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Young Adult

Come una festa

Pubblicato il 13/05/2020

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Aurora era seduta sul letto, dando le spalle allo specchio, mentre al piano di sotto udiva suo padre spostare pentole in cucina. Il fratellino piagnucolava con voce acuta. Aveva finito di prepararsi con mezz’ora di anticipo e ora il vestito nero le stringeva la carne poco sopra i seni, togliendole il fiato. Gli orecchini d’argento le prudevano. Se li sfilò. Aveva i lobi arrossati.

Era la sera della festa di fine anno al liceo, e per Aurora sarebbe stata l’ultima. A settembre aveva un biglietto di sola andata per l’Inghilterra; era stata ammessa a un programma di biologia molto selettivo in un’università londinese. La lettera era arrivata il giorno prima, sua madre era uscita dalla stanza da letto in cui ormai passava gran parte delle sue giornate per abbracciarla, suo padre si era precipitato a comprare dello spumante e dell’aranciata, suo fratello aveva improvvisato un balletto insieme a Pasquina, la loro anziana gatta. Un soffio vivo con qualcosa di surreale aveva attraversato la casa silenziosa da mesi. Aurora aveva osservato la scena dall’alto della scala, stringendo la lettera in mano.

Suo padre bussò alla porta. L’avvisò che Giorgia aveva telefonato, sarebbe stata lì in dieci minuti insieme a due altre amiche. Sembri una principessa, le disse anche, guardando la seta del tubino e accarezzandole un braccio. Aurora non sorrise. Si sentì esposta e nuda e prvò il desiderio di rimpicciolire dentro di sé.

Giorgia guidava a scatti, imprecando di tanto in tanto, mentre le altre ragazze ridevano della sua goffaggine. Arrivarono a scuola, incrociarono un paio di professori che le salutarono con calore. Tutti si congratulavano con Aurora, il vecchio Moroni la abbracciò tenendole una mano un po’ troppo in basso sulla schiena e le disse che era bellissima e bravissima. Una principessa. Aurora sentì il fiato del professore sul collo, odorava di sigaro. Si divincolò e tenendo Giorgia per mano si mescolarono alla folla.

Ballarono per un paio d’ore, forse tre. Aurora aveva i piedi dolenti per le minuscole scarpe col tacco che si era messa. Erano deliziose, bianche e nere, le aveva pescate dall’armadio di sua madre, tra le cose polverose che lei non metteva più da anni. Suo padre si era commosso tanto quando le aveva scelte. Era uscito a fumare in giardino con le lacrime agli occhi.

Le ragazze si sedettero sui divanetti, si versarono della birra, si misero a commentare le varie coppie che si erano formate negli ultimi tempi a scuola: Paolo con la bionda dell’altra sezione, Maria Grazia con la piccoletta di terza che nessuno sapeva fosse lesbica. È strano, disse Giorgia a un certo punto, pensare che l’anno prossimo queste cose non esisteranno più. Intanto la musica pulsava forte, Aurora era alla terza birra e le sue terminazioni nervose sembravano essersi staccate dal corpo, fluttuare sopra la scena. Vide quella stanza e le parve un’enorme bolla di sapone pronta a scoppiare, una cosa effimera a cui non fare troppo caso. Per anni non aveva desiderato altro che andarsene da quel buco di città e ora che stava davvero succedendo non avvertiva nessuna euforia. Nemmeno i piedi le dolevano più. Era possibile non sentire niente?

Barcollando, Aurora si diresse verso i bagni. La gente continuava a urtarla, ogni tanto riceveva qualche generosa manata sul sedere. Nel tragitto si imbattè in Mattia. Mattia era stato il ragazzo di Giorgia per tutto il terzo anno di liceo. Avevano rotto piuttosto male perchè lei aveva perso la verginità con un russo che aveva conosciuto in vacanza in Costa Azzurra. Mattia era visibilmente nervoso, si tolse e rimise gli occhiali tre o quattro volte. Le disse che aveva la macchina, l’aveva usata per portare la batteria della band. Voleva fare un giretto con lui più tardi, era tanto che non parlavano. D’accordo, aspettami solo due secondi che vado in bagno.

