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Cleopatra

Pubblicato il 23/05/2018

Un morto, un cane e una donna da ricordare

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Erano le quattro di un pomeriggio di Febbraio e avevo ancora in bocca il gusto della pasta con panna, pesto e prosciutto, che posso mangiare solo una domenica al mese, quando Laura e le nostre due figlie vanno in gita col WWF e finalmente non sento parlare di diete. Dall'amaca guardavo la tovaglia stesa ad asciugare e mi chiedevo per quale legge fisica almeno una goccia di vino cada sempre quando lo versi. Tra i rami spogli della vite del pergolato intravedevo il cielo di Taormina fra l'odore del mare e quello dell'albero di mandarino.

Questa casa l'ho trovata quando è morta zia Annina. Povera zia, se l'è portata via un infarto; l'ho trovata per terra, davanti ai fornelli, che ancora c'era il pesce sul fuoco. Viveva da sola e, quando andavo a trovarla, me lo faceva sempre; sapeva che Laura non me lo cucina mai, perché, quando lo fa lei, l'odore mi fa svenire. E' stato così che, accompagnando zio Ciccio, suo fratello, alla società di pompe funebri, ho conosciuto Nora, la titolare, capelli neri e occhi azzurri, col trucco tipo Liz Taylor in Cleopatra; quel giorno indossava un tailleur nero di pelle e scarpe bianche col tacco alto. Ci accolse nel suo ufficio insieme al suo chihuahua nero, che, mentre facevo sedere lo zio ancora in lacrime, si affezionò a un mio polpaccio.

“Buono, Anubi” disse lei accarezzandolo, “signori, ditemi, avete già delle idee o posso consigliarvi?”

Per tutto il tempo in cui discutemmo i dettagli della cerimonia, fra le lacrime di zio Ciccio, Anubi ebbe con il mio polpaccio svariati rapporti sessuali.

“Prego, seguitemi”, disse poi Nora imperturbabile, si alzò, aprì una porta alle sue spalle e ci guidò in un ampio salone. Fra le pareti bianche e il pavimento di marmo verde erano schierate una ventina di bare, come macchine in una concessionaria. Mentre lei, precedendoci, ci parlava dei vari modelli, lo zio si trascinava poggiando la mano ora sul mogano ora sul rovere; io li seguivo e intanto cercavo di liberarmi di Anubi scuotendo la gamba ogni due passi.

Questa casa l'ho trovata grazie a lei, quel giorno nel suo ufficio, dopo aver scelto la bara. Guardando lo smalto grigio delle sue unghie sulla tastiera del pc, mentre ci faceva il preventivo, notai sul tavolo una pila di volantini con annunci immobiliari e ne presi uno.

“Sta cercando casa?” mi chiese “ce n'è una in vendita vicino alla mia”. Mi porse un volantino, cerchiando un annuncio con la penna rossa, dopo averci scritto il numero del proprio cellulare. Ricordo che fu solo brandendo quel foglietto che mi liberai di Anubi.

L'unica cosa che non sopporto di questa casa sono quei due topolini che girano in giardino. Gatti non posso tenerne, perché sono allergico, e allora ogni tanto, facendo finta di non esserne terrorizzato, vado a caccia di quei due farabutti tra le piante con una scopa in mano, sotto lo sguardo divertito di Nora, che vive nella villa accanto e che, quando mi vede iniziare l'operazione, si sistema sulla sua poltrona di vimini e si gode lo spettacolo mangiando pistacchi. Non so cosa le piaccia di più, se le mie imprecazioni, i colpi della scopa sulle siepi, la luce del sole riflessa dalla mia pelata in movimento o semplicemente lo slancio atletico dei miei novanta chili.

Fatto sta che questa messa in scena la faccio tutte le volte che la vedo comparire sulla sua terrazza e Laura l'ha capito; tant'è che mi ha chiesto di non potare più la sommità della siepe che separa le due ville. Cosa volete che vi dica? A cinquant'anni, quando ormai per la moglie sei solo un ammasso di lardo che si aggira per la casa e per i clienti del negozio di stoffe sei solo quello che manda le fatture, hai poche soddisfazioni. Una è ammirare le duecentotré scatole vuote in cantina, disposte sugli scaffali in ordine di colore e dimensione; l'altra è vedere Cleopatra che ti guarda compiere gesta eroiche con una scopa in mano.

Erano le quattro del pomeriggio, quando sentii una mano accarezzarmi il mento, mentre guardavo il cielo. La afferrai, vidi lo smalto grigio delle unghie e tentai di girarmi sull'amaca.

Fu un attimo, l'amaca si ribaltò e il mio naso toccò il suolo, insieme alla mia pancia ancora piena.

Sentii sulla nuca la lingua di Anubi e la voce di lei: “Tu con l'amaca non vai proprio d'accordo. Ho portato un po' di pistacchi”.

“Entriamo in casa, è meglio, così ti mostro l'ultima scatola che ho trovato. Ma tu per favore ferma Anubi”.

Misi un braccio attorno al collo di Nora, la accompagnai in casa e dopo pochi minuti dimenticai il cielo di Taormina.

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Marco Fabbrini ha votato il racconto

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walterfest ha votato il racconto

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Cazzo sono stato felice di averti votato, sei troppo forte, scrivila sta cazz de raccolta, fallo, la gente ha bisogno di ridere! Segnala il commento

Obo7gz8  400x400

di gianniconta72

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