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Non-fiction

Chiamarsi Ciro

Pubblicato il 14/09/2020

La dignità non và chiesta, và garantita. 2020 vs 1920, la solita brutta storia.

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A Ciro piace il cazzo.

Ciro adora mettere le gonne, fasciarsi le gambe di nylon, indossare i tacchi dodici. A Ciro piacciono le parrucche, le piume e i boa pitonati.

A Ciro piace il rossetto rosso, di un rosso volgare; gli piace specchiarsi nudo col membro nascosto tra le cosce, gli piace il fard. Gli piace il mascara. Gli piacciono gli amplessi brutali e quelli pieni di languore, gli piace non legarsi anche se sogna il grande amore.

Ciro esce ogni mattina col suo completo, và a lavorare tra lo stress e le vecchie carampane, passa davanti agli studenti dei licei, cammina tra i "normali", lui, femminiello di periferia.

Ciro è un frocio, un invertito, un ricchione, "uno di quelli lì", un gay, una drag che la sera si sente una star.

Ciro si droga. Si cala una pastiglia, fuma l'erba, mangia una palletta d'oppio, scioglie la roba sul cucchiaino. E allora? Ogni tanto beve pure. E ogni tanto spaccia.

E chi è che lo giudica? Uomini sposati che la sera vanno a prostitute o che se la fanno con la collega, con la vicina, con l'amichetto. Uomini che la sera si trangugiano liquami e vomitano sentenze. Preti col "vizietto", donne borghesi. Nonne fasciste. Ecco chi lo giudica: il rifiuto morale e residuato di una coscienza esclusiva e la palese incompetenza emotiva frutto di un consumismo relazionale sfrenato basato sull'apparenza, sul "chissà gli altri cosa pensano", sul chissenefrega, avanti il prossimo; uomini morti che rifiutano la grande tristezza implicita nell'evento di nascere tali, la responsabile scelta del rispetto consapevole e sicuro di sé, appagato in sé, dell'accettazione di ciò che non è "io" in un mondo in cui la rappresentazione è più importante della volontà e il cui contenitore finisce per essere il contenuto (la bottiglia di Coca-Cola conta più del liquido al suo interno).

Ciro vuol dimenticare l'odio che lo circonda, Ciro vorrebbe non aver preso tante botte in vita sua. Ciro vorrebbe l'amore e l'armonia nella sua famiglia, vorrebbe guardare suo padre in faccia senza provare vergogna o scontrarsi col Suo rancore.

Ciro è contro natura, non sarà accolto dalla grazia divina, Ciro è infetto; è l'infezione; è il contagio.

Ciro è di nuovo in ospedale, questa volta gli hanno spezzato un braccio.

L'altra volta hanno provato a rapinarlo, l'affare è stato una coltellata in cambio di poche decine di valuta.

Ciro vive una vita ingiusta, la sua dignità sta in piedi quanto il suo anonimato. Ciro. Che ha fatto di sbagliato, Ciro?

Forse non dice il Vangelo "scagli la prima pietra chi è senza peccato"?

Bene, lapidate Ciro, lapidiamo Ciro. Però prima tocca farsi due conti. Quante volte abbiamo mentito a noi stessi?

Quante volte abbiamo rinunciato per paura dell'opinione altrui?

Chi siamo "noi" e perché dovrebbe esistere un "loro"?

Ciro ha violato qualche legge? Processiamolo, la civiltà dovrebbe andare di pari passo all'esercizio del diritto.

Eppure... Ora sta lì, nuovamente umiliato; sul gesso quattro firme, sul soffitto un paio di zanzare. Lacrime di silenzio nella notte solitaria; voglia di disentegrarsi e svanire come polvere magica per sempre nel paese della felicità.

Domani, invece, dovrà uscire e ricominciare. Intanto il mondo continuerà a discutere e far trillare sveglie. Andrà avanti senza carità e compassione, come ha sempre fatto; alla tv si parlerà di un calciatore con compensi milionari che si schiera con la famiglia tradizionale, di un politico che grida "prima gli italiani", di un qualche fenomeno metereologico, delle nozze Reali.

Di storie senza senso come uscire e ricominciare, ricominciare sempre, daccapo.

Sopravvivete!

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Mi trovo d'accordo con Graograman. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Il tema merita qualcosa di più profondo dell' "in fondo cosa ha fatto" e "i moralisti sono tutti repressi". Troppo cliché.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Condivisibile, assolutamente. Scrittura molto diretta, adeguata al soggetto. Bravo!Segnala il commento

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Laure h ha votato il racconto

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Secondo me raccontare Ciro Dice già tutto, e lo dice in modo inequivocabile e chiaro. Forse avrei evitato la digressione/riflessione da "e chi è che lo giudica" fino alla parentesi della cocacola; o forse alleggerirei quella parte. Naturalmente è il mio personale punto di vista. Per il resto apprezzo che si affronti il tema e si 'denuncino' l.ipocrisia e il "consumismo relazionale sfrenato" Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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gordon comstock ha votato il racconto

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marcello luberti ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Formidabile:sentimenti, coraggio, denunce, lotte avrebbero sempre bisogno di voci cosí Senza cazzi di violini suonati alla TV, perdoni, melasse e riaffila coltello di CAZZONIPOCRITI Mi inchino anche per stile, tecnica e quant'altro, ciao mille di questeSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Non è inutile il tuo scritto anziSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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un brano rap.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bravo, condivido parola per parola. Cento anni passati invano, che tristezza. (ti segnalo di nuovo il và)Segnala il commento

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domizianc ha votato il racconto

Esordiente

Domanda. Hai studiato filosofia? "Uomini morti che rifiutano la grande tristezza implicita nell'evento di nascere tali". Molto belloSegnala il commento

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di FilippoDiLella

Esordiente