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Storico

Come Si Gioca a Golf. Ariminum Circus, S3 Episodio 2

Pubblicato il 16/09/2020

Ariminum Circus, Stagione 3: "What (and How) is What (and How)" – Ogni giovedì, solo su Typee! Episodio 2. FAN NEWS: A che serve un libro senza immagini o conversazioni? Guarda la pagina Instagram di AC: https://www.instagram.com/ariminum_circus/

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Il fascio di luce fredda proveniente da Levante cadeva su una duna. Facendosi strada nel cielo ingombro di nubi, incorniciava la figura solitaria di un Pirata che giocava a golf. Immobile, i muscoli tesi, le braccia levate al cielo, si accingeva ad abbattere, su una malcapitata pallina-riccio, la mazza-fenicottero che teneva fra le mani – benché, per la precisione, la sinistra fosse stata sostituita con un uncino anni prima da Vanhaijl Helsingi, il vecchio esperto di BioRobotica della pineta.

«Chiedi ai transgender, ti diranno di essere intrappolati in un corpo sbagliato. La Verità è che tutti sono intrappolati in un corpo sbagliato, perché sono intrappolati in un corpo. Tutti i corpi sono sbagliati» gli aveva spiegato, prima di procedere all’amputazione a livello del polso. «Nel tuo caso, per avere successo nel golf, o in una qualsiasi altra attività sportiva e artistica, devi essere un po’ umano e un po’ robot, nel flusso del continuum esistenziale che collega una forte emozione da te provata con la sua espressione in una poesia o in un ace; o, se preferisci, che connette sistema nervoso, Intelligenza Artificiale e Proust con il modus operandi di Tiger Woods». Aveva integrato l’esposizione con qualche riferimento alla teoria del conatus di Spinoza, ma il sedativo inoculato da Sedasys, il robot-anestesista, aveva già completato il proprio effetto.


Il Pirata indossava uno slip rosso arancio da lottatore di sumo. Il Maestro, il Piccolo Ed, il Pescivendolo e il Capitano assistevano alle sue gesta da una ventina di metri di distanza all’ombra di un gruppo di pini. In quella radura, fra l’intrecciarsi di oscurità e luce, Earnest era in piedi, appoggiato a un albero, il cappello di paglia in testa; gli altri tre sedevano su un tappeto di aghi steso sulla sabbia. Da quella posizione potevano vedere le braccia, le gambe e la schiena del golfista unte di olio scintillare al Sole del primo mattino: simbolico Big Jim in attesa che qualcuno azionasse il pulsante per innescare il Motore Immobile celato all’interno facendo partire il colpo.

«Careful with that axè, Eugenie».

La quiete fu infranta dalla nota filastrocca ariminense. Era canticchiata dal Pescivendolo, con quel sorrisetto arrogante e astuto che lo rendeva somigliante all’anonimo siciliano vestito di nero ritratto da Antonello da Messina. “Axè” in dialetto da sostantivo indica la mazza-fenicottero, da avverbio significa “così, allo stesso modo”: tuttavia, è soprattutto un auspicio di prosperità. Eugenie, il nome del Pirata, significa anche “buon uomo”, oppure “genio” in senso ironico, ovvero “sciocco”. Earnest quindi poteva voler dire “Buon uomo, usa con cautela quegli attrezzi, come fai di solito” (frase che sui campi da golf era urlata dai tifosi quando lo speaker dagli altoparlanti dava inizio al turno di battuta di uno dei beniamini di casa); o, ancora, magari intendeva “Stai attento con quella mazza, sciocco”. Ma la provocazione cadde nel vuoto, poiché il Pirata era troppo distante per sentirlo. 

Dal canto loro, il Maestro e il Capitano erano presi dalla discussione che avevano intavolato. Ed, più discosto, tracciava segni matematici sull'arenile.

«Un golfista è tanto migliore quanto più nel modo di giocare esprime il carattere della Nazione in cui è nato» aveva dichiarato il Maestro.

«Che esagerazione!» aveva replicato il Capitano.