La testa non aveva smesso di girarle. Si sedette sulla tazza con la tavoletta abbassata, il tubino le stringeva la pancia gonfia, ma non le venne in mente di pisciare. Si mise a leggere i graffiti. Uno recitava “trovami un modo facile per uscirne”. Era una frase di una canzone, di una poesia? Aurora rise di cuore, e le sembrò la prima volta da settimane. Immaginò qualcuno che se ne stava su quel cesso bloccato da una diarrea fulminante e decideva di lasciare una testimonianza scritta dei suoi tormenti. Aurora estrasse dalla borsa un rasoio; era di Giorgia glielo aveva prestato perchè non si sa mai con i ragazzi stasera. Non pensava che con Mattia sarebbe successo nulla. Era una precauzione inutile? Forse un modo per non dover tornare subito in mezzo alla ressa e al ritmo allucinato della musica. Un modo semplice per uscirne.

Ora stava suonando un pezzo funk. Aurora si abbassò le calze, passò il rasoio sull’interno del polpaccio e i peli biondi caddero sul pavimento già lurido. Lo passò ancora, e ancora, finchè delle minuscole gocce di sangue non spuntarono dai suoi pori. Poi incise, più in profondità, e fu allora che il getto rosso e caldo la riportò sulla terra. Il dolore era anch’esso bollente, arancione e nero come le braci di un camino. Come se qualcuno l’avesse presa tra le braccia e portata in un luogo confortevole. Un principe che svegliava la sua principessa. Aurora portò la lama più in basso all’altezza della caviglia e incise di nuovo. E fu come una festa.  

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Elena Lamperti ha votato il racconto

Esordiente
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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Straniamento da fiaba inattesa.Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Esordiente
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Fiorenzo ha votato il racconto

Scrittore

"E fu come una festa" è una bella chiusa. Se posso, il racconto ha qualche punto che non mi convince appieno: un rasoio a mano libera è difficile da trovare, è poco verosimile che l'amica glielo abbia dato, tra l'altro per difesa; il padre che fa capolino dalla porta e all'improvviso lo trovo che le accarezza il braccio; Aurora che ride di cuore e subito dopo estrae il rasoio.Segnala il commento

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Stefano Adesso ha votato il racconto

Esordiente

ho apprezzato l'idea del soggetto candido in cui s'insinua un'ombra di violenza. le scritte nei bagni pubblici sono la vita. bello.Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Bruno Leri ha votato il racconto

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Andrea Bertorelle ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Esordiente

Fa male male , ma è scritto bene beneSegnala il commento

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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Caspita che finale!Segnala il commento

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Edoardo Mazzotti ha votato il racconto

Esordiente

Una testimonianza cruda, come un pugno che ti viene sferrato dal tuo migliore amico...Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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RoCarver ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Il disagio s'insinua sin dalle prime frasi, con il vestito nero che stringe la carne della protagonista. Poi diventa sempre più disturbante per il lettore fino ad arrivare al finale, spiazzante. Descritto talmente bene che fa paura, e ti porta a riflettere su come il dolore possa diventare piacere. Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
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Chiedi di me ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Ondina ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Pennina bianca ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Helena ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Scritto bene, ma insopportabilmente capace di farci immedesimare in quello che succede: la chiusa è ancora più insopportabile, perché ribalta molti luoghi comuni... mostrandoci come una forma di autolesionismo feroce possa recare seco il piacere... di farci del male, e goderne... trasformandolo in una forma di raffinata estasi corporea... esteticamente coinvolgente, oltre tutto... per quanto patologica e deviante...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Max Musa ha votato il racconto

Esordiente
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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Trovo sia coinvolgente, ma attenzione a qualche refuso :)Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

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di Irene Doda

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