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Autobiografia

CUCCUME E BECCUCCI

Pubblicato il 24/12/2020

Di come i ricordi tornano a trovarci, talvolta, tracciando una linea precisa fra la loro origine e il punto di approdo, che talvolta si trasforma in narrazione, sottraendoli all'oblio. È un racconto parzialmente autobiografico, senz'altro nei luoghi, nei tempi, e nelle persone "nominate".

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Recentemente ho acquisito una caffettiera in ceramica, di quelle marroncine fuori e bianche all'interno, tipiche degli alberghetti e delle pensioni familiari di una volta,  in una delle quali ho vissuto, per quasi tutto il secondo anno delle superiori, con mia madre impegnata a trovare un appartamento adatto ad una famiglia ristretta, quale eravamo noi. Parliamo degli anni settanta, e la cosa è andata avanti per le lunghe, provocando un certo stupore tra i miei compagni di scuola, meravigliati della mia "residenza temporanea", tanto da rendermi oggetto dei loro bonari pettegolezzi: "Ma com'è che si mangia, in albergo? E la colazione? E quanto gli costa, alla tu mamma... farvi vivere in albergo? E le lenzuola, ogni quanto le cambiano? E non ti sembra strano, non avere una casa tutta vostra? Ma il bagno, com'è? E quelli che vivono in albergo, come sono? E c'avete anche il balcone? E a che piano siete?", erano le domande più frequenti che mi rivolgevano, tanto più che una mia compagna di classe, Cristina Fedi, che abitava proprio nella casa accanto all'albergo, infarciva a i nostri pettegolezzi con notizie di prima mano, ché la sua famiglia e quella degli albergatori si conoscevano, da sempre, ed erano in rapporto di amicizia.

Ma la cosa che più mi aveva stupito, era il nome della mamma di Cristina, che si chiamava "Finimola" , perché quinta figlia di sei, cosicché il nonno, innervosito da tutta quella progenie, si era lamentato ufficialmente, imponendo quel nome così bizzarro, senza peraltro ottenere giustizia, al momento. "Finimola", a sua volta, aveva dato alla luce altri cinque figli, tra i quali Cristina, la mia compagna di classe. Tutto questo papello, in realtà, è nato a causa della particolare conformazione del beccuccio della caffettiera che usavo ogni mattina, quando facevo colazione, frutto di un taglio "ellittico/orizzontale", che impediva alla solita "goccia" di scivolare lungo la pancia della caffettiera  - perché assorbita dalla conformazione ellittica del beccuccio stesso, che accoglieva il liquido di ritorno, al proprio interno, per qualche principio idraulico a me sconosciuto, quando finivo di versare il caffè - finendo per bagnare sempre il tavolo, goccia a goccia, con ineluttabile solerzia. Recentemente, dunque, ho acquisito questa benedetta caffettiera marroncina, in ceramica, con l'interno bianco, che si era resa indispensabile, perché da un po' di tempo, a dispetto di ogni ragionevole abitudine, ho preso a bere il caffè "all'americana", allungando quello della moka con acqua bollente, perché sobillato dall'influenza di una ragazza, adepta a tali usi e costumi forestieri, che si dilunga spesso, tra una coccola digitale e l'altra, a magnificare le sue colazioni con pane tostato e martellata di buccia di arancia, accompagnato da più tazze di caffè americano, rigorosamente amaro. Ma l'amore, si sa, è anche un rimescolamento del nostro quotidiano - e credo proprio che dovrebbe esserlo, perché sennò che ci innamoriamo a fare, se continuiamo a vivere come prima, nello stesso modo, senza approfittare di questo  ampliamento sensoriale e affettivo, del nostro quotidiano -  e, nel caso specifico, mi ha permesso di ritrovare la stessa caffettiera che usavo allora, quando abitavo in albergo.

Non me ne sono accorto subito, anche se mi aveva stupito, quel beccuccio così particolare, arcuato, ma tagliato in orizzontale, dandogli l'aspetto di una piccola testa di serpente appuntita, se paragonato ai beccucci soliti, almeno a quelli che ho visto io, nelle ultime decadi. Però è bastato un caffè versato con la nuova cuccuma, per "precipitarmi" nella più  remota adolescenza, stupefatto, e bisognoso di sedermi, per rielaborare questo ricordo, che mi ha fatto visita, improvvisamente, disseppellendosi dall'oblio. 

