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Non-fiction

Contro la sobrietà

Pubblicato il 06/05/2019

Le domande e le riflessioni di una qualsiasi domenica mattina

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Domenica mattina, ore 8.35. Mi sveglio, guardo l’ora e mi rigiro dall’altra parte. Non posso continuare a dormire quattro ore per notte.

Domenica mattina, ore 10.12. Mi risveglio e stavolta mi arrendo alla luce del Sole. Sono tornata per un paio giorni dai miei genitori e non è carino perdere tutta la mattinata nel letto senza vederli.

Attacco internet e trovo due messaggi: A. mi ha scritto un’ora fa dicendomi di essere stanca e sulla strada di ritorno per casa dopo aver fatto sesso per la prima volta con una ragazza, ed M. mi ricorda il nome degli Eiffel 65 che per me ieri sera erano gli Eiffel 88. Sorrido. Ieri sera.

Con la mente torno nell’immediato a ciò che ho fatto, visto e sentito ieri sera, e con la stessa rapidità mi rendo conto della nausea che mi pervade dallo stomaco fino alla testa: anche ieri sera abbiamo dato, ovviamente, e sono ormai arrivata in quella fase della giovinezza in cui comincio ad accusare il colpo, nonostante abbia ancora il fisico per dormire poco e stare in giro fino a tardi. Il mal di testa non mi impedisce di ripercorrere le tappe della serata: una bionda a casa, un Martini al solito bar, una rossa, un Montenegro e poi ancora medie su medie, come sempre. Tornare a casa è così, è una bevuta continua, un allenamento della vescica per il mio domani in dialisi, un festa color paglierino più o meno satura di CO2.

Ma perché ci facciamo questo? Perché evitiamo l’acqua in serata, quando poi il giorno dopo non ci basta mai? Fida compagna la mettiamo vicino al letto la sera appena tornati a casa, quando ce ne ricordiamo, e lei veglia su di noi soprattutto dopo i due tiri della buona notte.

Ma perché bere, dicevamo. Prendiamo in esempio una serata come quella di ieri: era il compleanno di M. che ha riunito tutte le sue compagnie, le quali raccolgono persone delle più diverse estrazioni sociali. Ma come far combaciare le parti? Ci ritroviamo tutti al bar centrale, e l’imbarazzo e l’eterogeneità della congrega sono palpabili. Cosa abbiamo in comune?

Qualche chiacchiera di circostanza, camminando sempre sulle uova: chi lo sa se a P. va bene il dottorato, se a D. il lavoro procede come dovrebbe o se è stato licenziato? Chiedi, ma non chiedere troppo, non è il momento per rischiare di incappare in discorsi senza lieto fine: è una serata di festa.

Ebbene, le ore procedono e il tasso alcolemico sale, e in qualche modo l’ingegnere e il muratore scoprono di guardare la stessa serie, il chimico e la clarinettista scoprono di aver conoscenze in comune, e si comincia ad intrecciare le compagnie, a trovare la risata che accomuna tutti.

L’alcol altera la percezione di sé, del rischio e della paura, e io ne sento il bisogno. Ho bisogno di evadere dai miei confini e di sentirmi parte di quelli degli altri. Permette l’intersezione di mondi diversi, quando le nostre realtà schematiche e sempre più chiuse nei comparti delle nostre ‘competenze’ non ci permettono di vedere ciò che c’è oltre la professione di chi abbiamo davanti. Credo nell’Enivrez-vous di Charles che non si limita ad essere un sottotitolo a tema in una foto di qualche 17enne alle prese coi primi cocktails in discoteca, ma è qualcosa di enormemente più profondo e vivo: è l’invito ad evitare di rimanere nel proprio bozzolo facendoci aiutare dai mezzi più disparati, a conoscere l’altro in quanto facente parte della natura circostante, è l’ammissione delle nostre debolezze che possono essere dimenticate e oltrepassate per una sera. Il menhir delle responsabilità che ci sono cadute addosso, delle mail a cui non abbiamo risposto, e degli amori inconfessati, cade dalle nostre spalle per lasciare spazio al bicchiere che impegnerà la nostra mano, e la danza comincia. 

Sono la farfalla ebbra che emerge barcollante e sicura dal bozzolo. 

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Giuseppe Cecere ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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