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Narrativa

Dal camino

Pubblicato il 25/07/2017

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È tutto accaduto, più o meno

Se però mi credete ve lo racconto.

L’erba umida mi solleticava le piante dei piedi. L’odore del fuoco arrivava dal camino poco lontano. Non era più tanto freddo ma qui il fuoco lo usiamo anche per cucinare. Gli altri la chiamano la casa di Miriam, sta preparando da mangiare. Mi immagino la carne di coniglio che si sfalda nel sugo, a furia di cuocere, i pezzi che sobbalzano nel bollore rosso, il vapore che si appiccica ai vetri. Non apre mai per cambiare l’aria, ha paura.

Per fortuna riesco ancora a sentire l’odore del giorno, del sole che asciuga la terra e le foglie.

Io comunque me ne stavo per i fatti miei quando è successo. Me ne sto sempre per i fatti miei. Qui è meglio così. Uno cucina, l’altro ara i campi, quell’altro tira su casa, e tutto procede per il meglio, mamma dice così.

Non lo sapevo che sarebbe successo, sennò magari il tronco non lo avrei toccato. Solo un attimo, devo piegarmi un secondo che ho qui un tarassaco da raccogliere. Questo lo metterò in cucina, sul tavolo vicino alla mia finestra. E’ lì che mi metto sempre a leggere. Mi piace quell’angolo, è diventato solo mio. Mamma sistema le tendine lungo i bordi, lega i teli con i nastri di raso che ha fissato al legno. Così i raggi del sole non trovano ostacoli e possono arrivare da me, sulle pagine che leggo.

Ero lì con un libro anche quel giorno. Avevo finito il mio giro mattutino, a piedi nudi. L’erba ne ha bisogno. Tutti la calpestano con le suole, ma lei ha bisogno di carezze. Non mi crede nessuno, ho smesso anche di dirlo. Sono matto dicono. Mamma chiude a chiave la porta per non farmi uscire, ha paura. Dicono che sono matto perché cammino senza scarpe per fare le carezze al prato. Fa freddo, ti puoi far male. A me sembra che anche loro si facciano male. Mamma spesso piange, eppure le scarpe le ha. Il fabbro è sempre che si lamenta e non l’ho mai visto scalzo. L’erba non sente niente, dicono, e invece sì.

Una volta dissi a mamma.

“Il cane non lo devi legare, sennò si fa male”.

Lei mi guardò con gli occhi storti, finì di rimestare il minestrone nella pentolona sul fuoco, venne versò di me, mi prese per il mento.

“La devi smettere di dire sciocchezze”.

“Me lo ha detto lui, si fa male, vuole correre”.

Mi liberai della sua mano, alzandomi di scatto, la sedia cadde all’indietro, io urlai, sbattei contro il muro, la tazza si frantumò sul pavimento, corsi fuori, senza mai fermarmi, corsi dall’erba. Da allora sto alla larga da tutti. E comunque io non dico sciocchezze. Non si è vivi solo se esce fumo dal camino, mamma dice così, che nelle case dei vivi esce il fumo dal camino.

Io leggo, dormo, secondo me sono vivo.

E’ facile da capire, basta mettere i piedi nudi invece che sull’erba, sulla terra. Lei ti sente e ti capovolge, così tu vedi tutto da là sotto e là sotto invece dell’erba senti le radici che ti fanno il solletico. Vedi sotto e vedi fuori, senti dentro e senti sopra. E’ facile, se ci riesci allora sei vivo. Non l’ho mai detto a nessuno però, non mi vedono più.

Io non lo so se sono piccolo, se sono grande, o se sono fumo che scappa dal camino, mamma dice di non dire sciocchezze sennò la gente poi dice che sono matto.

Io non dico sciocchezze e poi tanto lo dicono già.

So volare e so andare sotto terra, è facile, se vuoi volare i piedi li devi mettere sulla pietra, senza scarpe però. Se vuoi andare sotto terra già lo sai, piedi nudi sulla terra e lei ti capovolge, se vuoi fare le carezze piedi nudi sull’erba.

Non avevo però ancora scoperto cosa succedeva con i piedi sul legno. Quel giorno papà aveva portato un pezzo di tronco in cucina, aveva detto che lo avrebbe intagliato per farci un porta gerani. La nostra cucina è piccola, mamma si scocciò, papà disse che non poteva lasciarlo fuori che di notte ancora scendeva l’umido, lui diceva così, e allora lo lasciò vicino a me, lo sapeva che per me andava bene. A me non da fastidio niente.

Stavo facendo le solite cose. Leggevo, guardavo le lettere che si tenevano insieme per mano, restando sul foglio. Perché secondo me se si lasciano la mano, scappano dal camino e non posso più leggere. Mamma e papà sono andati fuori, io sono rimasto col libro. Girando la pagina , ho poggiato il piede sul tronco. A quel punto ho sentito il rumore. Non lo avevo mai sentito un rumore così. Certe notti, quando tirava vento, mamma cercava di bloccare le porte, che ballavano nei cardini, diceva. Ma il vento era più forte di lei e il rumore continuava. O una volta a papà era caduta di mano una damigiana piena di olio e aveva fatto un bum pazzesco e mamma aveva urlato, papà aveva bestemmiato, io mi ero inzuppato il vestito e mi ero tagliato un piede. Però di rumori come quello di quel giorno non ne avevo mai sentiti. Era una specie di pataciank, il pentolone mi è venuto addosso, non ho sentito più niente. Però ho visto gente correre, e poi il fuoco e poi chiamavano Miriam, Miriam, e lei urlava il bambino, salvate il bambino. Io guardavo tutto quel trambusto, stavo bene, non capivo perché tutti corressero. Poi era arrivato anche papà, correva verso casa, ma lo tenevano, non lo lasciavano venire verso di me, e ho sentito più e più volte dire non c’è più niente da fare. Mi stavano intorno, uno era il fabbro.

Non so cosa sia accaduto, so che Miriam è mia mamma.

Io abito ancora con lei, lei non abita più con me. Sto ancora nel mio angolino, qui leggo e gioco, sono felice.

L’unica cosa che mi rende triste è che non mi parlano più.

Per fortuna posso entrare e uscire ogni volta che voglio. So come si fa, piede nudo sul tronco e via, dal camino.

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Franco 58 ha votato il racconto

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Inquietante e tenero allo stesso tempo. Mi hai riportato alla mia infanzia; differentemente Felice, differentemente infelice....Segnala il commento

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Michele Pagliara ha votato il racconto

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Lady Nadia ha votato il racconto

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Miky Miky ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Francesco Spiedo ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Greta Carrara ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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di Grazia Palmisano

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