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Autobiografia

CONFESSIONI DI UN MENTITORE DISTRATTO, DALLA PROPRIA SICUMERA, E UN TANTINO (IM)PARZIALE

Pubblicato il 22/11/2020

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Inizio a credere alle supposizioni della mente - almeno di una sua parte, indefinita, al momento, anatomicamente, anche se il lobo frontale è il più indiziato, fra i tanti, per quanto ne sappia - che si trincera dietro posizioni assai farraginose, o troppo sperimentali, nient'affatto equilibrate, per così dire, permettendosi di manipolarmi, a dispetto delle componenti altre, oltre ogni ragionevole limite, suppongo.

È una situazione paradorsale, complessa e complicata, un processo rischioso, a tutti gli effetti, che si trascina dietro il pericolo di una frattura insanabile del mio equilibrio psicofisico.

Ho scritto "paradorsale" per fare dello spirito, ché la mente in questione sarebbe la mia, se permettete, e ne parlo con un certo distacco ironico, per evitare che se ne esca fuori con ulteriori aggiornamenti del proprio status, allo scopo di inficiare la mia autonomia gestionale, precipitandomi, per l'ennesima volta, nella condizione di "esordiente"

ad interim.

Tutto è iniziato un martedì pomeriggio, mettiamo, intorno alle tre e venti scarse. Arrotondo per sottrazione, in modo da evitare ulteriori sbalzi mentali, chè la mente è sempre lì, in compagnia dei "nostri comuni" pensieri, pronta a farsi i cazzi miei. Se rimango un po' vago, ho maggiori possibilità di farla franca, di ingannarla quel tanto che basta, per mantenere un barlume di autonomia.

Lei - la mente, nel caso specifico la sua componente apicale, quella manageriale, che si occupa del chi, del cosa, del come, del quando, del quanto è del perché- è molto sensibile ai tempi di reazione neuronali e sguazza tra le sinapsi, alla velocità della luce, cercando di non farsi scappare niente, oltrechè per attingere alla fonte primaria di tutti gli stimoli. Il controllore che controlla sé stesso: è un paradosso o un paraculamento?

Alle tre meno venti scarse, di un martedì, come vi stavo raccontando, ho avuto la sensazione netta di uno slittamento percettivo, come se ci fosse una scissione, in atto, tra una parte dei miei pensieri, e tutti gli altri, che hanno alzato le barricate, a difesa del loro status Quo.

Ma Qui Quo e Qua non si sono visti, anche se il vecchio Walt ci deve avere messo lo zampino, quel bastardo. Rappresentazioni sotto forma di immagini: a queste dobbiamo ricorrere, quando il "parlato" e lo "scritto" - con tutte quelle divagazioni che le parole provocano, cercando di scandagliare i nostri processi speculativi e/o immaginativi - non possono più fare al caso nostro.

O ti chiami Cioran, Severino, Landolfi, o giù di lì... e allora puoi anche sperare di affrontare le questioni esistenziali, dandogli un taglio divulgativo, oltrechè speculativo - se pur specialistico, e di non facile trasmissione, nodavvero - oppure devi " disegnarteli" i tuoi pensieri, "fumettarli", in qualche modo, dando loro una pregnanza figurativa immediatamente fruibile, nelle quale gli archetipi del nostro immaginario appaiono stilizzati e semplificati, ma integri, e poi dargli un'occhiata, senza farti troppe seghe mentali.

È così mi sono creato un luogo altro, discosto dalle correnti più reazionarie, dove sopravvivo, in compagnia di pensieri accuratamente selezionati, cercando di evitare la presenza supponente della mente globalizzata, sempre in attesa di un mio passo falso, per sgambettarmi.

È una scissione, d'accordo, lievemente autistica, se così vogliamo chiamarla, che mi permette, tuttavia, di mantenere un equilibrio parziale, provvisorio, e lungamente temporaneo e temporeggiatore, mi auguro,

Va da sé che tutte queste considerazioni ipotetiche non pretendono di insegnare alcunché. Le considero eminentemente - autoreferenzialmente e moderatamente - divulgative, ad uso prettamente personale, nella vaga speranza di offrire ai lettori uno spaccato parziale dei percorsi - e ricorsi - mentali cui soggiaccio, ultimamente.

Purtuttavia, vi sarei molto grato se voleste - o poteste, volere è potere, si diceva, una volta - prenderne atto, scusandomi per la loro evidente parzialità, nonché per l'urgenza formale usata per esprimerle.


Sono più o meno quasi le quattro, e tutto procede regolarmente: Qui Quo e Qua mi ronzano ancora intorno, ma sono tranquilli. Avrei ancora 461 battute a disposizione, quando avrò finito, però le supposizioni... tornano a farsi sentire.

