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Narrativa

COME SARDINE

Pubblicato il 15/04/2022

Siamo uno addosso all’altro, stipati come in un pullman, in metropolitana, come in un treno di pendolari, schiacciati come sardine, come quando non hai nemmeno il bisogno di attaccarti a una maniglia, a un sostegno, nessun rischio di cadere, sì, nessun pericolo di cadere.

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La

casa

in cui vivevo

aveva il tetto spiovente

come tutte le case in questo paese,

li fanno così perché qui, d’inverno, nevica molto.


Ma ora la casa non esiste più, e siamo uno addosso all’altro, stipati come in un pullman, in metropolitana, come in un treno di pendolari, schiacciati come sardine, come quando non hai nemmeno il bisogno di attaccarti a una maniglia, a un sostegno, nessun rischio di cadere, sì, cadere.


Dietro di me, appiccicato al culo, c'è quello del piano di sopra, riuscissi almeno a girarmi gli darei uno schiaffo, lo prenderei a calci nei coglioni, che schifo, approfittarsi di momenti come questo, quel maiale, me lo sento addosso, l'ho sempre pensato che era un porco.


Impossibile capire chi ho davanti. Di sicuro una donna. Spero non si faccia un’idea sbagliata. Vedrai che è la ragazza del piano di sotto. Mi chiedo se ci sia una logica in tutto questo, se non l’abbiano fatto apposta a tenerci insieme, vicini, come negli appartamenti del palazzo.


Quando ci hanno fatto uscire eravamo in fila indiana, stesso ordine dei piani del condominio. Tenendo conto che l’appartamento a fianco al mio era vuoto, mi trovavo proprio fra quelli del piano di sotto e quelli del piano di sopra. Il porco era dietro di me. E la vicina?


Tredici piani, io al decimo, due appartamenti per piano. All’ultimo sono due o uno? Non ricordo, non sono mai stata su all’ultimo. Quanti saremo in tutto? Il porco single, e io pure, e gli altri? Non mi è sembrato di vedere bambini quando siamo usciti, li avranno portati via prima.


Ci hanno portato via, in fila indiana, mentre ci allontanavamo ho sentito un’esplosione, mi sono girata, il nostro palazzo che crollava. Perché si dice in fila indiana? Potrei guardare su Wikipedia, ma ci hanno tolto i cellulari. Avrei potuto fare foto, mandare foto. Propaganda.


Ci siamo fermati in piazza, davanti a una trincea, sì, all’inizio ho pensato fosse una trincea, lunga, profonda, chissà, ci faranno scendere lì, al riparo, ad aspettare la fine, la fine della guerra, ma scusate, non è molto sicura! E se arrivano dei missili o delle bombe? Non è mica un bunker.


Ci hanno messo un sacchetto in testa, ma si sentiva tutto, i rumori, gli odori, il sapore del sangue, che appena uscita mi è arrivato un pugno, il labbro spaccato. Sacco in testa e poi sono iniziati i colpi, secchi, come spari, a intervalli regolari, che si avvicinavano, erano sempre più vicini.


Quando sono caduta sotto di me c’era un altro corpo, forse la mia vicina, poi mi è arrivato addosso l'altro, quello del porco, cazzo, appiccicato al culo. Quanto lo odio. Non la sento, ma immagino la puzza schifosa del suo sudore, di sicuro si è anche pisciato addosso.


Ehi, mica penserete di lasciarci qua, così, uno addosso all’altro, in una fosse comune, nella piazza centrale del comune, a dividerci questo piccolo spazio in comune! No, cazzo, vi prego, non so se mi spiego, abbiate pietà, il porco dentro il culo per l’eternità! Anche no!


Ci hanno coperti con la terra, la nostra terra. Non l’ho sentito, non sento più niente, ma posso immaginarlo, il rumore della ruspa, e poi quello della terra, e il suo buon odore, l’odore e il rumore della terra che cade sulla plastica dei sacchi in cui ci hanno infilato, e il porco appiccicato.


Siamo uno addosso all’altro, stipati come in un pullman, in metropolitana, come in un treno di pendolari, schiacciati come sardine, come quando non hai nemmeno il bisogno di attaccarti a una maniglia, a un sostegno, nessun rischio di cadere, sì, nessun pericolo di cadere.


Il peso sopra di noi è aumentato, al centro della piazza ora c’è un monumento, proprio sulla fossa dove siamo stipati, come in pullman, in metropolitana, come in un treno di pendolari, nessun pericolo di cadere, che caduti lo siamo già, il monumento dedicato noi, e il porco ancora nel culo.


Fanculo!

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Ellan ha votato il racconto

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Molto bello. Racconto forte e duro, come deve essere. Complimenti.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Contenuto forte, purtroppo tornato attuale. Piaciuta la costruzione ma secondo me si poteva evitare il ‘fanculo’ finale. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Bravo. Il ritmo sincopato che hai dato alla struttura esalta l’ansia prima, l’orrore poi. Sul tema c’è poco da aggiungere. Complimenti.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Ondine ha votato il racconto

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bitobriz ha votato il racconto

Esordiente

Asciutto, terribile, perfetto.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Torno con la speranza di trovare qualcosa di bello da leggere e trovo un capolavoro. Caspita se sei bravo! Mi è venuta in mente una scena di "Niente e così sia" di Oriana Fallaci, quando parla con un militare americano che continua a giocare con un mucchietto di terra. Sotto c'era la mano di una bambina vietnamita. Stessa efficacia di scrittura, scene limpide, narrazione fluida. Questa è letteratura. Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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Karl Krasnyy ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Vero, roba forte, che rimane un pó in gola, e fa riflettere. Interessante anche il tetto a spiovente, che hai costruito con le parole... e poi tutti I piani della casa, a seguire. E il fanculo finale, sepolto sotto a tutto...Segnala il commento

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lAm!bisko ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Roba forte, com’è giusto che sia.Segnala il commento

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di Dalcapa

Scrittore
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