati e troppi angoli, e accenti che le distinguono. E brucia il soffritto, che invece dovrebbe friggere piano piano, mentre lei cerca un’associazione di suoni. Non passerà molto tempo, da ora a quando dovrà scrivere dei biglietti da appiccicare alle cose - TAVOLO, SEDIA, BICCHIERE, PORTA. La porta non dovrà essere aperta. E se poi le parole perderanno il loro senso? Se - meglio, più probabile - non assocerà il suono giusto alle lettere? Questa cosa dei suoni. In qualche modo è già successa: era in prima elementare, la maestra disegnava le lettere dell’alfabeto alla lavagna e ne indicava la pronuncia. La maestra Maria era vecchia, e vestiva di scuro. Portava i capelli grigi raccolti dietro la nuca, e scarpe basse allacciate. Ma aveva una bella bocca, con denti grandi inclini al sorriso. Era di origini slave, chissà se si chiamava davvero Maria. Aveva riempito la lavagna di lettere, e chiesto alle alunne di ripetere i suoni. Lei chiese Perché. Perché, cosa. Perché devo chiamare A quel segno. Questo? Sì, quello. Perché non posso chiamarlo B. Erano andate avanti un bel po’ a discutere, la maestra Maria sorpresa, entusiasta, lei intestardita a non accettare le sue risposte. Poi la maestra aveva chiuso il discorso: Si chiamano convenzioni, e vanno accettate. Ora lei le direbbe che le Convenzioni possono uccidere, che il mare è pieno di cadaveri di donne e uomini e bambini. Che in alcuni luoghi del mondo si costruiscono strade solo per nascondervi sotto i rifiuti di cui altri Stati si devono liberare. Convenzioni, accordi - i benefattori si stringono le mani senza rimorso (non sentono né il primo né il secondo morso) per un bimbo spiaggiato, per coloro che perdono i capelli a manciate, per un uomo ammanettato e buttato chissà dove. E noi lo sappiamo. Perché non può immaginare, maestra Maria, che oggi tutto possa essere condiviso, messo a disposizione in un modo che lei non ha conosciuto: possiamo vedere cose che accadono nell’altra metà del mondo nel momento stesso in cui accadono, non è incredibile? Possiamo essere informati, conoscere. Oppure possiamo impedirci di guardare, cucinare un piatto di zuppa e mostrare al mondo intero come utilizzare gli avanzi. Magari, questo sì, con umano rimorso. Ma che nostalgia della scuola, le sembra ancora di essere lì, nella sua classe delle elementari. Perché è così: a volte passa un anno luce tra la buonanotte e il buongiorno, e cinquant’anni volano via in un secondo. E questo bocciolo d’agapanto potrebbe aprirsi adesso, ed esplodere d’azzurro. Poco è il tempo che le resta per scegliere quello che c’è da dire o da non dire. Che certe cose non andrebbero pensate, figuriamoci dette. Per dirle poi, perché i pensieri si trasformino in parole, bisogna che le parole arrivino al momento giusto. Non dopo. Quando il non dire è importante le parole si formano a migliaia nella sua testa, pressano per uscire, le sente nitide e pronte a costruire catene perfette di logica. Quando invece occorre spiegare - svolgere, distendere, o anche chiarire, farsi capire, fare capire - allora le parole si staccano alla rinfusa dal luogo dove sono nascoste (ma poi, chi ce le ha messe, lì?), sciamano via, frullano lontano come queste rondini, gioiose e garrule, o come piccole ombre separate dal corpo che le proiettava. Inutili.

