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Romance

CHE FAI, VIENI? (Parte 1)

Pubblicato il 09/08/2017

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No, aspetta un attimo: così non va. Tu mi sorridi in questo modo ed io mi scordo completamente le parole, l’hai dimenticato?

E, dopotutto, forse una lettera te la saresti potuta anche aspettare.

O forse no.

Io, che amo tanto scrivere e che così raramente permetto a qualcuno di accedere a quanto imprimo su carta – che si tratti di un documento salvato su di una cartella nel pc, in attesa di essere stampato e conservato, oppure di un foglio strappato da quel quaderno di brutta che custodisco gelosamente tra i tanti libri sulla scrivania – quello poco importa.

Stavolta, però, ho deciso di affidarti queste mie parole e, con loro, tutti i desideri e la vita che si portano appresso. È un viaggio che voglio fare all’interno di ciò che più mi appartiene e non c’è posto migliore in cui io possa immaginare di portarti con me.

Che fai, vieni?

Dammi la mano, aggrappati a me.

No, tranquilla: non pensare a cosa dovrai portare. Ho già provveduto io a tutto quanto, non ti devi scomodare. Non ti mancherà nulla. Non ci mancherà nulla.

Ed avrai – avremo – tutto.

Sì, scusa. È che da qualche tempo ormai tendo a parlare al plurale, a pensare per due. A cercarti anche quando sei fisicamente distante, ad immortalare certi istanti come se poi, raccontandoteli, potessi riviverli con te. A voltarmi ogni volta in cui il mio sguardo incrocia un particolare che, ne sono certa, rapirebbe anche il tuo. Perché siamo simili e questo mondo, attraverso i tuoi occhi, mi appare perfino migliore.

Sei le sfumature più vivaci di tutte quelle giornate che mi si presentano euforiche, capaci di una gioia tanto palpabile ed immediata. E, nel contempo, mi emoziona così tanto notare come tu sappia essere il bianco ed il nero, con tutte le tonalità che ruotano loro attorno, in giorni più cupi. La tua presenza mi risolleva, non mi permette di schiantarmi al suolo. Tanto che ti regalerei il coraggio più timoroso che ho, quello più mio. Quello più vero.

Addormentiamoci, ora, che si sta facendo tardi e i sogni così belli non aspettano.

Partiamo.

Ti scrivo che è notte fonda, il mio momento migliore. Dopo di te, ovviamente.

Attorno tutto è buio e silenzioso, ma io non ho paura: ho imparato a volare più in alto.

Ho dimenticato la tapparella alzata e lascio che uno sguardo, di sfuggita, finisca fuori dalla finestra. Quanti sogni ho visto passare di lì. Quante occasioni, indecisioni, preoccupazioni hanno varcato quella soglia. E quante stelle ferme, nel cielo, quasi fossero lì apposta per vegliare su di me.

A quante di loro ho affidato le mie paure più profonde, l’ansia di non riuscire a farcela. E la convinzione – quella testarda convinzione che non mi abbandona mai e che mi spinge a perseverare – di esserne in grado. Di poterci riuscire.

Quante volte ce l’ho fatta.

È notte fonda e questa stanza sa ancora di te.

Fino a poche ore fa eri qui, sdraiata al mio fianco, abbandonata in noi, e nella quotidianità di quegli attimi condivisi ho trovato le risposte che non ho mai cessato di andare cercando.

Sei entrata nella mia vita furtivamente, abbattendo ogni barriera ancor prima che io me ne potessi capacitare. Ti guardavo e mi fidavo già ciecamente di quella tua imprescindibile sincerità. E non ho mai smesso di chiedermi come, due occhi piombati così, improvvisamente, nella mia routine, potessero rendermi tanto sicura. Come riuscissero a spogliarmi di ogni angoscia che mi rubava il sonno ed il sorriso.

Ti sei precipitata in tutto ciò che credevo appartenermi e che, passo dopo passo, non ho esitato a condividere con te. Con te che sei stata, sin dal primo giorno – ammesso che sia possibile stabilire un principio a tutto questo – un’immagine nitida di ciò di cui ho bisogno.

Tu, che mi hai rapita con il tuo silenzio disarmante ed inspiegabilmente rumoroso in me. Tu, che nel frastuono di una tale quiete mi hai parlato tanto e, altrettanto, di me ti sei presa.

Sei stata un lampo di serenità, un appuntamento che non ho declinato: uno di quelli per cui non sei preparata, ma che col tempo capisci fosse insito in te. Un rendez-vous con il destino, capace di stravolgere tutti i piani e farti sentire così: felice. Straordinariamente felice nel caos di pensieri e progetti che ti stupiscono, per quanto ti appartengano.

È notte fonda e già mi manchi.

Sei il mio compromesso ideale. Sì, proprio tu.

E so che adesso vorresti solo abbracciarmi e perderti in tale conforto, perché tu spesso mi parli così. Ed è di una spontaneità e bellezza tanto disarmanti quanto inaspettate, purché sperate. Tuttavia, stavolta, temo dovrai aspettare ancora un poco. Abbi pazienza: poi mi potrai stringere a te quanto desidererai. E non lasciarmi più.

Dai un senso alla mia libertà e non mi privi mai di quegli attimi che – tu lo sai bene – talvolta tengo per me. Quelli che non ho mai saputo riservare a qualcuno che non fossi io e nei quali ti sei fatta spazio, passeggiando indisturbata per le strade dismesse che ti hanno condotta fino a me.

Ricordo come fosse ieri il tuo sorriso stagliarsi nei miei pensieri distratti di quelle giornate fredde e monotone che trascorrevano tutte uguali; la tua presenza farsi sempre più tangibile tra questo e quell’impegno; la tua voce rassicurante che non mi ha mai permesso di toccare il fondo.

Quando sei arrivata per restare io non potevo sapere per quanto ti saresti fermata. Per non sbagliare ho apparecchiato la mia vita ed ho lasciato che ti accomodassi, che sistemassi quello che portavi con te e ti sentissi a casa.

Sei giunta fino a qui carica del tuo passato, delle tue speranze e dell’imprevedibilità del futuro. Inconsapevole del fatto che ti avrebbe condotta tra le mie braccia. Che un giorno, non troppo lontano da allora, avresti aperto gli occhi e mi avresti trovata accanto, mentre io, già sveglia da un po’, mi perdevo guardandoti.

Guardandoti e ripetendomi quanto fossi fortunata ad averti incontrata. E quanto brave fossimo state ad esserci tenute. Ad avere avuto il coraggio di non allentare mai la presa, anche – e soprattutto – di fronte agli imprevisti della vita, agli ostacoli, alle difficoltà.

Ed ora, a distanza di qualche mese, posso affermare che non vorrei mai essere altrove, che sei il mio punto di incontro. Il mio posto giusto, il mio tempo perfetto.

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di Elisa Ravasio

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