«La storia del golf coincide con quella dell’uomo: si perde nella notte dei tempi. I più pensano che sia originario della Scozia. Invece, si sono trovati anche graffiti africani del neolitico che, secondo alcuni, rappresentano partite di golf. Di certo, i Romani erano dediti al Paganica, che si giocava in campagna (il pagus) con falchi pellegrini usati come mazze e lupacchiotti al posto delle palle. Steven van Hengel testimonia la pratica del gholff nei Paesi Bassi fin dal 1297. Persino nella Groenlandia medioevale è giocato l’Oodaaq: bisognava colpire, con un pinguino reale, una palla di cucciolo di foca per farle raggiungere la buca scavata nel ghiaccio sotto l’archetto formato dai corpi di due piovanelli tridattili».

Chissà, rifletteva il Pescivendolo, osservando quanto avveniva sulla duna di fronte, se anche i pinguini reali muovono la testa di continuo come il fenicottero che imbracciava il Pirata con l’Uncino. Proprio quando stava per sferrare il colpo, quello girava il capo a destra o a sinistra, obbligando Eugenie a raddrizzarglielo e ricominciare tutto dall’inizio.

«Qualunque fosse il nome usato per definirlo, poeti e narratori nel corso del tempo hanno illustrato l’esercizio di questo sport nei rispettivi linguaggi, coltivandone diverse concezioni, descrivendone tecniche e strategie, plasmando imprese e figure autentiche di campioni o creando eroi immaginari. Uno specifico modo d’intendere il golf si diffonde nel Settecento, quando fu introdotto dal conte di Albany ad Ariminum, nel parco del Grand Hotel – persino Goethe nel Viaggio in Romagna inserisce la cronaca di una partita di golf giocata qui, stupendosi che fra gli spettatori non vi sia neppure una donna. È in questa fase che il golf va affermandosi, come dicevo, quale forma privilegiata in cui si forgia lo Spirito di una Nazione, in diretta contrapposizione con altre realtà politiche. Celebre il libretto scritto da Edmondo De Amicis per esaltare gli epici scontri fra ariminensi e inglesi (Gli Azzurri e i Rossi), le cui pagine intrise di compassione per fenicotteri e ricci divengono metafore del senso di patria degli ariminensi umiliati dagli stranieri per secoli… Cosa c’è da ridere?».

«Niente, scusa, c’è una tragedia comica in corso». Earnest indicò il Pirata che era riuscito a tenere dritta la testa del fenicottero quando sul più bello la pallina-riccio era rotolata via. A conferma, pensò il Pescivendolo, di quanto aveva ben detto Winston Churchill: “il golf è un inutile tentativo di dirigere una sfera incontrollabile verso un buco inaccessibile con strumenti inadatti allo scopo”.

«Quello ne deve fare ancora di allenamento! Comunque. Qualche decennio più tardi, Giovanni Arpino, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio si concentrarono sul rito collettivo del golf consumato negli stadi, somigliante a “una Commedia dell’Arte in cui tutti sanno, conoscono e si riconoscono”. Nel corso del Novecento, inoltre, sono emersi i capolavori della letteratura golfistica ariminense. Da Una vita violenta di Pasolini, che descrive le partite giocate dai ragazzi nei campetti di periferia, a Scherzo senza fine, mega romanzo di Davide W. Fallace, la cui storia si dipana in una fantascientifica accademia di golf per super ricchi, emblematicamente situata in vetta al Cliff, passando per le poesie di Saba, Mari e Gianni Brera, che nel golf trovarono uno specchio della caducità del vivere, l’effimero della gioia transitoria, l’urgenza di un comune afflato con i nostri simili!».

Il Pirata era corso a recuperare il riccio, ma nel frattempo il fenicottero era volato via. Il Pescivendolo tornò a seguire il Maestro, pur continuando a tener d’occhio gli interessanti sviluppi di quanto stava accadendo sulla duna.

«Arriviamo così a oggi. Il golf rappresenta lo sport più cool, alla moda: il golfista, dopo secoli di evoluzione, è il massimo rappresentante di una scuola di pensiero che appartiene alla propria epoca, al tempo stesso anticipando le tendenze degli ambiti creativi che, quando entrano in connessione con l’attività golfistica, ne fanno la più nobile delle arti: moda, design, grafica, comunicazione, pubblicità».

