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Narrativa

Corri Valentina, corri...

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 21/11/2017

La "corsa"è la protagonista di questo breve racconto. Si corre per la salute, per arrivare prima, per non perdere il treno, per necessità o per hobby. Correre oggi è un imperativo categorico a cui nessuno sembra voler rinunciare. La corsa fa bene si dice, non sempre però è così.

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“Corri Valentina, corri, altrimenti non arriverai al traguardo”, così diceva Livia all’amica.

La società sportiva del quartiere ha indetto una maratona di 10 km invitando tutti, grandi e piccini. alla competizione. Valentina e Livia sebbene anziane hanno deciso di partecipare conquistate anche dalla scritta. “ Correre allunga la vita..” stampata sullo striscione posto all’entrata della palestra.

Ora che sono anziane le due donne sanno bene che la vita sta passando in fretta, così sperano davvero che la corsa nel farle star bene rallenterà “la corsa” e sposterà il tempo della “fine”.

Il due aprile si presentano alla partenza in tuta e scarpe da tennis e ricevono come gli altri partecipanti il tagliandino con il proprio numero di riconoscimento e la bottiglietta d’acqua per sostenersi.

Emozionate e quasi euforiche appena viene dato il via fanno un salto e, preso lo slancio, schizzano via.

Ma a metà del percorso Valentina avverte la fatica della corsa e rallenta nonostante le pressioni di Livia che freme pensando alla figuretta che farebbe se non arriva al traguardo.

“Non posso Livia, scusami, non ce la faccio. Vai avanti tu, io mi fermo, ci vediamo dopo”, risponde Valentina con un filo di voce soffocato dal respiro affannoso.

“Va bene Valentina tu rimani qui, io vado e ritorno, stai tranquilla”.

Valentina seduta sul bordo della strada quando vede l’amica sparire si rende conto di essere sola.

E’ una bella giornata di primavera il sole comincia a scaldare l’aria. La fronda dell’albero sotto cui lei si è seduta sta riempiendosi di tante nuove foglioline verdi. La visione di tanta bellezza la tranquillizza.

Si stringe nelle spalle e per un attimo si lascia andare ai ricordi. Eccola sull’albero delle mele dietro casa dei nonni per afferrare la più grossa con il rischio di cadere. Ricorda bene l’estati in campagna tra le arrampicate sugli alberi e le corse nei prati e si emoziona. Correva allora, eccome se correva, non c’era bisogno di striscioni o di preparativi e neanche di raduni, ciascuno correva a suo modo quando voleva, il percorso e la durata decisi singolarmente. Belle quelle corse!

Ricorda perfettamente come da allora in poi non abbia mai smesso di correre. In modo diverso, in ambiti e luoghi diversi ha sempre corso. Dopo aver lasciato il paese per la città la corsa si è fatta frenetica e alienate, perché non era più lei a decidere né il percorso, né la durata, né la fatica. La città ha i suoi ritmi e chiunque entri nel gioco deve accettarli. All’inizio quando aveva cominciato le corse casa-ufficio, ufficio -casa credeva in un obiettivo da raggiungere e soprattutto in un premio da ricevere vista la costanza e l’efficienza dimostrati per oltre trent’anni. Nessuna illusione si era rivelata più infelice.

Quando si è fermata perché in pensione è stata estromessa dal gioco della vita e ha abbandonato la corsa, chiudendosi in casa se non fosse per la compagnia di qualche amica come Livia, anche lei sola.

Non ha mai più pensato a correre neanche per hobby, non ce l’avrebbe fatta con quel cuore un po’ pazzerello che a giorni funziona con regolarità, altri giorni la costringe a un assoluto riposo. Quando Livia la sua amica più cara le ha proposto di partecipare alla corsa del quartiere considerandola un momento di rivalsa e di ripresa di quella parte giovanile perduta lei ha nicchiato non sapendo cosa decidere, ma per farla contenta si è iscritta e quella mattina insieme a lei si è presentata.

Purtroppo dopo pochi metri si è sentita male e si è seduta sotto la grande pianta. Avverte una certa pressione sul petto ma trova la forza di sorridere nell’ immaginare tutti quei corridori che gareggiano, chi per la fama, chi per vincere, chi per superare l’altro, chi per superare se stesso. Comprende ora che forse la vita non merita di essere presa di corsa, perché questo non giova a nessuno neanche al corridore. Che stupida pensare che se ce l’avesse messa tutta a arrivare per prima e a fare tante cose nel minor tempo possibile si sarebbe sentita soddisfatta.

Le sembra di rivedersi tra una partenza all’alba per arrivare presto in ufficio e un ritorno convulso nel buio del tramonto contrastato dal traffico urbano. Quale miopia nel non saper riconoscere i veri valori della vita. Adesso capisce quanto le corse non siano né sufficienti, né necessarie a raggiungere degli obiettivi. Anzi proprio le tante corse compiute negli anni con l’ansia di farcela hanno reso il suo cuore poco stabile.

Sa di aver preso un abbaglio alla partenza della maratona nel credere alla scritta “ La corsa allunga la vita”, quando proprio a causa delle corse si è ammalata. Appena ha sentito il dolore al petto ha capito quanto fosse fasulla quella scritta perché non sono le corse ad allungare la vita bensì la pacatezza e la calma di giornate tranquille senza frenetiche corse.

La gara è finita Livia torna da Valentina che è rimasta ad aspettarla sotto l’albero.

Dal letto d’ospedale quando Valentina apre gli occhi e vede l’amica sorride e fa appena in tempo a dire: “Mi dispiace Livia”, poi si addormenta.    

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