Il muso bianco di un gatto si affaccia sul muretto del giardino, Poi spicca un salto deciso, con il corpo teso verso l’alto. Vorrebbe acciuffare una rondine? Stolto! Ricade sui quattro piedi con un piccolo tonfo, si volta a guardarla e strizza gli occhi a fessura. La donna si avvicina, l’accarezza. Il pelo è morbido, sembra un piumino. Perché pensa a qualcosa di sensuale, ora? È un ricordo che affiora, una storia. Sì, ecco, un racconto erotico di Vargas Llosa, dove c’era una donna a letto con tutti quei gattini bianchi. Un pensiero stupido in questa sera di maggio, così trasparente e fresca. Un pensiero di cui vergognarsi, e la vergogna fa fuggire le parole È tempo di rientrare, ormai. Tra poco arriverà suo marito, e le darà un bacio lieve. Un bacio fraterno, ma posato sulle labbra per ricordare quello che c’è stato. 

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Lavinia ha votato il racconto

Esordiente

(anche a me capita lo stesso: quando occorre dire, le frasi sfarinano in soqquadri di parole, caos. quando non occorre, invece... arringhe ciceroniane)Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

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Loretta 68 ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Quanta nostalgia e bellezza nella nostra lingua e nelle tue parole.Segnala il commento

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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

Le parole preparano alla tenerezza e inducono all'azione: ma è così difficile agire in un mondo che mette a disposizione tutto, in ogni momento, e a cui sfugge completamente il senso di qualcosa di umano. Allora ci ritraiamo, diventiamo -ma lo siamo sempre stati- contemplativi (l'agapanto, il volo delle rondini, il cielo indaco, l'afflato lirico). E' arduo stabilire quale passo preceda l'altro, ed è una delle meraviglie di questo racconto (che è insieme meditazione e narrativa, e uno stadio diverso della poesia) in cui tutto è legato, con naturalezza, e in un niente sorvoliamo cinquant'anni, e la maestra diventa contemporanea rispetto alla vita informatizzata di oggi, al soffritto bruciato. Così è la nostra mente, il nostro cuore. La paura che le parole -uniche nostre alleate- possano sfuggirci, e di poterle trattenere soltanto quando non servono più, il declino cognitivo come possibile minaccia, tutto questo trova spazio in poco più di cinquemila battute, cinquemila piccole azioni delle nostre dita. Dico nostre perché mi sarebbe piaciuto scriverlo, questo racconto, incantato come sono dalla delicatezza con la quale si umanizza il gatto (i suoi cinque piedi), gatto che poi diventa metafora erotica, fino a quel bacio fraterno, tremendo e indimenticabile, che parla a chiunque abbia abbastanza esperienza della vita e dell'amore.Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Leggerezza e profondità, che scavano sia in verticale che orizzontale, stracciando il lato superfluo dell'apparenza, per mostrarci la consistenza trasversale della bellezza.Segnala il commento

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albertoferro ha votato il racconto

Esordiente

Bello, bello, bello!Segnala il commento

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Esmeralda ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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abramo ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto delicato e intenso.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

MeravigliosoSegnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Vorrei mutare una frase del racconto "Poco è il tempo che ci resta per scegliere quello che c’è da dire o da non dire." Un monito da cui nessuno può sfuggire. Ma c'è tanto ancora... profondità e leggerezza. Complimenti! Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Bello. La frase finale è scritta con vera maestria :)Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente
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M.D.P. ha votato il racconto

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Helmwige ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Meraviglioso, nient'altro da aggiungere. Davvero complimenti!Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Gran racconto che sposa la tua precedente pubblicazione cambiandole forma, ma non privandola di poesia. Hai delineato un bel personaggio, come tutte le altre donne dei tuoi racconti, donne vere, che fanno i conti con la vita. Non dico uno dei tuoi migliori, perché non saprei scegliere fra i tanti, ma forse lo è.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Splendido!Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Bello. Molto bello. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Parola e senso che scivolano parlando all'intimo.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

questo parlar delle parole mi ha ricordato un altro tuo racconto, La morte e il pettirosso, e anche lì c'era una maestra, una famiglia, un gatto, un uccello, ed evidentemente non parli solo di parole, e comunque sai ricamarle a punto croce con fine precisione, e qui insieme al filo ci hai infilato del magico timore e del finto pudore. [banali impressioni, di una che a volte brucia soffritti]Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Scrittore