Il Capitano la vedeva in modo diverso. «Quanto dici varrà per il futuro, benché sia difficile penetrarne la densa foschia e discernere quali bassifondi e quali scogli si debbano evitare, ma i gesti sportivi devono vivere nella contemporaneità, quindi essere riconoscibili attraverso il perseguimento di obiettivi sfidanti. Altrimenti sarebbe come darsi alla caccia delle balene senza avere la forza di piantare un rampone giù per la gola di un capodoglio e poi saltargli dietro, per battere il record di olio stivato durante un viaggio intorno al mondo».

Il Piccolo Ed fino a quel momento sembrava essersi disinteressato alla discussione. Pareva immerso nella stesura di una formula algebrica sulla sabbia. Invece alzò la testa e disse: «Io sono d’accordo con il Maestro. Voglio dire: occorre, da una parte, non perdere di vista il raggiungimento di concreti risultati e il loro costante miglioramento, non c’è dubbio; dall’altra, mantenere però salda la convinzione secondo cui il progresso intellettuale e fisico dell’individuo e della collettività richiede che la creatività della persona non venga inibita e possa svilupparsi attraverso l’elaborazione di schemi e algoritmi di gioco sempre più sofisticati, basati anche sull’interscambio di dati con altri sport o persino discipline extra sportive».


Earnest guardava il Pirata con l’Uncino, versione sportiva di Tantalo, che aveva ripreso la posizione di battuta, dopo aver imbracciato una nuova mazza-fenicottero. Intanto, meditava. Certi dibattiti sono più surreali della caccia ai mostriciattoli virtuali di Pokémon Go. Che fine ha fatto, nel mondo occidentale, e qui nel suo cuore, Ariminum, la conversazione? Che fine hanno fatto le deliziose chiacchiere che, all'inizio della Ricerca del tempo perduto, accendono la curiosità delle vecchie zie nel giardinetto di Combray? Che fine hanno fatto i dialoghi meravigliosi in cui si parlava di tutto, dai più atroci pettegolezzi al caso Dreyfus, come accadeva nei Guermantes? Che fine hanno fatto i colloqui sull’arte e sulla vita che riempiono la notte parigina, come li leggiamo nella Musa tragica di Henry James? Che fine hanno fatto gli spietati colloqui apparentemente sul nulla, in realtà sui segreti più profondi dell’esistenza, con i quali sono costruiti i romanzi di Ivy Compton-Burnett?”, si domandava. Solo i dibattiti notturni del Circolo di Pickwick alcolizzati alla Fortezza Bastiani tenevano viva la fiammella di quella tradizione. Ma sembrava che l’ora mattutina non fosse propizia. E anche l’assenza di vodka non aiutava. 

Gli argomenti di questa discussione, rifletteva, sono come i pini della radura in cui stiamo sostando: consentono un venire alla luce delle cose solo parziale, perché parte da un buio irriducibile che le circonda, nasconde e protegge. Come può pensare il Piccolo Ed che una partita di golf sia gestibile con degli algoritmi? È un pasticcio. Il solo fatto che i fenicotteri possano girare la testa in ogni momento, cambiando la direzione dei tiri, o che i ricci decidano di dirigersi dove vogliono senza alcun preavviso, fa sì che ogni cosa sia ingarbugliata. Nessuno ha la minima idea di ciò che può accadere. Che follia pensare di poter ingabbiare il mondo sulla base di formule, come quelle con cui i motori di ricerca supportano le nostre ricerche in Internet o con cui alcuni ritengono di leggere le emozioni!

Certo, fenomeni come i cinque milioni di abbonati a Tinder, la app di dating online, portavano acqua al mulino di Ed, convinto che ridurre persino le dinamiche sentimentali a un’equazione fosse un gioco abbastanza facile. Per dimostrarlo, ne aveva scritta una che analizzava le conversazioni di coppia, riuscendo a prevedere se sarebbero sfociate in un divorzio con il novanta per cento di precisione. Ma era un’illusione. Tutti i matrimoni hanno il novanta per cento di possibilità di sfociare in un divorzio. Stava per esprimere questo concetto quando il Capitano obiettò: «Mi sembra una prospettiva troppo ambiziosa. Alla fine, si tratta di individui sadici vestiti in modo ridicolo che prendono a mazzate ricci drogati brandendo fenicotteri vivi, come se fossero cetacei moribondi portati sulla tolda di una baleniera e finiti a bastonate. In quel caso, perlomeno, si tratta di un’uccisione rituale: ripete quella del capodoglio albino Mocha Dick nelle acque al largo dell’isola cilena di Mocha, nel 1830. Mocha Dick, quando fu tratta a bordo per essere fatta a pezzi, aveva ventisette ramponi conficcati nel dorso – così i cacciatori si vendicarono della ferocia premeditata con cui la grande balena bianca aveva attaccato quarantadue navi».

