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Narrativa

Come un pipistrello a due corpi

Pubblicato il 04/05/2020

Combattere contro sé stessi per vincere le proprie paure fa parte della crescita.

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Di tutte le previsioni della vigilia, poche si sono rivelate esatte.

Sapevo avrei dovuto affrontare una levataccia. Non per evitare caldo o traffico: per la luce, diceva il Magister Ludi. “Noi scenderemo quando il sole emergerà dall’orizzonte, e dovremo essere più veloci di lui.”

Incrocio qualche furgone della stampa o del latte; gli ambulanti sballano al buio, sui piazzali di mercato, la loro mercanzia; infine imbocco la SS47 direzione nord.

Le montagne sono ancora incerte, grossi budini di cacao scuro dai contorni imprecisi. Poche luci, come stelle, punteggiano i loro fianchi.

Attacco i tornanti in salita con sciabolate di fari abbaglianti. Finché un leggero chiarore mi appare, a oriente, dopo una curva. “Ci siamo quasi”, penso, “il cartello indica quota 800”.

Luca è solo un’ombra cinese contro l’alba; le vele del deltaplano, manovrate con perizia, mandano invece riflessi colorati.

“Buongiorno, Andrea. Dormito bene? Ancora un paio di attacchi e ci siamo.”

La guida è sempre sul posto dieci minuti prima, e Luca non fa eccezione. Ha già terminato il montaggio del telaio e ora, brevemente, completa con le ali.

“Spero tu abbia seguito le mie istruzioni. O ti sei abbuffato come un maiale, ieri sera?”

“No, Luca, sono a digiuno, maledizione a me” rispondo con un gesto inequivocabile.

Completiamo la vestizione: tute antivento, caschetto, scarponcini. Pronti, ci infiliamo nell'imbragatura stretta, fianco a fianco, stringendo le cinture fino a diventare un corpo unico con il telaio tubolare. Adesso sembriamo una mutazione di un grosso pipistrello, due corpi e due ali variopinte.

Ci avviciniamo al bordo.

“Non guardare giù!”

Aggancio gli occhi a una nuvola, la scontorno (quella sembra un cane con la bocca aperta). La nuvola finisce e affondo lo sguardo nello spazio circostante. Che è tanto, dicono infinito, ma non è vero. Io lo finisco e, saturo di azzurro, mi volto a destra e a sinistra in cerca di un altro appiglio.

Luca mi ordina ancora di non guardare giù.

Troppo tardi.

La mia concentrazione, vagabonda, plana sul picco della montagna oltre la valle. Alla metà di un fianco, il mio sguardo fa una capriola. Precipita al suolo, si ribalta, punta ai piedi e si rialza al cielo. Veloce, ma non abbastanza. Le immagini hanno preso forma: la forma di case, strade, pascoli, a centinaia di metri sotto di me.

Sento una mano entrare da un buco (che non ho) giusto sopra l’ombelico; frugare nelle mie viscere e rivoltarle. Lo stomaco come un tubetto di maionese, vuoto, strizzato e accartocciato.

Luca, esperto, legge segnali che non so e capisce. Le sue mani aggrappano le cinghie che penzolano ai miei fianchi, tirano, verificano la nostra simbiosi. Siamo bene allacciati.

“EVVVAIIIII!!!”

Pensavo a qualcosa di simile a una meditazione, a una concentrazione interiore che aiutasse a superare i blocchi della mente, prima del lancio. Mind over matter. Luca ha risolto più in fretta: “ora ci sei: affrontala.”

Il vento l’ho sentito dopo. La prima cosa è stata la sparizione della terra da sotto le suole. Non come inciampare: proprio sparire, dal piede destro e dal sinistro, contemporaneamente. In frazioni di secondo, d’istinto, ordino alle gambe di perlustrare alla ricerca di un appoggio. Ma non mi obbediscono, paralizzate da una frustata di corrente elettrica che scende, a fiotti, dalla pancia. Inghiotto quintali d’aria e di saliva, credo di essere immobilizzato a bocca aperta in un urlo silenzioso.

La mano che scavava nelle mie budella ora lavora a singhiozzo. Stringe, tira cazzotti, srotola.

Sento un umore freddo tra le natiche. Sembra ogni mio muscolo si sia sciolto in sudore, intenso, gelato dal vento di quota nonostante la tuta termica. Mi restano solo i nervi.

Ma non cedo, prima o poi il mio corpo ritornerà mio.

“Andrea, tutto bene?” Non lo guardo, ma so che sta ridendo, il bastardo. Che venerdì sera, dopo la terza birra, mi ha strappato la sfida a vincere quelle che lui chiama “paure infantili, sorelle del babau”.

Appena arriviamo a terra lo ammazzo. O lo ringrazio. Adesso non ho tempo per pensarci.

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Federico Baccomo ha votato il racconto

Scuola

Superare le paure, perlomeno affrontarle, è uno dei principali elementi narrativi. Così, a far mente locale, non mi viene in mente una sola storia che non abbia a che fare con il superamento di una paura. Per questo, seppure il racconto corra via in fretta, mi resta un grande dubbio: qui si vede bene il superamento, non si vede la paura.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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ALEXIUS ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

La tua penna ha decisamente un'ottima memoria. Pezzo riuscitissimoSegnala il commento

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Massimodecimo ha votato il racconto

Esordiente

un esperienza indimenticabile...tutta da vivere...penso!!Segnala il commento

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Paolo Santaniello ha votato il racconto

Esordiente

titolo genialeSegnala il commento

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Lysimachos ha votato il racconto

Esordiente
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ipa ha votato il racconto

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paroleemusica ha votato il racconto

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Mi hai fatto provare tutto. BravoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo. Da 10.Segnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore
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Helena ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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GiacomoGalli ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto, semplice ed efficace, restituisci benissimo le sensazioniSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Gran bel volo e bella scrittura, ricca e fluida. Forse chiuso troppo di fretta Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

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esercizi ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Se anche fosse vero che a volte ricerchi l'effetto, forse un po' troppo, rimane il fatto che quasi sempre ci riesci. È tutto molto vivido e tridimensionale. Bello. C'è da imparare sulle tue pagine, e non capita spesso.. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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lucidamente ha votato il racconto

Esordiente

originale e bello spaccato di un'esperienza affascinante, ho dato 2 allo stile per alcune espressioni/metafore che mi sono sembrate un po' forzate , dove il testo si fa più semplice e diretto mi è piaciuto di più! Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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di Andrea Bertorelle

Esordiente