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Narrativa

Come in un sogno

Pubblicato il 23/07/2020

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Stava dormendo. Non poteva essere altrimenti.

Gli alberi non parlano, i bambini non volano e soprattutto lui non era in grado di guidare.

Non aveva la patente, eppure stava guidando. E gli alberi stavano dicendo qualcosa che lui, con i finestrini semichiusi, udiva a fatica.

Se si trattava di un sogno, anzi no, dal momento che si trattava di un sogno, non doveva avere timore di nulla. Presto si sarebbe svegliato.

Un pensiero consolatorio, che però non riusciva a far diminuire i battiti del suo cuore, che pareva uscirgli dal petto da un momento all'altro.

Abbassò i finestrini per sentire meglio le parole che provenivano dalle fronde degli alberi.

Il loro modo di parlare suonava quasi come una cantilena.

“Perché sei qui?” chiedevano senza sosta. Un bambino con le ali volava posandosi ora su un albero, ora su un altro.

L'uomo rabbrividì leggermente.

“Non lo so”. Gli sembrava stupido rispondere a quella domanda, ma al tempo stesso gli pareva scortese non rispondere affatto.

Il bambino con le ali si posò su uno degli alberi e disse “Se sei qui, c'è una ragione”.

Gli occhi del bambino erano vuoti, senza vita, tanto che se non l'avesse visto muoversi, volare e parlare, avrebbe potuto scambiarlo per una bambola.

Poteva avere tre o forse quattro anni ma parlava molto bene, come un ragazzino di dieci.

Aveva i capelli neri e lisci, lunghi fino alle spalle, ed indossava una strana veste nera come la pece lunga fino alle caviglie. Le ali erano bianche ma non assomigliavano a quelle di un angelo. Erano più simili a quelle di una falena.

L'uomo tremò di paura. Pur consapevole che si trattava di un sogno, era deciso a fuggire da lì. Era ancora al posto di guida, nella sua auto. Ingranò la marcia e partì. “Assurdo” si ripeteva. “Io non so guidare, ma sto guidando!”

Guidò a lungo. Non aveva visto abitazioni lungo il tragitto. Solo terra incolta. Davanti a lui c'era solo una strada. Quella che aveva percorso e che stava ancora percorrendo. Era dritta, senza curve e senza intersezioni.

In fondo riusciva a vedere una casa. Era una vecchia abitazione in pietra ed intonaco rosso, che in qualche modo gli sembrava familiare.

Per qualche strana ragione aveva avvertito un brivido lungo la schiena, probabilmente per la paura di cosa o chi avrebbe trovato ad attenderlo. Voleva tornare indietro, pur consapevole che non c'era nulla dietro di lui a parte una strada circondata dal nulla, ed in fondo ad essa gli alberi parlanti ed il bambino alato.

Una strana sensazione, paura mista a rassegnazione, gli faceva tremare le mani sul volante, ma decise di proseguire fino alla casa.

Il cielo era plumbeo. Nuvole grigie e nere si accatastavano le une sulle altre. Stava per piovere.

Giunto davanti alla porta dell'abitazione vide un cane, un meticcio nero di grossa taglia. L'animale dormiva. Il dorso si sollevava ed abbassava lentamente.

Quando avvertì la presenza del nuovo arrivato, l'animale aprì gli occhi, lo fissò per qualche secondo, si alzò e gli venne incontro scodinzolando. Senza esitazione. Come se lo conoscesse da sempre.

L'uomo lo riconobbe. Era il suo cane, quello che aveva accompagnato buona parte della sua infanzia.

La porta della casa si aprì e comparve sull'uscio una donna. "È questa l'ora di rientrare, Mario? Fuori sta per fare buio e la cena è pronta da un pezzo".

L'uomo avvertiva una fitta dolorosa nel petto. Era sua madre, così come la ricordava da bambino, quando era ancora viva. "Mario, perché piangi. Cosa è successo?" Chiese la donna preoccupata. L'uomo non riusciva a proferire parola. Un groppo in gola glielo impediva.

Entrò nell'abitazione, che ora ricordava bene. Era la casa in cui era cresciuto e che era stata venduta quando i suoi genitori erano morti in quel maledetto incidente stradale.

