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Noir

Chi non beve in compagnia o è un ladro o è una spia

Pubblicato il 24/11/2022

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In fondo al vicolo, l’insegna rossa del BlackMamba lampeggiava. Una striscia di cielo simile a una lastra di piombo spiccava in alto, tra i palazzi spenti.

Era inverno. Le pozzanghere erano ghiacciate, dai tombini serpeggiavano nubi di vapore.

Alzai il bavero del cappotto, affondai le mani nelle tasche e mi incamminai. Quel luogo era più buio di un pozzo. A malapena si scorgevano degli uomini a ridosso dei muri, immobili e quasi muti, il brillio di qualche sigaretta. Davanti alle serrande dei garage giacevano mucchi di immondizie.

Era davvero una fogna. Una fogna gelida.

Spinsi la porta ed entrai nel locale. Una cappa di fumo aleggiava nella sala silenziosa. Un avventore solitario ciondolava ubriaco su uno sgabello reggendosi al bancone del bar. L’orologio, fissato alla parete, segnava le tre e trenta del mattino.

Jack e Bob erano già seduti al tavolo.

“Pensavamo che il capo non ti avesse convocato” disse Bob accendendosi una sigaretta.

“Già, credevamo che avesse dei sospetti solo su di noi” specificò Jack. “E invece” concluse compiaciuto.

Mi sfilai il cappotto e mi sedetti con loro.

“Perché, io chi sono?” dissi in tono irridente.

Jack sorrise malizioso. Bob lo guardò di sbieco.

“Cerchiamo di capire chi dei tre è lo stronzo” disse Jack venendo subito al nocciolo della questione, protendendosi in avanti.

I capelli gli stavano appiccicati sulle tempie, nemmeno fossero incollati. Aveva un occhio di vetro.

Fissando quello buono, dissi: “Sembra che tu un’idea te la sia già fatta.”

Lui sostenne il mio sguardo. Forse credeva che lo avrei distolto per primo. Ma io, attento a non tradire il linguaggio del corpo, sapevo quanto fosse importante per non farmi scoprire.

Jack infine distese le labbra in un sorriso sarcastico, poi si voltò verso il bancone: “Ehi, testa di cazzo, portaci tre birre.”

Il barista, un ciccione taciturno, spillò le pinte e senza battere ciglio ce le portò al tavolo.

“Sta di fatto,” riprese Bob, “che dobbiamo dire al capo cos’è successo.”

“Semplice,” dissi.

Bob fece un lungo tiro di sigaretta. Jack mi guardava da sopra la pinta con il suo unico occhio, mentre sorseggiava la birra con calma.

Mi presi altro tempo.

Mai avere fretta di finire. Questa era un’altra regola.

“Parla, cazzo” sibilò impaziente Bob. Il suo cranio calvo era imperlato di sudore.

Jack posò la pinta sul tavolo, un velo di schiuma sulle labbra compresse. Lui non sembrava avesse fretta di ascoltare la mia versione.

In fondo nessuno aveva le prove. Non c’era modo di risalire a me, ne ero sicuro.

Puntai i gomiti sul tavolo e intrecciai le mani. “Tutti e tre abbiamo le chiavi della cassaforte. Giusto? (Bob soltanto annuì) Telecamere non ce ne sono. Chiunque di noi può essere stato. Io… dico che è uno di voi due.”

Bob picchiò il pugno sul tavolo. “Maledizione, Martin! Come ti permetti! Per me… per me sei stato tu!” Tirò nervoso dalla sigaretta e quando si accorse di essere arrivato al filtro, lanciò il mozzicone a terra e ne accese subito un’altra.

Jack sogghignò.

“Sei un gran figlio di puttana, Martin.”

Bob annuì soddisfatto con le labbra accostate al bicchiere.

Certo. Potevo anche essere un figlio di puttana, come diceva Jack, ma almeno le vecchiette non le derubavo. Io obbedivo a un codice d’onore diverso dal loro.

“Non capisco perché vi state scaldando tanto” dissi.

“Sei stato tu a uscire per ultimo” proruppe Jack.

“Sì, proprio così” ricantò Bob, “sei stato tu a uscire per ultimo.”

Tranquillo, replicai che ciò non dimostrava nulla.

“Come!” esclamò Bob.

La mano di Jack si allungò posandosi sul braccio muscoloso dell’altro.

“Su questo ha ragione,” disse Jack.

“Che cazzo dici?” gli disse l’altro, paonazzo in volto.

Jack trangugiò una lunga sorsata di birra, con grandi sussulti del pomo d’adamo. Bob lo imitò.

“In ogni caso,” concluse Jack alzandosi, dopo aver posato la pinta vuota sul tavolo, “dobbiamo far saltar fuori quei soldi. Non credi, Martin?”

“Certo,” dissi allontanando lentamente la sedia e sollevandomi a mia volta in piedi.

Bob vuotò il bicchiere.

Infilai il cappotto e presi a camminare in direzione della porta. Afferrai la maniglia, l’abbassai. La voce di Jack risuonò alle mie spalle.

“Martin.”

Mi voltai.

Lui accennò al tavolo.

“La tua birra. Non ne hai bevuta nemmeno un sorso.”

Collegai subito la sua allusione al significato di uno stupido proverbio. Trasalii dentro, ma non lo detti a vedere.

“È tutta vostra” risposi. E con calma uscii.

Poco dopo, nascosto in una nicchia buia del vicolo, li scorsi passare.

“Come facciamo con quei maledetti soldi?” domandava Bob.

“Domani andiamo dal capo e gli diciamo la verità.”

“Quale verità?”

“Lascia perdere, sei solo un idiota!”

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Commenti degli utenti

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Rubrus ha votato il racconto

Esordiente

L'atmosfera hard boiled emerge; lo svolgimento non è forse altrettanto cristallino, ma forse sono io che non sono abbastanza sveglio, anche se la mia idea me la sono fatta.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di Marco Patruno

Esordiente
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