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Narrativa

Crepuscolando mi rinnovo

Pubblicato il 12/06/2020

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17 Voti

Ho sempre odiato le mattine.

L'aria che pizzica.

La gente entusiasta di far parte del grande movimento del lavorare.

Gli impegni da portare a termine.

Gli impegni.

Il termine.

E cazzo, la mattina è sempre sempre il momento in cui qualcosa finisce.

I sogni.

Come quando ho finito di litigare con Luca ed era finita anche una notte, di amore e rabbia e ho preso la porta, all'alba, illusa di potermi ancora coccolare di sicurezza con la coperta di stelle, nascondermi come sotto al lenzuolino del lettino dell'asilo all'ora della pennica, quando dormire da sola mi faceva paura. Mi rimanevano maglietta e felpa, e faceva comunque freddo, quella mattina, poi in un attimo fa caldo. Ecco, odio dovermi portare dietro qualcosa che poi mi peserà, come pesava quella felpa che a mezzogiorno, non sapevo più a quale parte del corpo appendere, ma non sapevo neanche cosa fare di me stessa e allora mi perdevo tra le bancarelle di un mercato dell'usato.

Come uno straccio stanco davanti ad un mucchio di vestiti usati, con la mia felpa in mano, indecisa se abbandonarla li, anche se puzzava di sudore. Non è bello lasciare cose sporche agli altri.

È così che ho conosciuto Nina. Si avvicina e mi chiede: _La prendi quella ?

Senza pensare dico che no, è mia la felpa, se vuole gliela regalo.

Allungo il braccio, la mano l'ultimo posto dove appenderla. Una seconda pelle ormai altro da me.

Mi risponde : _figo.

La prende e la infila. Effettivamente è proprio figa quella felpa. Le dico

_Puzza un po'

Fa spallucce.

Iniziamo a camminare insieme, lei la felpa se la leva e se la lega in vita, comoda lei si sistema sui fianchi.

Era davvero sua.

Camminando diventiamo amiche, socie, sorelle. Merito suo, non si preoccupa dei preliminari dell'amicizia, dove si fanno domande come che musica ascolti? Cosa vuoi mangiare? Per poi far finta di avere gli stessi gusti e finire, presto o tardi, a litigare durante una vacanza.

Lei fa per sé e da sé. Io faccio da me. Finisce le frasi che inizio con delle parole a cui non ho mai pensato. Inizio percorsi che non avrebbe mai percorso.

Poi una sera abbiamo fatto una festa, che è finita all'alba, e io ero così felice che era felice che domani sarà il primo giorno della sua nuova vita, a Londra. Le ricordo la nostra felpa. Di portarla.

La mattina mentre torno a casa odio la mattina, con la luce che ti servono gli occhiali scuri, e io non ce li ho. Non è tanto che ho gli occhi gonfi, ma è che magari pensano vado a lavorare vestita così. Mi fermo a fare colazione, col mio abitino brillante troppo corto per oggi, ma sembrava troppo lungo ieri e i miei tacchi alti, il trucco sciolto e i capelli onde che si infrangono sugli scogli del mio mal di testa.

Odio la mattina, che non è tanto che sono fuori luogo, ma quello che vedo negli occhiali a specchio del signore di fronte, che sono l'unica contromano.

Esco dal bar, è ora di levarmi la giacca, cammino, un po' a zig zag, immaginando le vite degli altri senza di me.

La mia senza loro mi sembra sempre di non saperla.

Mi ferma una zingara, di quelle che vogliono tutti i tuoi soldi per regalarti un futuro che vuoi sentirti dire. Ti dicono sempre che c'è uomo che ti ama! Ascolta signorina ascolta, io dice verità.

Non ci credo ma tanto non ho soldi. Cosa potrà togliermi?

Mi legge la mano.

_Tua linea della vita lunga.

Menomale.

_Tua vita felice.

Menomale.

_Ma tu triste oggi.

Sorrido di quel sorriso che vuol dire si.

_Io sempre triste quando qualcosa finisce.

_No no, ma niente finisce. Tutto torna. Va e viene. Tu no amore?

Qualsiasi cosa io risponda, sarà quella sbagliata per cavarmi via da lei, che mi tiene la mano tra le sue.

Puzza un po'.

Faccio spallucce.

Ha gli occhi dorati, i denti bianchi. Mi scuso, devo andare. Davvero.

Inizia a cantare, nella sua lingua.

Mi dice:

_Ora tu felice.

Tira fuori dalla tasca una carta, una regina.

_Questa tua.

_Mia?

_Tu può tenere, essere, bruciare. Fare quello che vuole.

32 denti dritti bianchi perfetti. Saranno porcellana, penso.

Va via.

Mi siedo su una panchina, grave errore fermarsi se ancora non hai sentito male ai piedi.

Guardo la gonna lunga, il culo comodo, le trecce. Canta e dei bambini la raggiungono.

Uno ha un cagnolino. Lo lascia per terra.

Lo lasciano indietro.

Non si girano.

Ha il culo grosso e le zampe corte. Le orecchie tenere.

Vorrebbe rincorrerli, ma non ce la fa. Si dispera, si distrae, si perde. Dei piedi che gli passano vicino, nessuno ha voglia di cambiare ritmo per lui.

Vorrei rincorrerli, urlare, mi dispero per lui. 

Nessuno ha un odore che lui rincorrerebbe.

Mondocane sarà il suo nome, sta in una mano.

Ha gli occhi dorati.Ridono del destino appena beffato. Figlio di uno zingaro.

Mentre lo porto a casa rosicchia la mia regina.

Finisce così il regno della mia tristezza.

 Tolgo le scarpe, e dormiamo insieme, un letto di paillettes e puzza di strada.

Mentre il mondo fuori fa finta di niente, qui, due anime si sono trovate. 

Succede di continuo. 

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Commenti degli utenti

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

tanti odori, in questo racconto. come sempre scovi storie inusuali tra le cose usuali.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Sempre originale il tuo stile. Brava, bel raccontoSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Partenza ottima, la parte della zingara la trovo un po' 'standard'. Ma hai un'ottima penna. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Strano modo di raccontare, mi piaceSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Purtroppo non succede di continuo. Ma succede. O quanto meno succede in modo instabile. C’è in te una stravaganza che ammicca alla follia ‘ quella bella’ che mi piace molto. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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di Sonia Jurlina

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