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Autobiografia

Dal barbiere

Pubblicato il 26/07/2022

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Ancora oggi che sono vecchio e calvo provo tanta nostalgia quando ripenso a quel pomeriggio di tanti anni fa in cui entrai con la mia zazzera nel piccolo, dimesso salone di barbiere, situato in una stradina poco frequentata della mia città.

Se mi avesse visto mio padre non avrebbe creduto ai suoi occhi, perché da bambino mettevo a dura prova la sua pazienza e quella del barbiere, pur di difendere la chioma.

Quando la macchinetta falciava l’amato capello, riducendo il capo in un manto erboso, trascorrevo le ore successive incollato allo specchio nell’agognata attesa della loro crescita. A scuola erano dolori, dovevo sopportare gli schiaffetti dei compagni sulla nuca rasata senza poter reagire, poiché era un rito a cui nessuno poteva sottrarsi.

Entrando nel salone, vidi un omone buffo e assonnato sprofondato in una poltrona malandata e un cane più buffo di lui che scorgendomi balzò dal suo cantuccio e si avvicinò annusandomi. L’omone mi guardò con l’aria imbambolata, chiedendosi per quale misterioso motivo un giovanotto aveva scelto il suo locale.

Per dissipare ogni dubbio chiesi con estrema naturalezza se poteva tagliarmi i capelli. Feci la richiesta mentre accarezzavo il cane il quale contento del gesto ricambiò strofinando il muso al mio piede.

Per un istante il barbiere balbettò qualcosa d’incomprensibile, ma quando si rese conto che non scherzavo, saltò dalla poltrona rivelando un dinamismo sorprendente.

Indossò il camice quasi bianco, prese forbici e il pettine e dopo aver saggiato le qualità di entrambi gli utensili, esibì tutta l’abilità, la malizia acquisita in anni di mestiere.

“caro giovanotto devo farle i miei complimenti….in tanti anni di mestiere ho imparato a conoscere la gente già dal primo istante in cui li vedo e lei subito mi ha fatto una buona impressione, ha la faccia di un giovane che ha la testa apposta ( sorrisi)…posso chiederle cosa fa”,

“ il disoccupato”,

“ ah questo sì che è un dramma…io ho due figli che vanno ancora a scuola, ma le dico la verità avrei preferito che imparassero un mestiere, anche se mi rendo conto che al giorno d’oggi è diventato tutto più difficile”,

e diede uno sguardo sconsolato al locale. Di tanto in tanto osservava il mio volto riflesso nello specchio per accertarsi se ero d’accordo con quanto diceva.

Fu incoraggiato a proseguire dalla mia espressione serena e solidale, ma il mio consenso era dovuto al piacere che la sua voce calda e ruffiana sapeva infondere e ne avevo bisogno in quel periodo incasinato della mia esistenza. Avevo abbandonato gli studi e la ragazza, e non sapevo che strada intraprendere, insomma mi trovavo in un vicolo cieco

Persino le sue mani procuravano piacere quando spostava il mio capo a seconda delle esigenze del taglio.

“Vuole un taglio classico” chiese,

“faccia lei” risposi e lui che non aspettava altro aggiunse:

“oggi i tempi sono diventati difficili per noi barbieri tradizionali,  gli uomini sono capricciosi, esigenti come le donne, vogliono acconciature, trucchi, si fanno tingere persino i capelli…è una vergogna che le cose vadano così e poi che piacere può provare una donna che si trova per compagno una femminuccia ”.

Su questo argomento l’omone s’accanì a tal punto che il faccione diventò rosso e siccome la mano manifestava preoccupanti sintomi di nervosismo, per rassicurarlo gli feci intendere che ero pienamente d’accordo con lui.

Sembrava che non dovesse più smettere di chiacchierare e tagliare.

Intorno a me vedevo cadere ciuffi di capelli e insieme ad essi sparivano dalla mia testa, le ansie, le paure, i problemi che mi assillavano.

 Insomma  quel salone ebbe un effetto terapeutico.

Quando terminò scoprii allo specchio un immagine lasciata anni prima, parevo un collegiale, le orecchie, la fronte ritornavano a farsi notare in tutta la loro nobile importanza.

Non potevo fare a meno di sorridere e dare il benvenuto alla ritrovata identità.

Il barbiere continuava nel suo lavoro di rifinitura, pulendomi il collo con una spazzola che odorava di borotalco, con la forbice eliminò i peli superflui che spuntavano dal naso e dall’orecchio poi m’inumidì i capelli con una brillantina che teneva in riserbo per i clienti di riguardo.

Mi guardava come uno scultore guarda la sua opera appena conclusa. Anche il cane approvò scodinzolando e leccandomi la mano.

Volle regalarmi un calendario tascabile reso interessante oltre che dall’inconfondibile profumo anche da foto di donnine nude.

Mi accompagnò all’ingresso insieme al cane ed io promisi che sarei ritornato cercando di convincere anche gli amici e mio fratello a recarsi da lui.

Quando tornai a casa la mamma mi abbracciò come se fossi guarito da una malattia ritenuta inguaribile.

"Adesso sì che sembri un cristiano”.

Anche lei così come mio padre s’illuse di aver ritrovato il “suo figliol prodigo”

Purtroppo non fu così perché quando i capelli crebbero, crebbero pure le mie paure le incertezze di un domani in cui non credevo.



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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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bitobriz ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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Sansone al contrario…Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Bello, piaciuto molto. Mi ha riportato indietro di almeno 50 anni. E poi mi piace l'autobiografia.Segnala il commento

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di Raffaele 57

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