Medicinale analgesico solitamente in supposte impiegato per curare la Chenesatosi, patologia di carattere autoimmune che induce le cellule di determinate parti del corpo a svolgere il lavoro di altre cellule, spesso molto distanti tra loro, producendo escrescenze fastidiose e talvolta dolorose. La somministrazione, dato il decorso della malattia, può risultare difficoltosa.

Dott. Muttaburra, dal Catalogo di Malattie e Rimedi che dovreste conoscere.

Il 27 luglio avvenne un fatto stranissimo. Antonio Giusto si svegliò presto e rabbrividì senza motivo, come ormai capitava sempre più spesso, senza che sapesse mai spiegarsi il perché. Si stiracchiò, scese dal letto e andò in bagno, per poter espletare le sue funzioni e sciacquarsi il viso come ogni mattina.

Nella penombra della stanza gli parve di scorgere, nello specchio, una protuberanza insolita, eppure molto familiare. Insospettito da un considerevole peso sul naso, accese la luce e balzò all’indietro. Sul suo volto non c’era traccia del naso, ma una diversa proboscide, il cui legittimo collocamento avrebbe dovuto essere considerevolmente più in basso, troneggiava dal centro del suo viso.

Antonio espirò, scioccato. Se lo strinse con entrambe le mani, per essere sicuro di non avere le traveggole.

Doveva fare qualcosa. E al più presto. Doveva nasconderlo! Stava per afferrare una sciarpa, quando sentì il bisogno di urinare.

Senza sapere esattamente cosa stesse facendo, si sbottonò i pantaloni e urlò di nuovo.

Tutto sommato era un sollievo vedere che il suo naso non se n’era andato a spasso per la città come in un vecchio racconto che aveva letto qualche tempo prima. Aveva solo deciso di andare a spasso per il suo corpo, fermandosi… be’, là sotto. Istintivamente urinò, e due fiotti gialli scaturirono dalle narici, solleticandogli le ciglia e facendolo starnutire, sporcando pavimento e gabinetto con i suoi tiepidi effluvi. Si sorprese di sentire un vago odore di noccioline e una certa salinità: forse le funzioni originali dei due organi non erano del tutto scomparse, c’era ancora la possibilità di un trapianto, per quanto disperata. Un chirurgo avrebbe potuto guarirlo dalla sua condizione? Decise di documentarsi sulla sua inconsueta deformità.

Navigò tra le gelide acque della rete finché, esausto, non incappò in un paio di parole che non aveva mai sentito prima. Lesse febbrilmente le definizioni, avvertendo una pulsazione fastidiosa in prossimità del suo nuovo naso. Sembrava essere affetto da Chenesatosi, una malattia autoimmune, e l’unica cosa che avrebbe potuto curarlo era un medicinale chiamato Chiffero. Bene! Sarebbe corso subito in farmacia.

Mentre aspettava il suo turno, con un fazzoletto legato intorno alla bocca e al naso, o almeno, a quella parte del suo corpo che pensava di essere il suo naso, Antonio impiegò il suo tempo a convincere gli anziani in fila con lui in farmacia di non essere un rapinatore da quattro soldi, ma di avere un fortissimo raffreddore e di voler evitare di contagiare tutti loro.

Ci manca solo che questa disgrazia sia contagiosa.

La vera disgrazia, però, era la commessa della farmacia. Antonio non aveva mai visto una ragazza così bella, e mai come allora avrebbe desiderato il contrario. Si portò una mano al volto, nella speranza di contenere il suo ribelle compare:

- Mi serv-eh…

- Ssssiii?

- Coff… Miserveilchifferosubitoperfavoreh...

- Un momentoo.

Quando la ragazza, dopo avergli sorriso, gli voltò le spalle e si chinò per prendere la scatola da sotto il bancone, Antonio credette di non farcela.

Sull’etichetta mezza strappata erano stampati il nome del Dott. Muttaburra e le istruzioni. Assunzione quotidiana, ricalibrerà le cellule e le convincerà a svolgere le proprie mansioni invece di quelle altrui, come appunto stava accadendo nel suo corpo al momento. Il medicinale era confezionato in forma di supposte. Sul bugiardino c’era scritto analgesico, il che non lasciava alcun dubbio sulla modalità di assunzione. In fondo al foglietto, una nota in rosso suggeriva di assumerlo il più in fretta possibile, prima che la Chenesatosi si aggravasse e rendesse difficoltosa la somministrazione. Perché mettere una supposta dovrebbe essere difficile? Si tirò giù i pantaloni e tentò l’inserimento del medicinale, senza successo. Provò più volte, con tutte le sue forze fino a farsi lacrimare gli occhi. Ad un certo punto emise un peto tanto fragoroso da lasciarlo sconvolto e senza fiato.

Inspirò profondamente e, pregando di sbagliarsi, guardò sotto l’ascella.