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Narrativa

Colloqui e colletti

Di MMarianella - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 04/01/2021

Analisi patologiche

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17 Voti

La sveglia suona sempre alle sette e mezzo. Con la sveglia alle sette e mezzo il letto è fatto in tre minuti, la colazione in quindici, a volte sedici. C’è da discutere sulle notizie del giorno, lavare il piatto in ceramica dalle macchie di burro e le due tazzine con le maioliche blu, quelle che "prima o poi, sarebbero da buttare". Poi c’è da baciare nonna e scostarle il ciuffo dagli occhi. I suoi occhi, la mattina, riflettono il sole fuori dalla finestra, a volte lo fanno vedere anche se non c’è. Sono azzurri, ma le venature dell’iride si scuriscono quando piove e quando piove ci va la cerata. La cerata è blu in vinile, il cappotto, invece, quello invernale non da pioggia, è in lana vergine, ma è sempre blu. Il nero non lo metto, m’infastidisce, mi irrita. Il blu mi rassicura, invece. Tutto il mio armadio è blu. Non ogni capo, le camicie sono bianche, solo bianche, ripiegate una di fila all’altra col colletto teso, altrimenti non si possono mettere. Non poterle mettere è irritante, perché sono siglate con i giorni della settimana. La domenica non può essere sostituita dal lunedì, non è minimamente pensabile. I colletti variano, sono di tre tipi. C’è il colletto baby, quello alla marinara e quello jabot, si alternano come i giorni lavorativi e l’umore. Per il colloquio, però, il colletto è jabot, con la giacca sta meglio. La giacca in tartan chiude proprio l’ultimo bottone sul nastro da legare a fiocco. Anche Jeff Duncan indossa un completo in tartan, ma la filatura è sottile. È sicuramente una Irvine, ha gli stessi colori della Keith, ma la Keith è più sottile, è sottile come la tappezzeria che sembra inghiottirlo mentre legge le due facciate di un curriculum revisionato cinque volte. Una doppia stesura, una doppia rilettura ed un’altra ancora, per le critiche. Riesce a leggere sommariamente le informazioni in trentacinque secondi. La lancetta dell’orologio a muro non lo segue, è visibilmente in ritardo. In alcuni momenti sembra come bloccarsi, o forse è solo tutto quel tartan a distrarre anche l’occhio più attento. Torna indietro, legge, rilegge ancora. Si passa una mano sul mento, poi tra i capelli, aggrotta la fronte ed arriccia le labbra: sono quindici secondi, poi mi guarda. Non riesco più a contarli, i piedi fremono sul pavimento. È un ritmo continuo, assordante, le ballerine hanno i tacchi da fare. Non è un rumore sordo, non lo è affatto, vorrei che smettesse, devo fare in modo che smetta. Le mani frenano le ginocchia a forza, come a forza le labbra si distendono in un sorriso.

«Il suo curriculum è interessante... Miss?»

«Douglas...» è così ovvio che lo abbia riletto prima di chiedere.

«Sì, Douglas. Quindi si definisce perfezionista, competitiva e maniacale...»

Annuisco. È una domanda fittizia, di circostanza. Jeff non sta guardando la descrizione personale, quella si trova al fondo di pagina uno ed il suo occhio punta già su pagina due. Vorrebbe farmela quella domanda, la vedo scritta sulle sue labbra da esattamente un minuto e mezzo. Nel minuto e mezzo mi chiede se mi piacciano i film d’epoca, pagina due, terza riga.

«Li trovo piacevoli. Alcuni li so anche a memoria. Conosco "Put the Blame on Mame", la canto discretamente, riesco a raggiungere le stesse note di Rita Hayworth, so fare anche quella mossa con il guanto.»

Jeff Duncan storce il naso, poi annuisce e guarda altrove. Temo che non sappia chi sia Gilda, forse conosce la pellicola solo di fama. Jeff annuisce di nuovo, si prende una pausa da ogni domanda. Anche il ticchettio dell'orologio sembra concordare con quell’attesa. Perché non parla? L’attesa si fa snervante, vorrei che ne parlasse Jeff, vorrei davvero che esternasse i suoi dubbi. Non andrò via senza una vaga idea di cosa sarà dopo, senza la certezza di quella chiamata. Ci sono le camicie nuove a casa, quella indosso oggi è già del lunedì.

«Dunque.»

«Sì?»

«Come è solita gestire le situazioni di stress?»

«L'orologio a muro ha due minuti di ritardo, continua a perdere secondi.»

«Non ha risposto alla mia domanda.»

«Credo che... credo che debba cambiare le pile a quell'orologio.»

«Non abbiamo bisogno di gente indisciplinata.»

«Dovrebbe davvero cambiare quelle pile.»

«Non è solita accettare un no come risposta, non è così?»

«Ha perso altri due secondi proprio in questo momento, Mr. Duncan.»

«E va bene. È in prova, Iris, per ora. Ed in merito alla sua terapia, in caso avesse bisogno di qualche, permesso...»

«È il venerdì alle otto. Non intaccherà minimamente l'orario di lavoro.»

«L’aspetto lunedì, alle otto e mezzo.»

«Lunedì, otto e mezzo.»

«Cosa non la convince?»

«Mi chiedevo solo se, per otto e mezzo, intendesse l'orario del suo orologio oppure quello di un comune dispositivo, perché in caso intendesse le sue otto e mezzo sarebbe...»

«Iris.»

«Sì?»

«Stia ancora un po' seduta, il piede le balla ancora. A lunedì.»

«A lunedì.»

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Cara MMarianella, il tuo racconto è stato commentato da Cristina Marconi per la rubrica "La scrittrice che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Lo avevo già letto poi mi son perso insieme al commento Stessa impressione ora che rileggo Scrittura brillante, efficace, gran ritmo sino alla fine, regge molto bene. Piaciuto moltissimo Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bravissima. Una sonata per archi.Segnala il commento

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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto molto. Ha un buon ritmo. Migliorabile per le piccole sbavature che ti sono già state segnalate.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Sì, ci sono delle piccole sbavature, di cui parla anche Adriana. Ma il racconto è buono, e il ritmo sostiene la storia. Solo il titolo, mi sembra un po' appeso, anche se è congruo... Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Silvia e aggiungo che ci sono piccole sbavature nel testo (esempio: che significa "quando piove ci va la cerata" e "le ballerine hanno i tacchi da fare"?; "mi irrita" seguito da "è irritante"; "con la giacca sta meglio", forse meglio scrivere "si abbina meglio alla giacca"; "chiude proprio l’ultimo bottone"(eliminerei "proprio"); e così via). Un utente mi ha definito (giustamente) "azzeccagarbugli letteraria". Ho riletto quattro volte il brano prima di commentarlo. Perché? Semplice: credo in te. E anche a costo di beccarmi delle critiche, insisto che lo scopo dei commenti è di segnalare i punti di forza e le debolezze dei testi. Se riconosciamo che l'autrice/tore merita la nostra attenzione, occorre dimostrarlo con i fatti. Altrimenti è solo tempo perso.Segnala il commento

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Salome' ha votato il racconto

Esordiente
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Rebecca Lena ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente
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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ritmo perfetto per un racconto un po’ claustrofobico. Mi chiedo, ma è solo curiosità, perché la scelta anglofona dei nomi. Piaciuto molto.Segnala il commento

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di MMarianella

Scrittore
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