Non ci sono pensieri di cui aver vergogna, c'è la bellezza. Quello che scrivi è bello!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ha un suono simile al violoncello questo racconto, lo si può ascoltare ed è divino ma anche struggente e intenso, seduce perché dentro c’è prima di tutto vita intelligenza talento e profondità e tu continui a suonare le emozioni tra passato e presente con tocchi leggeri e cupi; poi il suono si interrompe nel finale e il violoncello sembra rimanere accantonato in un angolo. L’Agapanto il micio le rondini e la sera. E quel solito bacio lieve e ormai fraterno. Eh sì veramente molto bello.Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

La garrula cena. Stavolta Pascoli il mio preferito penso. Si intuisce una sensibilità trattenuta in qualche modo. Una sensualità subilimata. In diritto le parole creano la realtà. Tu dici si e crei il matrimonio. Questa è la forza performativa delle formule che non sono altro che parole. Va be. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Meravigliosa scrittura x un soggetto doloroso :)Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

qui è bruciato tutto :-)… grande Silvia, e grande non è aggettivo adeguato, lo so🎈Segnala il commento

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antoebasta ha votato il racconto

Esordiente

Un esempio di vera Letteratura. Silvia migliori ogni giorno. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Un pezzo difficile da scrivere ma tu lo fai diventare sempliceSegnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

IntensoSegnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

È che rendi tutto così semplice, senza ostentare, a portata...che uno pensa, cosa ci vuole, da oggi scrivo anche io. Eh sì, scrivi dai... :-) E' anche qui che risiede la grandezza, la statura. Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Quando c'è la classe ci sono infiniti modi di parlarne. Morbido e commovente.Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Mi posso solo associare ai commenti che tra l'altro hai ispirato tu e sono un rigurgito di emozione con un finale di ammirazione e gratitudine. Aggiungo solo che mi sembri tornata la Silvia che mi piace tanto quella che assorbe che distribuisce che ci strimpella le corde che fa murales la notte e la mattina va a fare la spesa...[inchino]Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

"Le parole tra noi leggere", il primo pensiero evocato da questo narrare lieve, che tuttavia scava in quei sentimenti che, come specie, ci appartengono, eppure troppo spesso finiscono imprigionati in uno scrollarsi delle spalle o in sorvolo di empatia. Bello ritrovarsi, come accade con le cose buone e come succede con la vera letteratura, che talvolta aiuta a sentirsi migliori. Grazie di cuore.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Ciò che c'è di maggiormente notevole in questo racconto non è soltanto lo stile raffinato - ricco e semplice insieme (e che mi ha ricordato Tolstoj) - unito al tono dolce e a tratti dimesso della narrazione. C'è in più un elemento raro e potente, vale a dire il grado di coscienza dello stato delle cose nel mondo che si riflette nello smarrimento esistenziale (e anche biologico, credo) della protagonista, testimone e incarnazione del disastro generale. Vale la pena di leggerlo più volte fino al finale dove, in un lampo, compare in forma umana (il marito e quel bacio tremendo) il destino a cui non si sfugge quando, appunto, di nuovo si fa sera su noi e su tutto. Un esempio di autentica arte letteraria. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Il cuore mi batte all'impazzata e ho dovuto fermarmi a spannare gli occhi. Non riesco a chiudere la valvola: ogni frase è affondata nell'anima e ne ha spremuto i sensi. Hai scritto tanti brani importanti, ma questo è davvero un capolavoro. La dissoluzione del pensiero, gli sfregi alla vita, il cinismo imperante, la disumanizzazione globale, la perdita di controllo di sé, il declino mentale in poco più di cinque mila battute. Bisogna averne di talento per riuscire a tanto. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

La tua sensibilità e delicatezza stonano di questi tempi. Eppure sono un approdo, Silvia, per tutti quelli che non si abbandonano alla rassegnazione di un mondo con sfumature di bontà, bello, buon gusto e umanità. Complimenti!Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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