Come ho fatto a sapere quante fossero, ancor prima di "finirle"? (le battute)

È un montaggio, ragazzi (e ragazze): ho finito di scrivere, poi ho visto quante ne mancavano, per arrivare a 5000 e ho riempito la spazio lasciato libero, precedentemente. Buona fiction a tutti.




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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Intrattenimento allo stato puro, sui meccanismi della (tua) mente. Si piroetta vorticosamente fra una simpatica accozzaglia di parole e ogni tanto si perde il filo. Alla fine mi sono chiesta cos’è successo quel martedì pomeriggio alle tre e venti ma non credo sia poi così importante ai fini della comprensione del testo, è più che altro un bell’esercizio per la (nostra) menteSegnala il commento

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Otorongo ha votato il racconto

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Te lo dico con tutto l'affetto possibile e immaginabile, ammettendo anche la mia ignoranza: non c'ho capito niente!Segnala il commento

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Salvatore Greco ha votato il racconto

Esordiente

contare le battute, molto originaleSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Signor Fabiani ha votato il racconto

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Editor

Adriana, il tuo ragionamento è corretto nella forma, ma debole nella sostanza. Mi è di scarsissimo conforto sapere che “I Miserabili” sono un capolavoro, secondo i canoni dell’800. Io scrivo (e leggo) oggi, anno di grazia 2020, con la sensibilità e le aspettative di oggi, anno di grazia 2020. E “I Miserabili”, oggi, sono illeggibili, senza bisogno di tirare in ballo desideri commerciali di pubblicazione. Sono illeggibili e basta. Li posso leggere “perché sì”, perché non puoi non averli letti, perché magari, qua e là, posso trarre ispirazione. Ma dire “e allora i Miserabili?”, “e allora Manzoni?”, “e allora il Gattopardo?” – oggi, anno di grazia 2020, quasi 2021 - mi sembra una sofisticata variante del “tagliarselo per fare un dispetto alla moglie”. Ma, insomma, al solito, ognuno trova il suo piacere dove può. Scrivere cose incomprensibili, in uno stile insulso, in uno stile che non è nemmeno uno stile, in modo che ognuno in questa incomprensibilità possa banalmente trovare la conferma dei suoi pregiudizi, pizzicando brandelli di frasi, è la via più rapida per mettersi al riparo dalle critiche sulla qualità della propria scrittura, “nonché” per nascondere la propria ignoranza della lingua italiana. E, se proprio vi piacciono i classici, consiglio "I vestiti nuovi dell'Imperatore" ... Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

sei un copione... non puoi parlare di mente e coscienza mettendo nello stesso pezzo "archetipo" e "farraginoso"... da quando le ho usate io nessuno ha più diritto di usarle... :)....bello... capire lo scrittore e conoscerlo è utile a leggerlo per pesare trame stile e soggetti... un plauso da parte mia... per quel che valeSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo. Logica prandelliana, lucidità onirica un po' borgesiana, ironia et sarcasmo (e buona incazzatura). Pregevole riflessione su verità-menzogna.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Oh coraggioso amico che usa gli avverbi in mente! Chi di noi non cerca un luogo altro, un equilibrio anche momentaneo usando entrambi i piedi e anche le mani, che stans pede in uno componeva solo Orazio. Poi, butto lì qualche nome: La fattoria degli animali L'amante di lady Chatterley Il Gattopardo Alla ricerca del tempo perduto Indovina cos'hanno in comune? Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

E' come lo sfiato della pentola a pressione: non sai se ti sta avvisando che il cibo è cotto e puoi finalmente placare la fame o di stare alla larga. Condivido in pieno le tue idee: l'arte non ha decaloghi. Se si piega al gusto, alle esigenze di mercato, ai diktat degli editori, alla critica di chi critica perché non sa fare altro, è finita. Esordienti per sempre? Prova a immaginare che fine farebbero certi capolavori della letteratura del passato se finissero in mano agli editor di oggi. Fai bene a ribadire "tutte queste considerazioni ipotetiche non pretendono di insegnare alcunché", perché ne abbiamo i timpani pieni di chi è convinto di poter insegnare agli altri come, perché, quanto, per cosa vivere. E basta con i tuttologi!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

letto tre volte, quindi hai già fatto “centro”Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Non credo nella scrittura automatica, e nemmeno nei rapsodi. Qui c'è un tornado di idee. L'idea fulcro è pensiero libero, libero dal 'mentale', scrittura, persona, poggiare sui propri piedi, trovare il baricentro e vivere bene. È un affascinante compito a cui mi dedico anch'io, da oggi ancora di più, grazie anche a te e a tutti gli scrittori di typee. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Non puoi fare a meno di scrivere e di pensare... Segnala il commento

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NicolaDimo ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Io (ma no)ho capito ma tu che hai detto? :)Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Dici tanto x non dire poi tanto...Segnala il commento

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Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
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di Franco 58

Esordiente
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