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Narrativa

Confessione

Pubblicato il 22/05/2020

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“Ti ho mentito. Su tutto quanto avevo promesso, non ho mai creduto ad una sola delle mie parole. Ho blaterato, straparlato senza un secondo fine. Ho preso in giro tutti, compreso me stesso. Sì, non c’era uno scopo recondito, ho mentito e basta. Per il puro gusto di farlo o per illudermi di poter essere migliore. A ben pensarci, una speranza di redenzione c’era. Piccola, intendiamoci, direi anche microscopica, ma era pur sempre una fiammella. Anche un incendio parte da una scintilla..”

Raccolsi un vasetto, sporco ancora di dopobarba, e lo poggiai sul bordo del lavandino, reggendolo con una mano.

“..pensare che ogni giorno, ogni santo giorno, ho inventato storie per tenere su il mio castello di carta. Eppure sarebbe bastato soffiarci su per vederlo crollare. Nessuno ha mai tentato di farlo, tutti hanno creduto in me, hanno riposto fiducia nel peggiore tra gli uomini. Dovrei farlo per loro, dici?”

Poggiai la schiena al muro e ribaltai gli occhi, schiaffeggiandomi per restare sveglio.

“Forse hai ragione, ma sono egoista per definizione, che pretendi? Non è stato facile giustificare le assenze, devi avere una gran memoria per mentire così spesso. Oggi sono in facoltà, domani ad un colloquio di lavoro, mentre spegni il telefono e ti volti dall’altro lato. A furia di restare a letto sembra che le ossa non sappiano più sorreggerti. E invece eccomi qui, pronto a confessarmi come un credente di fronte al crocifisso. La mia mente è come un dedalo di bugie, mi disse una ragazza. Non ho capito cosa intendesse con questa frasetta fino a quando mi ci sono perso. Non c’era un mostro ad aspettarmi, ma solo un gran mal di testa. Queste fottute pasticche sono state filo e mura nel mio labirinto”.

Capovolsi il barattolino sul palmo della mano e contai tre pillole, separandole con le dita. Le lanciai nello scarico del lavandino e ne presi altre tre.

“Al di là di ogni giustificazione, sono una frana e non merito compassione. Non mi guardare con quegli occhi pietosi, non hai ancor capito chi sono? Un Giuda che ha venduto se stesso per niente, svenduto a vizi e perdizione”

Mi voltai verso l’armadietto e lo colpii con un bottiglia, poi restai immobile a godermi il gocciolio del sangue dai frammenti di vetro.

“In fin dei conti sei l’unico ad avermi sempre incoraggiato ed il solo che ho odiato senza sosta. Se l’avessi fatto prima, avrei evitato un bel po’ di delusioni. Oggi spargerò un ultimo carico di sofferenza, magari sono solo un sadico. Un sadico, io, chi l’avrebbe mai detto. Ormai è tardi per le definizioni, le domande resteranno attorcigliate ai punti interrogativi, qualcun altro troverà delle risposte”

Inghiottii tutto quanto ancora riempiva il barattolino, ogni capsula scivolò giù su sorsate di birra.

Mi accasciai, guardando il mio sguardo spento allo specchio, poi richiusi gli occhi sperando, in fondo, che qualcuno accorresse per salvarmi ancora una volta.

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Un bugiardo, un egoista, una frana che non merita compassione, un Giuda senza prezzo. Hai steso un ritratto perfetto di chi non la forza di vincere "vizi e perdizione", e non chiede altro che di essere salvato da se stesso. Fa molto riflettere.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Isa.M ha votato il racconto

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Mi è piaciuta la forza con cui il testo mi ha tenuto agganciata. Segnala il commento

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di Graziano

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