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Non-fiction

Chi decide quindi? P.1

Di Please Be My Therapist - Editato da Vanessa Martinoli
Pubblicato il 16/07/2021

Vorrei sapere chi ti dice che l’asticella del compromesso si sta piegando e quando è il momento di smetterla di accettare cose che non vorresti solo per far felice l’altro. Parte 1

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Ad Anna non piace decidere e piuttosto che farlo finisce per fare qualcosa che le fa paura, come guidare in autostrada. “Cosa vuoi mangiare?” “Va bene tutto, decidi tu”, ma non è vero, perché a pranzo non vuoi la pasta, non vanno bene gli spinaci perché li hai mangiati già ieri e il riso è meglio di no. Ma va bene tutto, è uguale.

Per me non è mai tutto uguale e non va bene tutto, voglio esattamente una cosa da mangiare e se si decide di mangiarne un’altra io mi arrabbio dentro. Mi hanno insegnato a non essere prepotente, ma non mi hanno detto che non potevo dimostrarmi contrariata tutto il tempo seguente, quando qualcun altro prende una decisione che viene poi automaticamente estesa su di me. È molto educato e rispettoso non imporre sempre le proprie decisioni sugli altri, perché altrimenti il mondo sarebbe al contrario e chi approva o respinge il DDL Zan sarebbero dei bambini che fanno i capricci, con a capo un bambino un po’ più prepotente che decide per tutti, senza pensare di creare disagio negli altri.

Ci sono delle circostanze in cui è meglio tacere e, se sei adulto, sai che non puoi trascinare gli altri in un ristorante che ti piace, soprattutto se sei al matrimonio di un amico e se la festa piace a tutti e tu invece vorresti abbassare la musica, o peggio, andare a casa, sai che devi stringere i denti e dire che “è il vostro giorno, facciamo tutto quello che volete”.

Fare tutto quello che voglio è spesso ciò che vorrei, mentre risultare una piaga lamentosa, o una nazista, è quello che desidero di meno, ma è inevitabile, perché le due cose vanno a braccetto.

A tutte le età della mia vita ho sempre pensato che se in quel momento la pensavo così, se in quel momento mi piaceva quella persona e volevo indossare solo quei jeans, nulla sarebbe cambiato negli anni e adesso succede la stessa cosa: penso che vorrò per sempre fare quello che voglio, mai sarà diverso, tranne che adesso mi vergogno a pensarlo, perché ho paura che sia vero.

L’altro giorno mio fratello adolescente ha detto che voleva rifarsi l’armadio e che i vestiti che avrebbe comprato li avrebbe tenuti per sempre, perché ormai, a 17 anni, aveva capito i suoi gusti in campo di moda ed era certo che sarebbero stati eterni. Io l’ho ascoltato e non gli ho detto che non era vero, perché si cambia idea ogni giorno, soprattutto se appartieni alla nostra famiglia. E nonostante io possa sottoscrivere e firmare un documento dove dichiaro che i vestiti che comprerà domani da H&M, al massimo tra un anno, li odierà (probabilmente anche perché si sono disintegrati), quando si tratta di me penso le stesse cose che crede lui. Io sarò così per sempre e sebbene ne abbia davanti la prova lampante del contrario -prima indossavo dei pantaloncini di jeans che entravano tutti nelle chiappe e mi beccavo la candida a sedermi in metro, ora non scopro le ginocchia da tre anni- continuo a crederlo.

Eppure, penso che vorrò sempre fare quello che voglio e che rimarrò arrabbiata un bel po’ se non succede. Sto mettendo sullo stesso piano degli shorts di jeans e la mia volontà innata di impormi su tutti e l’inevitabile conseguenza a far rimanere male tutti intorno a me.

C’è una parola che mi tormenta e che sembra essere la soluzione per molti problemi della vita adulta, è una parola che io non voglio accettare, ma che mi capita di utilizzare, perché è proprio per questo che gli adulti la amano, perché è un modo per dire che le cose sono andate così, è stato deciso e chiamare in questo modo i figli di alcune decisioni legittima la scelta presa, fa stare il piatto della bilancia in perfetto equilibrio. Un equilibrio totalmente apparente perché i compromessi sono una stupidaggine. La parola tremenda è compromesso. Questo concetto ha tantissime definizioni e più le leggo su internet, più avvaloro la mia tesi.

Il termine deriva dal latino e significa promesso insieme, perché puoi fare un compromesso con te stesso, ma di solito lo fai con qualcun altro e spesso nessuno dei due è contento del risultato perché bisogna aggiungere che ci siamo promessi insieme che rinunciamo entrambi a quello che vogliamo e in cambio otteniamo un millesimo di ciò che desideriamo. Si fanno i compromessi quando si sta insieme, quando si ha degli amici, gli unici che non devono farli sono gli eremiti, che di problemi proprio non ne hanno.

Mi fa molto ridere e piangere, insieme, che un altro significato del termine, quando deriva dal francese, indica una persona in pericolo, danneggiata, quando un organo del corpo è compromesso infatti non è più efficiente e magari stai morendo.

Quello che deduco io è che i compromessi ti compromettono, ma senza compromessi non hai chance di avere alcuna relazione funzionante. 

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La parola tremenda è compromesso. Questo concetto ha tantissime definizioni e più le leggo su internet, più avvaloro la mia tesi. Il termine deriva dal latino e significa promesso insieme, perché puoi fare un compromesso con te stesso, ma di solito lo fai con qualcun altro e spesso nessuno dei due è contento del risultato perché bisogna aggiungere che ci siamo promessi insieme che rinunciamo entrambi a quello che vogliamo e in cambio otteniamo un millesimo di ciò che desideriamo. Si fanno i compromessi quando si sta insieme, quando si ha degli amici, gli unici che non devono farli sono gli eremiti, che di problemi proprio non ne hanno. Mi fa molto ridere e piangere, insieme, che un altro significato del termine, quando deriva dal francese, indica una persona in pericolo, danneggiata, quando un organo del corpo è compromesso infatti non è più efficiente e magari stai morendo. Quello che deduco io è che i compromessi ti compromettono, ma senza compromessi non hai chance di avere alcuna relazione funzionante. Segnala il commento

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