Come ho già detto, tutto questo avveniva negli anni settanta, quando ne avevo quindici, o sedici -già indietro un anno scolastico, perso nel tentativo fallito di esprimere le mie tendenze pittoriche, al liceo artistico di Lucca, dove mi ero ritrovato fra le mani una cuccuma molto simile - ma continuo ancora a stupirmi della "valenza simbolica ed evocativa" di certi oggetti, che riverberano la loro presenza a distanza di così tanti anni. Tutte le cuccume che mi sono capitate fra le mani, negli ultimi dodici lustri, non si erano dimostrate all'altezza del loro compito, escluse quella della pensione, quella del collegio, e quella appena acquisita, come a sancire una connessione tanto misteriosa quanto imperscrutabile, fra queste fasi della mia vita. 

Certe volte, le cose ci appaiono per qualcosa di specifico, di quello che sono state, in un certo periodo della nostra vita, e tendono a suggerirci un collegamento, con altri eventi, o altre "cose", se solo le guardiamo con un attenzione diversa, e lasciamo che i ricordi tornino a trovarci - spesso trasportati dal caso -  dipanandosi in un percorso che ne traccia l'origine e il punto di approdo, permettendoci di condividerli, con la "scrittura".



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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Hai mai provato a scrivere una canzone? Magari sulla gente per le strade di Milano. O nei caffé? Ti vedrei bene tra Jack Brel e Paolo Conte! C'è musica nel tuo pensiero. C'è suono nella tua scrittura.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

la linea dei beccucci è la linea dei tuoi ricordi. sì, le cose suggeriscono, ci collegano e si legano. (ma sei sicuro del caffè all'americana?)Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Ah...che bell o’cafe, condito dai ricordi che la tua penna trasforma in veri e propri racconti. “ Finimola”è davvero grandioso, che sia reale o che te lo sia inventato. Segnala il commento

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Luciano Rossi ha votato il racconto

Esordiente

I racconti risvegliano tutto. Anche le caffettiere. Buon Natale Franco.Segnala il commento

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Roberta Roberta ha votato il racconto

Esordiente

Quel beccuccio arcuato ma tagliato in orizzontale mi rimerrà in mente a lungo... Un grande augurio di serenità :-)Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente

Oltre alla martellata si dice quanto "le" costa l'albergo e non "gli". Però i tuoi refusi sono simpatici. Buon Natale Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

rimescolamento a partire da un beccuccio. Frank style 💫Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

La cosa bella dei tuoi ricordi è che non sono mai noiosi, e hanno anzi la caratteristica di farne sorgere di nuovi in noi. Una scrittura evocativa e preziosa. Buon natale Frank.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Complimenti Franco. Ti faccio i miei più sinceri auguri. Ciao!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

La "martellata" di buccia d'arancia deve essere un po' pesantina! Auguri Franco 💜Segnala il commento

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Luigi Celardo ha votato il racconto

Esordiente

Molto suggestivo!Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

Esordiente

Finimola è grandioso. Auguri Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

che bello, emerge forte il passato, veicolato a noi dal tuo tratto inconfondibile. Pezzi di te. Franco, ti auguro una serena Vigilia e un buon Natale Natale Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Ahh be tutto torna, a Lucca o su Marte è uguale Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Bello Auguri! felicissimo Natale e festività Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ci offri buoni spunti per soffermarci su certi dettagli e sul percorso che ne consegue senza neppure rendercene conto a volte. Osservatore esterno dei tuoi pensieri, farciti dalla tua immaginazione. Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto intriso di nostalgia e tenerezza. Fai "parlare" gli oggetti, gli restituisci la nobile funzione di rievocare il passato. Ottimo Franco. Un Natale felice a te caro amico e a tutti gli utenti di TypeeSegnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

Forse i ricordi ci aiutano a capire il presente e una finestra sul futuroSegnala il commento

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Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Auguri Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Malgrado il degrado del gusto (passare dalla moka al caffè all'americana con aggiunta di acqua bollente, mi ferisce più di un'ustione di secondo grado), per fortuna conservi ancora una memoria intensa e ricca di spunti. Auguri!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Non so se da un punto di vista narrato logica o solo come posso da lettore fancazzista e arbitrario ma la tua letteratura inizia a suonarmi nella scatola cranica sei insolito. E se fossi tu un genialetto. Che ne so.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

La tua riflessione scatenata dalla caffettiera credo sia un tema ricorrente in te, credo valga la pena approfondire la storia di Finimola, Cristina e te Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

la propria esistenza (non so perché ormai si tenda a chiamarla autobiografia come se fosse indispensabile scriverne) è senz'altro un pozzo quasi senza fondo se si ha il coraggio, o la leggerezza, di guardarvi dentro. Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Have a delicious "American" coffee e tanti auguri.Segnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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