«Ti capisco» disse il Maestro. «Da ragazzino detestavo questo sport, soprattutto quegli urli dei golfisti dopo aver colpito la povera creatura che funge da pallina: volgari, selvaggi e irrazionali, che si mischiano a quelli emessi dagli strumenti di gioco. A distanza di anni, quell’urlo mi dà piacere, perché si è trasformato nell’urlo di Ariminum. È l’urlo degli strati profondi della coscienza di un popolo, di una Nazione, che scorrono nel fondo della superficiale civiltà moderna».

Il Maestro si accorse della perplessità che montava negli occhi degli interlocutori. Riportò dunque la discussione su un terreno più pratico: «Quanto dicevo vale in generale. In un senso più limitato, essere campioni di golf significa padroneggiare le innovazioni tecniche del periodo e l’etichetta di questo sport, che prevede la capacità di concentrarsi tanto da diventare tutt’uno con la mazza-fenicottero e la pallina-riccio, annullando il corpo e senza proiettare ombre sul green. Quando arrivi a questo punto di perfezione sei ammesso al Major Supremo che si disputa sulla Spiaggia Iperurania».

«Qualcuno dunque nel corso della Storia ha disputato una sfida di quel livello? Magari sapendo esprimere nel gioco lo Spirito della propria Nazione?». Il Capitano era sempre più scettico.

«Ci sono riusciti Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara, che hanno dato vita a un’epica gara sulla Spiaggia Iperurania nel 1968. Scorrendo le immagini in bianco e nero della sfida che sono arrivate fino a noi, avvertiamo sottesi una direzione e un significato superiore: intuiamo che la storia della Nazione cubana è la realizzazione di quello che Fellini chiama il Sogno golfistico».

«Sogno?»

«Sì, Fellini parla di Sogno golfistico karmico collettivo, nazionale e individuale: sottolineando come, nel confronto tra i loro Sogni, i giocatori di diverse culture si possono ricongiungere nel Sogno dei Sogni – il Tao, la Via». 

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Racconti Edizioni ha votato il racconto

Scuola

L’incipit è un classico errore da manoscrittaro: luce spesso fredda che fende cose o cade da qualche parte; quando va bene può darci un minimo contesto geolocale, ma l’ingresso di un racconto deve essere in medias res, un raccontista un attacco così fiacco non se lo può permettere. Ancora più assurdo iniziare così, vista la natura arrembante del racconto che, se pecca di autocompiacimento qua e là, rimane piuttosto godibile, "frizzante" quasi. La sensazione dopo averlo letto, però, è quella di un ritorno allo stato gassoso: a parte una lingua che tiene vivo l’interesse, diverse trovate azzeccate e simpatiche, la vicenda è pressoché inesistente e non si capisce bene dove vada a parare. Ci si perde tra i millemila richiami e si rischia lo stordimento fra un sorriso e l’altro. Insomma, sarebbe bello se tutta questa verve profusa nella scrittura e la ricerca della citazione semiseria venissero applicate anche alla storia, anche se non dubito che considerando anche gli altri racconti mi si squadernerebbe di fronte qualcosa di più solido e definito. Chiederei un filo meno effervescenza.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Valentinacomesai ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Arrivo sempre un po’ in ritardo sulle tue pubblicazioni ma ciò succede perché mi prendo il tempo di leggerle con calma. Mi allaccio al commento di Gordon, e lo capisco perché questo è l’effetto che fa leggere le prime volte, se non la prima in assoluto, la serie di Ariminum, ma è solo questione di tempo e si riesce a fare ordine, a dare un’identità più definita ai personaggi, a immaginare i luoghi e le ambientazioni. Detto questo, aggiungo che ho trovato i primi due episodi più fruibili, o più umani, come dice Donato. Su questo, nel dettaglio, non conoscevo certe pratiche del golf, come quella di usare in antichità animali al posto degli attrezzi. Al di là dei significati che si possono attribuire ad essa, mi sembra una pratica orribile, l’ ennesimo spregio dell’uomo verso esseri che considera inferiori. Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Frizzante :)))Segnala il commento

