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Narrativa

Contrabbandiamo prosciutto crudo, ma ci scoprono

Pubblicato il 29/09/2020

La vera storia del fine settimana appena trascorso. L'ho messo sotto Narrativa perché ho un po' paura del genere autobiografico.

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Aperti gli occhi, cercai di avviare il sistema livellando i buchi temporali della nottata. Dopo qualche secondo, volente o nolente, ero sicuro di ricordare tutto. C'era anche un sogno come bonus e, prima che inesorabili processi mentali potessero sciacquarlo via, lo ripercorsi meticolosamente.

In quell'atmosfera rarefatta di giubbotti in pelle e di strade sferzate da vento e pioggia; in quella cacofonia di luci al neon, orchestrate per vincere l'oscurità al prezzo di solchi d'ombra sui volti allucinati; in quel groviglio di pulsioni così disparate da scagliare l'anima lontana dal corpo molto più di quanto possa qualsiasi sostanza stupefacente; insomma, in quell'affollata solitudine così fedelmente riprodotta dal mio subconscio, è apparsa Chiara. E con l'indiscutibile assurdità dei sogni, la osservavo nel suo vestito rosso, la sua figura come incollata sullo sfondo oleoso di cui ero parte, per davvero, fino a poche ore prima. Il suo sorriso timido, un tempo faro con cui sondavo oceani di vita, si avvicinava a me indicandomi le mani. Sprofondato com'ero in quella melma di rumore bianco, ballai con lei un lento, il mondo concessoci finalmente silenzioso.

Quando fui certo di aver fatto mie le immagini del sogno, preziose forse più di molti ricordi di vita vissuta, mi alzai dal letto. Valentina non era rincasata nonostante si fosse appuntata il mio indirizzo sul palmo della mano prima che la salutassi, lasciandola in compagnia di Gabri e di quel tizio, Pecora. Innervosito, decisi che non l'avrei aspettata e uscii di casa intenzionato a non modificare il programma della giornata.

Pioveva. Il cielo era lattiginoso come quello che le persone che non masticano di fotografia definiscono "brutto per le foto", o come quello che le persone che masticano di fotografia definiscono "perfetto per i ritratti", con la luce morbidamente diffusa sui volti e gli occhi scintillanti dall'interno. C'era anche un vento capriccioso che mi suggeriva di chiudere l'ombrello e ricorrere al cappuccio del cappotto appena riesumato dai recessi dell'armadio. Era definitivamente iniziato l'autunno e tanto bastò per risollevarmi il morale.

Essendo sabato, nella piazza davanti alla stazione del mio quartiere c'era il mercato. Lo attraversai per coglierne i colori, gli sguardi, i profumi che hanno le chiacchiere scambiate col sorriso. Durante la settimana la città è operosa per necessità, mentre al sabato è operosa per scelta. Dal lunedì al venerdì le teste sono chine, un po' per rassegnazione, un po' per non affrontare i luoghi associati al solito tran tran e per questo lievemente squalificati. Al sabato, al contrario, gli sguardi si fanno audaci e osservano, stimano nuovi itinerari - quasi mai geografici, cercano occasionalità. Ecco perché mi piace infilarmi nel mercato del sabato, anche se poi mi distraggo e non compro mai nulla.

Infatti ne uscii a mani vuote, proseguii per la stazione e montai sul primo treno in direzione del centro, perché di quella giornata uggiosa non ero sazio e perché erano ancora molti gli angoli di città che avrei voluto mostrare a Valentina.

 

La domenica è invece sonnacchiosa. I negozi sono chiusi, la gente cerca degli svaghi all'aria aperta se il tempo lo concede, sta rintanata a casa se c'è aria di pioggia. Era una domenica del secondo tipo, ma di stare a casa non ne avevo voglia, inoltre adesso Valentina c'era davvero. Seduti all'unico caffè trovato aperto, ruppi il silenzio calato all'arrivo del cappuccino: «Immagina mettere in piedi un contrabbando».

«Di cosa?»

«Mah, prosciutto crudo.»

«Prosciutto crudo.»

«Esatto, però ci scoprono.»

«Ma come, già finito?»

«Devi capire che per organizzare un traffico così, un po' di ingranaggi li devi oliare. Nel nostro caso trattasi dell'agente della dogana di Chiasso, Huber. Padre di famiglia, un tipo tranquillo sulla cinquantina. Una buona forchetta.»

«Ghiotto di prosciutto.»

«Lì ti volevo. È così che lo corrompiamo: un paio di prosciutti allungati ogni tanto per il suo silenzio sono il nostro lasciapassare, ma anche la nostra condanna.»

«Ha la moglie vegana?»

«Peggio. Huber è scrupoloso, è rigoroso e ogni anno fa un check-up completo, e indovina un po': un'anomalia nel colesterolo.»

«Troppo prosciutto.»

«È quello che pensa anche il numero uno del Reparto Investigativo per il Contrabbando Alimentare, che periodicamente controlla, a campione, gli agenti di tutte le dogane.»

«Che sfiga.»

«E Huber confessa, che ci vuoi fare.»

«Dai, vai a pagare.»

Passeggiammo lungo la parte alta del lago, arrivando fino a un'isoletta legata alla terra ferma da un ponticello. Lì ci raggiunse Gabri, mollò la bici e si sedette con noi sul prato. Valentina sfoderò dallo zainetto una copia del Kamasutra e iniziò a leggerne uno stralcio a Gabri, nonostante fosse stato lui a prestarglielo il giorno prima. Era ormai tardo pomeriggio e le nuvole si erano diradate. Mi sdraiai chiudendo gli occhi e senza muovermi mi allontanai. Sulla pelle sentii il calore di un sole timido come un sorriso, rosso come un vestito. 

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MeAlCubo ha votato il racconto

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Secondo me scrivi decisamente bene. Mi tengo gli altri racconti da leggere più avanti.Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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credevo fosse passato di moda l'LSD... gli effetti sono stupefacenti... effetto lucido... piaciutoSegnala il commento

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Verde ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Strambo e bello come piace a me. BravoSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Helenas ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bello tutto... dall'inizio alla fine,soprattutto la tua capacità di legare e "armonizzare" soggetti, stili e toni diversi, mantenendo intatta la "valenza formale e sostanziale di ognuno". Il finale è delicatamente sontuoso, e irretisce, con il suo "eros cromatico" , lucente e conturbante, pur nella sua delicatezza. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Piaciuto tanto, sei una testa matta :))Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Ci sono parecchi elementi in questo racconto. Alla fine vien da chiedersi: ma che c'entra il sogno, con il giro per mercati, la domenica sonnacchiosa, un progetto di contrabbando, Huber il doganiere incorruttibile, il Kamasutra? Niente. eppure li hai legati insieme benissimo. Piaciuto Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Isabella Ross ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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di eyepizzapie

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