Lui era sopravvissuto, ma a causa del trauma non aveva mai voluto imparare a guidare.

Entrato in cucina vide suo padre che, seduto a tavola, puntava lo sguardo severo su di lui ed indicando con l'indice un orologio da parete, le cui lancette erano perfettamente immobili, diceva: "Mario, hai visto che ore sono?".

L'uomo non riuscì a controllare le proprie emozioni e corse ad abbracciare il padre più stretto che poteva. Poi si voltò verso la madre, che nel frattempo era entrata in cucina, e fece la stessa cosa.

Finalmente aveva ricordato tutto. Ora sapeva perché si trovava lì.

Stava nuotando. La spiaggia era gremita di turisti. Ad un certo punto aveva sentito un dolore terribile in mezzo al petto, aveva bevuto dell'acqua salata, aveva annaspato per cercare di rimanere in superficie ma alla fine le forze gli erano mancate e si era arreso. Ricordava la mancanza d'aria, i polmoni che bruciavano e la superficie del mare sopra di sé. Le onde l'avevano trasportato in basso, fin quando il suo corpo si era posato sui fondali marini, immobile.

Il suo cane mise la testa sotto la sua mano, come a volerlo confortare.

L'uomo, con le lacrime che gli bagnavano il volto, gli fece una carezza.

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Elkele ha votato il racconto

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Bello mobile e profondo. Scritto bene curato senza fronzoli. Si torna a casa, guido io... P. S. me lo lasci così, sembra un quadro, a me piace così! Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello, nel complesso, ma lo asciugherei un po', per renderlo più efficace... e ficcante...Segnala il commento

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Sira ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Come una ghirlanda di sogni. Il lettore gira con lei.Segnala il commento

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Ernest ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Storia commovente e coinvolgente, ma forse spieghi troppo, lasci poco spazio al lettore. Come nell'incipit e nella spiegazione finale. Quale particolare di troppo, del tipo: "Il cielo era plumbeo. Nuvole grigie e nere..."Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

asciuga questo (bel) racconto. non essere invadente, non descrivere troppo: i sogni non hanno bisogno di troppi tratti nel disegno che li compone. è straniante, lo sarebbe di più con piccole accortezze: un bimbo che vola è Chagall, se aggiungi “falena” viri su “Mistero”. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Mi è piaciuto molto! Avrei tolto però la frase iniziale per creare subito un senso di estraniamento, poi toglierei anche questo "Finalmente aveva ricordato tutto. Ora sapeva perché si trovava lì", secondo me si capisce anche senza quella parte e così togli la spiegazione che non serve. Storia molto toccante, comunque. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore

La storia incuriosisce e cattura il lettore grazie alle particolare atmosfera che riesci a creare e alla inquietudine che la situazione trasmette. Troppe precisazioni, spesso non necessarie e descrizioni eccessivamente dilatate rallentano la lettura e indeboliscono il racconto. Anche se intuibile, la conclusione è buona ma forse la disveli troppo presto. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

In "Operazione salviamo Mario" hai uno stile asciutto, usi frasi brevi che rendono fluido il racconto, catturi l'attenzione del lettore, lo rendi partecipe della storia. In questo usi troppe spiegazioni e dettagli superflui (il "suo cuore, che pareva uscirgli dal petto da un momento all'altro" oppure "Il cielo era plumbeo. Nuvole grigie e nere si accatastavano le une sulle altre. Stava per piovere" e così via). La storia c'è, ma tu sai fare di meglio.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

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Foglio bianco ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Una buona tensione narrativa. Finale toccante, se pur prevedibile.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto molto forte, di grande tensione emotiva. Forse, proprio per non perdere neanche un attimo di questa tensione, toglierei le prime frasi, quelle sul sogno. Tanto poi la spiegazione la dai alla fine. Non voglio mettere bocca nelle tue scelte stilistiche - ci mancherebbe, tu sei bravissima - ma mi piacerebbe cominciare subito col fiato sospeso.Segnala il commento

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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eyepizzapie ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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di Giorgia Nicolini

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