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Andrea S. ha votato il racconto

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Graziano ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente

Credo che questa volta sei stato più umano, sei cambiato tu o stai cambiando Ariminum a seguito del golf impallinante? Cmq troppi personaggi, e figure secondarie affollano la spiaggia, è bello vederli, ma gli occhi non riescono a filmarli tutti. Poi, le donne sulla spiaggia Ariminese sono ancora una minoranza, eppure appena di ritorno dal mare, sono loro in maggior numero! Complimenti, anche questa volta, sei riuscito a sorprendere!Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

È uno di quelli che mi è piaciuto di più Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

"essere campioni di golf significa padroneggiare le innovazioni tecniche del periodo e l’etichetta di questo sport, che prevede la capacità di concentrarsi tanto da diventare tutt’uno con la mazza-fenicottero e la pallina-riccio, annullando il corpo e senza proiettare ombre sul green": potrebbe essere un'analogia della tua idea di scrittura. E quindi di lettura. Assorbire cambiando continuamente meta. Paesaggio. Difficoltà. Rarefazione. Ma non le ombre. Quelle non si possono cambiare. Come le tracce mnestiche.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Poesia pura. Poesia del tempo, assai più nobile, azzeccata e attinente al nostro sogno metafisico e carnale immanente, della pur sempre impoetica prosa. Titubante racconto che ardisce essere poesia splendida e purissima, superando in forma e sostanza la pur consacrata, miglior prosa, che pur sempre, spicca il volo, solo quando sa essere, come in questo caso, grande poesia, nel più vero senso del termine. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello. Disquisizione in linguaggio conversativo, anche un po' proustiana, tra fatuità, storia, tecnologia, antropologia, sociologia futuristica, onirismo. E falsa citazione? (Quando citi Foster Wallace, è riferimento ad "Infinite Jest"? Hai volutamentte sostituito il golf al tennis?)Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Mi piace molto, in particolare il passaggio sul corpo. Giusto o sbagliato che sia, rimane uno dei fardelli dell'uomo. Molto belloSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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gordon comstock ha votato il racconto

Esordiente

Inutile dirti che conosco solo parte dei riferimenti. Alcune cose mi hai costretto a ritrovarle nella memoria con non poca fatica. Alre me le hai fatte conoscere. Mi rimane il problema dell'associazione, se questo esiste. Dove siamo e dove stiamo andando? La nostra mente ragione secondo forme precostituite, riconoscibili ed ogni volta in queste forme elabora le differenze con ciò che precedentemente aveva conosciuto. Qui io mi trovo spaesato come in una stanza da riordinare o come gli oggetti sparsi senza una logica nella casa di un personaggio che ho in mente da tempo. Comunque sia, tu stai seguendo una logica. Ti ho già detto che qualche volta mi ricordi un tratto di Borges, il che sarebbe un complimento che soltanto pochi potrebbero ricevere. Spero non sia soltanto uno scherzo. Continuerò a seguirti sperando che alla fine l'assassino non sia il maggiordomo! Buon lavoro!Segnala il commento

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Naoomi ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

D'accordo con Lorenzo. Piaciuta moltissimo l'idea che a partire dalla "mazza" e dalla "pallina" si proceda ad analizzare le variabili, in tutti i campi.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Mi sa che questa stagione sarà un portento indimenticabile. Complimenti, c'è una fluidità ed una ricchezza che danno l'impressione possano proseguire all'infinito! Wow!Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Quando fai l'umoristico sei forte, hai un talento innato per l'humor, non ho capito se li scrivi apposta certe scene divertenti o ti vengono spontanee e naturali a te intrinseche.Se batti su questo punto farai successo. Complimenti!Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Credo che sia uno degli episodi meglio riusciti Segnala il commento

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di Federico D. Fellini

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