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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Come un sasso

Pubblicato il 03/06/2018

Un irascibile professore universitario di Matematica sta per incontrarsi con un passato che aveva deciso di cancellare

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"Lei crede che io voglia parlare di Matematica con lei? Davvero non capisco come espone i concetti, trascura la logica dei passaggi".

Il ragazzo era visibilmente a disagio, gli avevano parlato dell'estrema suscettibilità del professor Armècolo, luminare di Logica matematica: quando comincia a star zitto e a fissarti è persa, gli avevano detto. È sicuro che sta per esplodere.

Gli altri studenti stavano facendo il conto  alla rovescia. Tra loro c'era chi aveva fatto scommesse sul motivo che avrebbe scatenato l'ira quel giorno, ma nessuno ci prendeva mai. Armècolo dribblava abilmente ogni previsione, anche la meno scontata, perché a infastidirlo c'era una rosa di possibilità davvero molto vasta. A volte motivi plausibili, spesso no. A seconda dei giorni, a mandarlo in bestia potevano essere nomi mal pronunciati, una voce strascicata, dei particolari intercalare, come "semmai" o "perlopiù", che giudicava generici, inadatti all'esposizione di concetti esatti. O i modi ossequiosi di certe studentesse, che lui puntualmente stroncava, perché tendevano ad adombrare non solo una mancanza di solida preparazione, ma una più grave inconsistenza d'essere. 

Ma il professore era  diffidente soprattutto con chi ostentava un'eccessiva adesione alla disciplina, la sua; chi pareva crederci davvero.

L'esattezza era per Armècolo l'unico e imprescindibile mezzo che abbiamo a disposizione per muoverci nel mare dell'approssimazione, per tentare goffamente di arginarla. Come può fare un sasso con l'acqua di un torrente, ma non di più.

Questo però agli studenti esatti sfuggiva. 

Le esternazioni fragorose di Antonio Armècolo non avvenivano mai all'inizio dell'esame. Pareva indugiare dietro quello sguardo fisso; pareva covare, traendone piacere, il disprezzo per chi aveva davanti, alimentando a colpi di stizza il magma ribollente che di lì a poco avrebbe invaso in un boato la stanza.

Quel giorno afferrò il registro, sembrava volerlo strizzare, sembrava anche che stesse per piangere. Poi si placò, fece un'ultima domanda allo studente a voce bassa, aspettò la risposta paziente e segnò un voto sul libretto. Compilò il registro e lo passò al suo assistente, a sguardo basso: "Per oggi abbiamo concluso. Vi chiedo scusa".

Si alzò a fatica dalla sedia, raccolse cappotto, penna e taccuino e lentamente uscì dall'aula, nel vocìo generale dei ragazzi, trasportato da una cortina di pensieri.

Camminò fino ad arrivare al mare, a passo lento e incerto. Si sedette su una panchina e si allentò la cravatta. Si sbottonò il primo bottone della camicia e respirò a fondo.

Sfregò le mani tra loro, a cercar coraggio e si alzò, riprendendo l'incedere lento e incerto.

Alla fine aveva deciso di andarci. L'aveva deciso all'improvviso, mentre quello studente parlava in modo polveroso, poco limpido.

Arrivò nella piazza dell'appuntamento - che lui gli aveva chiesto, quasi supplicandolo, la sera prima - sudato e col cuore in gola. Non lo vedeva da trentasette anni. Trentasette. Quante volte lo aveva cercato... quante volte aveva perso intere domeniche chiuso nel suo studio a telefonare a ospedali, istituti psichiatrici e conventi alla ricerca di una sua traccia. Niente, suo fratello pareva essere sparito, dissolto nel fumo della sua testa andata ormai fuori giri. Era sempre stato "eccessivo" come diceva la mamma. Da ragazzi Alberto lo aveva coinvolto in viaggi improvvisi e nottate intere a parlare, a farsi spiegare quello che Antonio studiava. Ma poi si ritirava per mesi interi nella sua stanza, fino a non riuscire più a mantenere legami con nessuno, né a finire l'università. E l'unico che lo capiva, l'unico che seguiva i discorsi deliranti di quell'intelligenza così rara e sottile, che poteva entrare in quella stanza buia era proprio suo fratello. Un giorno, poi, Alberto sparì. Questa dissoluzione aveva prostrato e offeso profondamente Antonio, che da qualche anno s'era ormai costretto a decidere che Alberto era morto e che mai più avrebbe provato a cercarlo. Quando gli saliva la tentazione, aveva preso l'abitudine di andare su quella panchina davanti al mare.

