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Narrativa

Cortometraggio

Di Barbara - Editato da Barbara
Pubblicato il 17/07/2019

Io cercai di non pensare,ma mi ritrovai a cercare il suo volto tra la folla.

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La prima volta che vidi Rosa fu sul diretto Milano-Firenze, la mia città.  

Stava in piedi tra lo scompartimento e il corridoio, l'istinto agì da solo.

Mi alzai, andai verso di lei e mi esibii  in un goffo inchino, invitandola a sedere al mio posto.

Lei accennando un timido sorriso, mi passò davanti accomodandosi accanto al finestrino, per l'intero tragitto la osservai rimanendo fermo.

Rosa mi affascinava, la trovavo accattivante, di quelle donne che vorresti scoprire a tutti i costi, il rosa antico dell'impermeabile dai bottoni argentati creava un'armonia perfetta  con il colore biondo cenere dei capelli, mossi naturali e il nocciola delle sue iridi.

Potevo immaginare il suo seno piccolo, una seconda di reggiseno, giusto per riempire  una coppa di champagne, le caviglie affusolate sotto gli stivaletti a punta, scamosciati col tacco quanto bastava ad essere alta oltre la media.

Il suo stile aristocratico mi intrigava non poco. 

Per tutto il tempo, assorta nei suoi pensieri, non distolse lo sguardo dal panorama esterno, incantata dalla campagna circostante che, più il treno macinava chilometri  più  cambiava.

Alla stazione di Firenze la gente scese quasi di corsa dal convoglio, ognuno preso dai suoi affari, all'ora di punta il caos era parecchio, cercai di non perderla di vista, fu impossibile, mi ritrovai a cercare il suo volto tra la folla, invano.

Avevo perso le speranze quando intravidi lo scorcio rosa antico del suo soprabito, stava in coda alla cassa del bar, l'aria assorta, lo sguardo vagante, sperai che mi cercasse tra tanti.

L'incantesimo si spezzò, nel medesimo istante in cui mi sentii picchiare sulla spalla destra e udii la voce stridula della mia fidanzata.

Provai un senso assoluto di fastidio, che non sarei in grado di descrivere nemmeno se mi interessasse farlo. 

Quella storia, mi logorava i nervi da qualche mese.

Strascicavo la relazione per un'inutile controvoglia di spezzare le abitudini radicate dalla buona educazione, ma avevo capito che sposarla significava dire addio alla bellezza della mia esistenza, alla libertà dei miei sogni, anche se forse non sarebbero mai diventati realtà.

Sapevo di essere condannato alla monotonia, alla noia quotidiana, avrei volato basso io, che in una donna cercavo il cielo.

Rosa si girò nel momento meno opportuno vedendomi parlottare fitto fitto con la "frivolezza" in persona, incapace di mantenere una linea di pensiero, cambiava idea e la trovavi in mezzo ai piedi, proprio quando la pensavi beata a crogiolarsi al sole al mare. 

Tutte le sue amiche convolavano a nozze o sfornavano pargoli e lei non voleva rimanere in panchina.

Prese a definirsi la riserva di una squadra di calcio, martellandomi le tempie.

Sentiva che tra noi la lunghezza d'onda si era inesorabilmente infranta, come è solita fare cozzando contro le rocce, nell'esatto momento in cui avevo smesso di accettare le sue celate imposizioni.

Con l'età  il lupo cacciatore vivo in me si era affievolito, lasciando entrare un altro animale dotato di ragione oltre che di istinto.

Certo dire addio alla vita agiata scombussolava i miei "logaritmi", però avrebbe salvato il mio amor proprio.

Rosa ed io ci fissammo a lungo, lessi la delusione di una creatura romantica, poiché un mio gesto, una mia parola avrebbero deciso il "tutto".

Il tutto che siamo portati ad affrontare prima o poi che ci piaccia o no.

Rosa inaspettatamente abbandonò  la coda e ci raggiunse.

Incredulo tremavo, pensai che qualcuno notasse la mia aria colpevole, un condannato al patibolo.

Le donne si scrutarono, tacendo si buttarono le braccia al collo, ridevano e piangevano.

Scoprii subito che erano vecchie compagne di studi, cinque lunghi anni in un collegio di suore, per diventare "signorine della buona società ", come volevano i loro genitori.

Il processo ebbe doppio  esito, tanto l'una divenne una donna di classe da essere scambiata per una nobile di sangue blu, quanto l'altra rimase "coatta".

Cortometraggio di una rivalsa fasulla, prorompente fece breccia, vincendo la corsa a staffetta, il coniglio latente.

Decisi in un baleno di non lasciare il vecchio per il nuovo rischiando di cascare peggio. 

Rosa era un fulmine a ciel sereno, non osai tentare, sullo schermo  apparve la parola "FINE", il film non lo vidi: problemi di rete, connessione interrotta. 






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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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...l’inizio induce curiosità e poi... non succede nullaSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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