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Narrativa

Crisalide

Pubblicato il 14/09/2020

Un brevissimo racconto sul cambiamento e gli altri

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Il frinire dei grilli si faceva strada nell’afa di quella notte di mezza estate ,e nel grande giardino dei marchesi di Luvois si potevano distinguere chiaramente il tono concitato di un giovane uomo che si confidava al suo migliore amico nelle ultime ore prima dell’alba.

Cornell, figlio del marchese di Luvois, agitava le mani impastate di farina creando una coltre che si depositava come un manto di neve vicino al piano cottura, dove Zacharian , il figlio del mugnaio, impastava taciturno mentre ascoltava le difficoltà dell’amico. Tutto accadeva nella cucina del Mugnaio di corte dove il giovane marchese, in quelle notti in cui era impossibile dormire, era ben contento di aiutare l’amico dando un senso alla propria insonnia. Negli ultimi anni si erano raccontati di tutto, avevano discusso , avevano riso e si erano consolati a vicenda e in quella piccola stanza che , come una crisalide temporale, aveva trasformato una complicità infantile in una profonda amicizia adolescenziale.

Quel giorno sarebbe stato il 20 luglio 1789 , il diciottesimo compleanno di Cornell, tutti e due erano a conoscenza di questo fatto.

“Quel che sto cercando di dirti” procedeva Cornell incalzante come un retore, “ è che non sono pronto ad assumere i titoli di mio padre, io non sono fatto per quel genere di vita lì, o almeno non ne sono attratto ora”.

Zacharian non aveva ancora proferito una frase completa da quando si erano incontrati quella sera, si era solo limitato a dare indicazioni a Cornell sull’ordine con cui infornare le varie pagnotte, con un tono freddo e distaccato.

“ So quello che stai per dirmi, che diventando marchese potrei viaggiare per le più belle corti di Europa, ma ancora una volta non sono interessato a quei tipi di viaggio, sono stressanti, noiosi, opprimenti” Gli occhi di Cornell cercavano per l’ennesima volta di incontrare lo sguardo di Zacharian, andando alla disperata ricerca di una reazione dell’amico. Zacharian guardava fisso l’impasto , Cornell non aveva più fiato dopo quella che sembrava essere stata una lunghissima arringa invece che una riflessione in confidenza.

Il silenzio allagò la stanza in pochi secondi, Cornell prese coraggio per un ultimo tentativo di farsi ascoltare dal suo interlocutore.

“ Non sono pronto Zach, te lo dico con tutto il fiato che ho in corpo, scappiamo insieme e diamoci all’esplorazione! Come quando eravamo piccoli e giocavamo a impersonare Magellano e La Perouse! Ti Ricordi Zach? “ la voce del giovane marhcese alla fine si era rivelata fragile e l’arringa stava mutando in una supplica , mentre lacrime di bambino impaurito rigavano il volto e l’acerba barba di un uomo.

“Ti ricordi? “concluse Cornell singhiozzante con il volto che si stava pian piano arrossando.

Zacharian levò finalmente lo sguardo verso di lui , anche il suo volto era rigato dalle lacrime , ma i suoi occhi erano vitrei , spenti , come se qualcosa si fosse impossessato della sua tristezza.

“Sei diventato un uomo Cornell, e tra qualche settimana lo diventerò anche io”

I due sguardi si erano finalmente incontrati e adesso nessuno accennava a distogliere il proprio dall’altro.

“non puoi fuggire da ciò che sei, a un certo punto nella vita bisogna stringere i denti e assumersi il fardello del proprio destino”

Cornell si portò le mani agli occhi e cadde in ginocchio in un fragoroso pianto.

“Non voglio crescere Zach, non voglio , restiamo qui a cucinare la focaccia , domani darò una grande festa e andremo nel campo a fissare le nuvole , le cose tra noi non devono per forza cambiare, ti prego , ascoltami io sono sempre il tuo migliore amico, ti assicuro che non cambierò mai”

Zacharian si era avvicinato e adesso i suoi occhi avevano ripreso quel candore umano coerente con le lacrime che ricominciavano ad addensarsi , sorrise e guardò Cornell ,che respirava a fatica come una preda impaurita “ Lo so amico, tu rimarrai sempre il solito, sono io ad esser cambiato”

Cornell riprese fiato, la sua voce si fece calma, come se dentro di lui un vaso di vetro in bilico da troppo tempo fosse finalmente caduto a terra , alla fine aveva creduto di poter sfuggire all’inesorabile ascesa di un tempo che scava e erode una giovane vita trasformandola in una ruvida e matura esistenza. In quel momento la metamorfosi era avvenuta e le lacrime che partorivano i suoi occhi non erano più quelle di un bambino, ma di un adulto, con la cui voce Cornell riuscì finalmente a esprimersi.

“Ti supplico Zacharinan, non crederai mica a queste blasfemie rivoluzionarie , noi non c’entriamo niente in tutto questo, usano la vostra paura per i loro s..”

il pugnale aveva già perforato la trachea e il sangue aveva cominciato a sgorgare a fiotti su tutto il pavimento, impastandosi con la farina caduta. Zacharian , come un estraneo che vedeuncadavere qualsiasi, puliva il pugnale, mentre fuori dal mulino il frinio dei grilli stava scomparendo nello stridio di spade e forche che cullavano la violenza di una nuova era.

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Benvenuto in Typee. Attenzione ai refusi: marhcese, vedeuncadavere Segnala il commento

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ALEXIUS ha votato il racconto

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Tiziano ha votato il racconto

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Andrea S. ha votato il racconto

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Laure h ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Estatica e lirico. Direi sublime. Bravissimo Segnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Bel racconto! Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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di Ezer0hn

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