Poi quella telefonata. E adesso era lì, mancavano ancora 10 minuti. Poggiò la borsa per terra, tra i piedi, come uno studente. Si sistemò i capelli indietro, passò le mani sudate sul cappotto e arricciò il naso guardandosi piano intorno, nel timore di riconoscere suo fratello in qualcuno di troppo malandato oppure di non riconoscerlo per niente.

Aprì un altro bottone della camicia. Allora lo vide avvicinarsi. Magro e abbronzato, coi vestiti tutti spiegazzati, ma non logori e sudici come si sarebbe aspettato. Alberto si fermò davanti ad Antonio, che era dritto e rigido, guardandolo fisso negli occhi. Gli scappò un sorriso. Antonio tese la mano ossuta sul suo viso: gli accarezzò e poi strinse la guancia, come per sentire che fosse di carne vera. Alberto gli prese la borsa e poi la mano: "Andiamo, Antonio, andiamo a prenderci un caffè".
















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Davide Marchese ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Francesco Manciola ha votato il racconto

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Mi sono piaciuti molto il rapporto tra i fratelli e il finale aperto.Segnala il commento

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MAQUET ha votato il racconto

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Faranda ha votato il racconto

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Bello...Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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PM1 ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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c.brosca ha votato il racconto

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STILE ECCEZIONALE! ADORO QUESTO MODO DI SCRIVERE ESSENZIALE DOVE UN UMORISMO SOTTILE VIENE FUORI QUASI DAL NULLASegnala il commento

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ginevra ha votato il racconto

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sdandrea ha votato il racconto

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LOVE IT!Segnala il commento

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Zollino ha votato il racconto

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CoinvolgenteSegnala il commento

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AndreaT ha votato il racconto

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franga ha votato il racconto

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intuitiva la scrittrice , complimenti!!!!Segnala il commento

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robv ha votato il racconto

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Bellissimo! Vorrei leggere il seguito! Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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orson70 ha votato il racconto

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Nicoronchetti ha votato il racconto

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Beautiful!Segnala il commento

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Marghe ha votato il racconto

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Theresa Sisca ha votato il racconto

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Gabriela ha votato il racconto

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cassanina ha votato il racconto

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Concetta Laurentaci ha votato il racconto

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Inaspettatamente teneroSegnala il commento

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Claudio Recchia ha votato il racconto

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Affascinante la metodologia per la quale il testo, la sua trama ed articolazione ti "buttano" nella storia senza chiederti il permesso. Wow Segnala il commento

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MB ha votato il racconto

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Annamaria Gallone ha votato il racconto

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Antoo66 ha votato il racconto

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nicolabichisao ha votato il racconto

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Giancarlo bozzo ha votato il racconto

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Cosimo ha votato il racconto

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Che belloSegnala il commento

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Elena ha votato il racconto

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notevole!Segnala il commento

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Valeria Finardi ha votato il racconto

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Molto coinvolgente e ben strutturato. I personaggi dipinti con poche, perfette, pennellate. Segnala il commento

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Gianmario ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Pipetta ha votato il racconto

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Paolo Bichisao ha votato il racconto

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Costa ha votato il racconto

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Vittorio ha votato il racconto

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Sempre meglio, aspetto il prossimo. Segnala il commento

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Ellida Wangel ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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SL ha votato il racconto

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di Elisabetta.di Maria

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