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Romance

Ciò che gli occhi non raccontano

Pubblicato il 21/11/2022

Un incontro sul treno. Un volto familiare. Eppure è la prima volta che si vedono. Nella realtà!

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“Io ti ho già vista!” pensai guardando la ragazza seduta di fronte a me. Era di una bellezza incantevole, di quella che ti appaga alla vista, lasciandoti quel senso di pace nel cuore.

“Ma sì, ti ho già vista da qualche parte… dove però? Cavolo non ricordo, eppure sei così carina che è difficile potersi dimenticare di te. Ehi… aspetta un attimo… sì! Ora ricordo, il tuo viso era illuminato dal sole quando ho incrociato il tuo sguardo. Eravamo a Polignano a Mare, su quella terrazza che sovrasta le acque cristalline della Puglia, dove tutto è così magnifico che nulla può infrangere quell’atmosfera fresca e giovanile. Mi avvicinai e mi innamorai subito di quel momento che sapeva di magia e complicità.

<<È davvero così bello qui, non trovi?>> mi dicesti mentre un sorriso prese forma sul tuo volto.

<<Magnifico. È così indescrivibile che qualsiasi parola risulterebbe superflua.>>

<<Già, hai ragione. Piacere, io sono Chiara.>>

<<Federico!>> ti guardai come fossi una creatura di rara bellezza e, in fondo, un po’ lo eri.

<<Sei in vacanza?>>

<<Sì, ma domani riparto. Tu invece?>>

<<Io sono di qui>> indicasti il panorama.

<<Sei fortunata allora.>>

<<Dici per il posto?>>

<<Anche… ma soprattutto per le persone che incontri. Chissà quanti ragazzi farai innamorare con quegli occhi!>> In effetti hai degli occhi stupendi, ora che ti guardo li ricordo perfettamente.

<<Ti va di uscire con me questa sera?>>

<<Certo Chiara!>>

Cenammo insieme al Grotta Palazzese, il ristorante più bello di tutta Polignano. Indossavi un vestitino rosso che risaltava i tuoi biondi ricci, mentre io mi ero innamorato delle tue labbra. Erano calde e passionali quando ci baciammo la prima volta. Almeno questo lo ricordi?

Dopo cena facemmo una dolce passeggiata lungo mare e ridemmo come una coppia felice. In effetti, lo eravamo molto quel giorno. Tu, in particolare, eri uno splendore. Poi mi sorpresi con una domanda che non mi aspettavo affatto: <<Perché hai deciso di uscire con me se domani non sei più qui?>>

<<Perché fin dal primo istante ho amato i tuoi occhi. Non potevo andarmene senza rivederli ancora.>>

<<Chissà… forse un giorno li rivedrai in mezzo a mille e li riconoscerai…>>

<<Senza dubbio!>> Ti baciai un’ultima volta, prima di lasciarti per sempre.

Adesso ti ho qui davanti, su questo treno che ci porta nella tua terra. Eppure sembra che tu non mi riconosca, nonostante quella splendida giornata insieme. In me vive un lontano ricordo risvegliato dai tuoi occhi, ma ho una strana sensazione che mi lega a te. Sono combattuto dal parlarti, non sono più così sicuro che questo mio brandello di storia sia la realtà oppure un sogno. Mi servirebbe un segno, un gesto per capirci qualcosa. Ora mi stai guardando e mi stai sorridendo, ti stai per sedere accanto a me.”

<<Ciao, io sono Chiara. Forse ti sembrerà folle, ma ho come l’impressione di conoscerti. Ho un ricordo di noi due a Polignano, anche se non ci sono mai stata. Oggi ci vado per la prima volta.>>

Rimasi stupito, quasi non credevo alle sue parole.

<<Nemmeno io ci sono mai stato. Che ne dici di visitarla insieme?>>

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Martina997 ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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bistrot ha votato il racconto

Esordiente

è costruito bene, con quel monologo interiore che rimanda al titolo. Personalmente non amo il lieto fine, ma forse qui ci stava.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

"Era di una bellezza incantevole, di quella che ti appaga alla vista, lasciandoti quel senso di pace nel cuore.". Quindi? Cosa devo immaginare? Com'era questa ragazza? Alta? Bassa? Bionda? Bruna? Magra? Giunonica? Capelli corti? Lunghi? E gli occhi? Aveva gli occhiali? Com'era vestita? Boh! Non si sa. E - per favore - non venitemi a dire: "eh, ma il lettore dovrà pur partecipare al testo, immaginala tu com'era". No, signori, non funziona così il processo immaginativo del lettore, proprio no: non è che l'autore scrive frasi sensa senso, dimodoché ognuno gli possa dare il senso che vuole, proprio no, non è così che funziona. Cavolo! Immaginiamo che questo passaggio si fosse trovato in un libro pubblicato, di quelli che si vendono a 15 euro a copia. E che cavolo! I miei 15 euro sono soldi buoni, veri. Perché tu - in cambio - mi dai invece frasi del tipo "Era di una bellezza incantevole, di quella che ti appaga alla vista, lasciandoti quel senso di pace nel cuore" che non significano nulla e denunciano tutta la pigrizia nello scrivere? Ma - cavolo - se non vi va di scrivere, perché scrivete? Solo per vanità? Boh... Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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di tomasdiba

Esordiente
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