leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Coriandoli

Pubblicato il 10/11/2018

Risaliamo gli scalini, il vento ci solleva e ci respinge. È il respiro del Grande Fiume.

35 Visualizzazioni
10 Voti

Qui la terra è così piatta che si può perfino intuire la curvatura dell'orizzonte e basta alzarsi in punta di piedi per sentirsi al centro del mondo. All'altezza dell'argine di uno dei tanti canali, la strada prende una serie di impreviste e molteplici direzioni. Attraversiamo una strettoia molto curva, scendiamo appena qualche metro e a quel punto tutto si rivela in un unico colpo d'occhio. Non sembra più di guidare, ma di navigare. All'uscita di ogni paese si può vedere subito il successivo e così via. Ogni campanile si sposta a seconda del percorso e non lo si perde mai di vista: è la terra a scorrerti incontro e non tu ad attraversarla.


Un vento improvviso sorprende le vie del paese, sprofondato nel sonno domenicale. La piazza è una distesa di luce diffusa e l'unica ombra, squadrata, è quella di una tenda che ripara i pochi avventori di un bar. Potremmo lasciare la macchina in qualsiasi posto, non c'è una sola anima viva in giro, nessuno avrebbe nulla da ridire. Vogliamo avvicinarci il più possibile all'argine, così imbocchiamo una strada del tutto sgombra, che ci porta dritti ai piedi del fiume. Una volta scesi notiamo per terra coriandoli sparsi, che si alzano al vento in brevi spirali, prima di ricadere e disperdersi di nuovo ai bordi del marciapiede. Ci guardiamo indietro. La via è deserta e il vuoto perfeziona la prospettiva, in cui la via di fuga termina con il campanile, che pende vistosamente a est come non ci saremmo mai aspettati.

L'aria sembra risucchiarci su, proprio verso l'argine. Risaliamo gli scalini, il vento ci solleva e ci respinge. È il respiro del Grande Fiume. Solo adesso che siamo arrivati in cima ce ne rendiamo conto. Nulla sembra poterlo fermare, o anche solo disturbare. Avanza scuro verso di noi e ci scorre sotto gli occhi in un silenzio sovrannaturale. Non sembra nemmeno accorgersi delle poche imbarcazioni che lo solcano con circospezione, né dell'isola finita in mezzo al suo corso e che lui aggira da chissà quanto tempo con indifferenza, disegnando un'enorme ansa che pare non finire mai, fino a deviare in maniera indefinita il limite stesso dell'orizzonte. Sulla strada lungo l'argine non passa quasi nessuno, solo qualche bicicletta, rare macchine. Il Grande Fiume è immobile davanti a noi, eppure non si ferma per un istante, annunciato da un soffio rarefatto che arriva da altre terre, che non conosciamo.


Fa freddo, il vento è ovunque, ci avvolge e ci abbandona. Scendiamo i gradini, mettendo i piedi a terra ben al di sotto del livello dell'acqua, mentre si insinua in noi una sottile sensazione di timore e di rispetto. Non ci siamo detti una sola parola da quando siamo arrivati, ma anche senza parlarci siamo d'accordo che ora è il momento di tornare indietro. I frammenti di carta colorati, che continuano sollevarsi a folate intorno ad una transenna stesa a terra, rendono più calda la luce della sera e attutiscono il rumore dei passi sul selciato. Stiamo per salire in macchina quando un'ombra appare in alto, in fondo, proprio in cima all'argine.

Ha qualcosa di strano e d'istinto comincio a correre di nuovo verso gli scalini. Mentre corro, inciampo, mentre inciampo inizio a distinguere qualcosa. Sembra un trattore, ha delle ruote molto alte, traina un carro e sopra il carro si staglia il profilo di un corpo massiccio e una testa rotonda. Dietro a questa figura sembrano spuntare due lunghe orecchie da animale. In controluce, tutto questo non è che un'ombra che si schiarisce lentamente mano a mano che mi avvicino all'argine. Sembrava così lontana, poco fa, e invece è già qui. Riesco a salire i primi gradini, quando il veicolo esce dal cono d'ombra ed entra nella luce violenta del tramonto. Vedo passare un orco verde, con abiti da contadino. Ondeggia, sembra salutare con una mano, quasi a benedire, ma potrebbe anche essere il vento, o soltanto la strada sconnessa. È un istante. Il trattore se ne va seguendo il profilo dell'argine. L'orco ci ha già voltato le spalle. Dietro a lui, di spalle, un asino sorride con la bocca spalancata, mostrando due fila di denti e si fa beffe di noi, tirando fuori una smisurata lingua rossa.

Logo
4118 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (10 voti)
Esordiente
8
Scrittore
2
Autore
0
Ospite Belleville
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 1505078293604.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Emanuela ha votato il racconto

Scrittore
Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large chapter01.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Francesco Manciola ha votato il racconto

Esordiente
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Tella ha votato il racconto

Esordiente
Large 20180905 153949.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

isa ha votato il racconto

Esordiente
Large c1d95d75 cf89 4a0c ae7e adbd372f1fe8.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Ondine ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Rosnikant ha votato il racconto

Esordiente
Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente
Large vardaman.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Vardaman Burden

Esordiente