Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

CI VUOLE ESPERIENZA

Pubblicato il 10/09/2017

Vogliono esperienza... esperienza, sempre la stessa storia.

23 Visualizzazioni
9 Voti

Davide entrò in cucina, lo sguardo fisso sul cellulare che aveva in mano. Sua madre stava stirando appoggiata sul tavolo con il televisore acceso. Nell'aria l'odore di fritto delle melanzane che aveva cucinato per cena.

– Ehi mà, domani è domenica – le disse infilando il telefono in tasca e buttandosi sul divano.

– Questo lo so – rispose sua madre senza smettere di spostare lo sguardo dal tavolo alla televisione.

– Dai mà... non farti pregare.

– Non voglio che mi preghi; lo sai cosa voglio – aveva appoggiato il ferro e stava piegando una maglia.

– E cosa credi? Che non lo voglio anch'io? Ieri sono stato in giro tutto il giorno. Vogliono esperienza... esperienza, sempre la stessa storia. Ma se questa esperienza non me la fanno fare come posso avercela? – Aveva acceso una sigaretta e si era alzato in piedi cominciando a passeggiare avanti e indietro.

– Tu sei andato nelle fabbriche, ma c'è anche il lavoro in campagna; lì non fanno tanto i difficili.

– Stai scherzando? – disse girandosi verso sua madre come se lo avesse morso sul collo. – Lì ti fanno sputare sangue per cinque euro all'ora. Mi ci vedi? A lavorare insieme a rumeni e macedoni? Eh? Dillo... mi ci vedi? Quel lavoro lì va giusto bene per gente come quella – le si era avvicinato e le parlava a pochi centimetri dalla faccia.

– Non ti scaldare tanto – rispose continuando a stirare per nulla intimorita – intanto ti guadagneresti almeno i soldi per le sigarette e quelli che sprechi tutte le domeniche, invece di mangiarti mezza la mia pensione.

– Mezza pensione?! Ma se mi fai sempre l'elemosina! Quando esco sono il più disperato di tutti, devo sempre contare le monete che ho in tasca per fare ogni cosa. E poi, se non sbaglio, tu prendi la pensione che era di papà. Se andassimo a vedere, quella per metà è mia. Lui non avrebbe voluto che te la prendessi tutta tu... lui mi voleva bene... – incrinò la voce accennando un inizio di pianto.

– La pensione di tuo padre spetta a me. Per intero. E d'ora in avanti non ti do più un centesimo da sprecare alla domenica. Così magari ti decidi a fare qualcosa – staccò la spina del ferro dalla presa e riavvolse la vecchia coperta che usava per stirare.

L'accenno di pianto sparì all'istante dalla voce di Davide.

– Non puoi farmi questo; io domani devo andare, i miei amici mi aspettano...

– Sì begli amici, perditempo come te – disse con una risatina cominciando a portare in camera da letto gli indumenti piegati. Lui la seguiva un passo dietro, nel tragitto tra camera e cucina.

– Senti... sentimi bene mà – disse costringendola a fermarsi, mettendosi di fronte a lei e puntandole un dito davanti al naso. – Se tu quei soldi non me li dai, io me li prendo – poi aggiunse – tanto ho scoperto dove li nascondi.

– Hai solo da provarci e te le suono come quando avevi dieci anni – disse spingendolo di lato per passare.

– Non mi provocare mà – cominciò a urlare.

– Ma piantala, vattene a dormire adesso che è meglio.

Lui le andò vicino con una faccia strana, la afferrò da dietro per le spalle e cominciò a scuoterla.

– Tu... tu mi vuoi umiliare, lo hai sempre fatto; ti piace essere te quella che tiene i soldi e che comanda. Ma io te la faccio pagare – e continuava a scuoterla sempre più forte.

– Smettila Davide, mi fai male.

– Te li vuoi godere tutti tu eh? Guarda che le ho viste nell'armadio le scarpe nuove che ti sei comprata!

– Mi servivano! – e intanto si divincolava cercando di liberarsi dalla sua stretta.

– Sei una puttana! – urlò. Lei allungò un braccio oltre la spalla e gli diede uno schiaffo in faccia.

Davide la mollò all'istante più per la sorpresa che per il dolore. Era furioso; afferrò il ferro da stiro appoggiato sul tavolo e le si scagliò addosso. Lei urlò e cercò di sfuggirgli, ma il ferro la colpì sulla spalla facendola cadere. Si mise a piangere tenendosi la spalla ferita e ustionata. – Tu sei matto, tu sei matto – ripeteva piano.

Anche lui adesso piangeva; si copriva la bocca con le mani, singhiozzando. Poi, prese il cellulare dalla tasca e compose il 118.  

Logo
3997 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (9 voti)
Esordiente
9
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

Mika ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20210609 134726.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large forrestgump.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
Large bd177824 d2fb 4a2e a04a 932874cb0846.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Philostrato ha votato il racconto

Scrittore
Large img 20160630 wa0000.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

bianca ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20200420 203028.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Anna Tomasi ha votato il racconto

Esordiente
Large 426117800 66318.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Nunziato Damino ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&type=square&redirect=true

di Sabrina Cinzia Soria

Esordiente
Bellevilletypee logo typee typee
Lascuola logo typee
Bellevillefree logo typee
Bellevillework logo typee
Bellevillenews logo typee