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Narrativa

Coleotteri

Pubblicato il 03/02/2020

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Dei sei letti, cinque sono occupati. Il paziente del sesto è morto ieri pomeriggio e stamattina ci sono le lenzuola nuove e bianche e tese e, in attesa del prossimo malato, la moglie di Letto Quattro vi si è rannicchiata cinque minuti: forse si è illusa di dormire, ma si è poi risollevata e adesso sta cambiando l’ordine degli oggetti sul comodino di suo marito. In effetti non sta facendo niente. Fa passare il tempo che invece non passa mai. Letto Quattro dorme, per non saper che altro fare. Respira meglio di ieri. Sua moglie ha gli occhi gonfi, è il sonno. Non le piace la stanza. Dovrebbero essere tutte da due persone, e invece si è ritrovata in questa, sei letti, sei, chissà quand’è che si decideranno a sistemare le cose. Dicono che con i tagli dei fondi, eccetera eccetera, e quindi eccoci qua, sei letti, sei pazienti (va bene, cinque), non un minimo di riservatezza, di costume. Ciascuno con le sue malattie - malattie simili, nel senso che riguardano tutte i polmoni, ma anche tutte diverse, abbiamo l’enfisema, abbiamo il tumore, cos’altro aveva Letto Due? Non se lo ricordava, era un nome lungo. Non ci sono altri parenti, ancora: i malati sono soli, chi dorme, chi guarda la parete. Letto Tre si sforza di mandare messaggi al telefono, ma Letto Tre è giovane, dovrebbe essere uno di quelli che escono di qui con le loro gambe. Bisognerà pur credere in qualcosa, stando qui. La moglie di Letto Quattro tenta due movimenti delle braccia e delle gambe per sgranchirsi, lo fa con discrezione. Rumore di medici e infermieri nel corridoio, odori. Si concentra sui muscoli delle gambe e delle braccia. Suo marito continua a dormicchiare. Respiro lento e irregolare. La donna si guarda attorno, adesso muove il collo, con una certa dolcezza, come se qualcuno potesse guardarla. C’è una macchiolina sul lenzuolo di Letto Cinque. Si sporge in avanti per vedere meglio. È una coccinella. È talmente strano vederne una qui dentro che la fissa a lungo, e poi sorride. Una piccola coccinella rossa, con i suoi punti neri. Cammina sul lenzuolo. Letto Quattro si lamenta, forse si sta svegliando. La donna si volge verso di lui, gli sistema istintivamente il cuscino, gli mormora due parole. Lui mugugna. Si capiscono ugualmente.


Il giorno successivo la donna arriva subito dopo le otto. Non ha dormito in sala d’attesa, non si è sdraiata sul letto rimasto vuoto, è andata a casa, vuole riprendere le sue abitudini e anche un po' della sua vita. Suo marito è sveglio, non ha una bella faccia. È pallido. Il letto numero cinque è vuoto. La donna interroga suo marito con lo sguardo.

“Morto stanotte” dice lui.

“Non sembrava messo così male.”

“Sì che era messo male.”

Non si dicono altro, lei si siede vicino a lui, si tengono la mano, parlano a voce bassa senza guardarsi. La donna ascolta suo marito, è più che altro il ritmo conosciuto di una cantilena, è questo a rassicurarla: dopo tanti anni non ti importa più delle singole parole, ti lasci portare dal flusso della voce. La stanza è brutta. C’è una parente di Letto Uno, dev’essere una figlia. La moglie di Letto Quattro ha portato dei biscotti perché quello che passa l’ospedale non le sembra un granché. Suo marito non li vuole, così li offre alla figlia di Letto Uno. Mangiano insieme, senza dirsi niente. Letto Tre sta mandando altri messaggi. C’è una coccinella sul suo letto, la moglie di Letto Quattro la vede. Che sia quella di ieri? È graziosa. Un pezzetto del mondo di fuori che viene qui, nel tempo sospeso di una stanza di ospedale, negli spazi spersonalizzati, dove la catalogazione dei sintomi precede il riconoscimento delle facce, tra il via vai oscillante di parenti.

Le giornate passano così, tutte uguali; e quando la mattina seguente la moglie di Letto Quattro arriva a trovare suo marito e vede che il letto numero tre è vuoto, non può fare a meno di mettersi una mano davanti alla bocca.

“Ma era giovane!” dice, quando Letto Quattro le comunica che Letto Tre è morto all’improvviso all’alba, guarda lì, il letto l’hanno appena rifatto.

Nessuno sa cosa dire. Nessuno lo sa mai.


Nel letto numero sei adesso c’è un paziente nuovo, un vecchio con l’aria annoiata che respira coscienziosamente dietro la maschera dell’ossigeno. Questo sembra in cattivo stato, ragiona la donna, e si mette a guardare se sul suo letto ci siano coccinelle. Niente, nemmeno l’ombra. Del resto, sembra che non ci sia nulla nemmeno da Letto Quattro, che è quello che le interessa di più. Sarà volata via.

Passano i medici per il giro di visite, la donna esce, cammina avanti e indietro con i parenti degli altri letti. È il solito rito dell’attesa.

Verranno altre parole, terremo conto dei respiri, della loro qualità e del loro numero; dei parametri del corpo, del senso degli odori.

Il giorno successivo da Letto Uno c’è un maggiolino. La figlia non se ne è accorta, mangia un biscotto, uno dei suoi. Lo offre alla moglie di Letto Quattro. Il sole di primavera illumina la stanza.

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Commenti degli utenti

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Allitterativo ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

Esordiente

Interessante la scelta di identificare i pazienti malati con il numero dei loro letti.Segnala il commento

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Bruno Leri ha votato il racconto

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Loooop ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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straniante, desolante, spersonalizzante. per un attimo spero che quei coleotteri siano psicopompi, ma non è così. o forse sì.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Spersonalizzazione, caducità, solitudine pur nella stessa stanza. Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello bello. Mi piaci come scrivi. Per il resto condivido gli altri commenti Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Etis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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RoCarver ha votato il racconto

Esordiente

La coccinella che sembra quasi un brutto presagio nel letto in cui si posa. Sarà lo stesso per il maggiolino? Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Numeri al posto dei nomi. La spersonalizzazione dell'ambiente ospedaliero espressa molto bene. Chi l'ha vissuta lo sa.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Vero quel che dice Fellini: tra Buzzati e kafka. In onore di Buzzati di letti ne avrei messi sette ( I sette piani, racconto mitico di B.)Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Fra Buzzati e Kafka, ma con un tocco di umanità in più.Segnala il commento

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di Elena Tosato

Esordiente
Editor