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Narrativa

Dal di dentro

Pubblicato il 12/09/2020

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È che sono seduta qui nell’erba da così tanto tempo che non so nemmeno più se sono donna o erba o albero. 

Mi sdraio, ora, tanto un treno è appena passato con frastuono di valanga e chissà il prossimo quando passerà, su questa linea moribonda.

Il terreno trema ancora, accarezzo gli steli con i polpastrelli. Calma, shhh…


C’è sopra di me, adesso, il massimo del cielo possibile - come blu, intendo, ma non solo. Ci sono queste nuvole sinuose: si muovono con eleganza che diresti di balena franca. Tu, lo diresti. A me invece cosa sembrano? Non lo so. Sto qui a vederle attraverso il tuo sguardo e non so dire del mio.

Per questo, c’eravamo incontrati?

Perché io adesso potessi non gridare al cielo il mio odio?

Se chiudo gli occhi, questo cielo perfetto si riflette sulla tua iride e io da lì lo vedo. È stato anche così, e me lo ricordo: a vene gonfie e pelle scoperta - occhi, nuvole e respiri smarriti nei baci.


È una cosa comune, diresti, essere carne e farsi brandelli.


Diresti, però non dici perché stai dentro la mia testa e non parli. Questa, è la cosa peggiore. Che tu veda tutti i miei pensieri dal di dentro. E che io non sappia come li vedi. Alla rovescia? Cioè se io ora penso ai giorni di Parigi, all’odore disgustoso di strutto riscaldato che entrava dalle finestre - le bellissime finestre liberty che filtravano la città in linee colorate e sbieche -, e poi alla notte in cui mi parlasti di MeryLaPuttana, dei suoi pompini senza denti e dei suoi occhi grandi come l’Ile-de-France, ecco: cosa stai vedendo? Parti dalle mie lacrime e approdi all’odore delle Brasserie? Comunque non troverai altro di quella notte. E ai giorni seguenti non voglio pensare.


Come sarà, dunque, per te? Come un libro letto a partire dall’ultima pagina?


Come quando dicevi che Roma è il palindromo di amor.


Come ora, che io ho visto il treno entrare a violentare la galleria. Tu, da lì dentro, come lo vedi? Lo vedi invece uscire, sfrecciare fuori dal foro a cercare vite da vivere, donne da desiderare, benessere da rincorrere per raggirare di nuovo qualcuno, fingendo?

Tu che ancora fingi di pensare, di amare, di prestare attenzione, mentre ricerchi il tuo futuro di piaceri su isole galleggianti nella nebbia.

Mi senti? Uso le tue stesse metafore - quella degli arcipelaghi ti era particolarmente cara. Come quella sera là, quando mi hai detto che stavamo su due isolotti diversi, e che non c’erano ponti a unirle. Che sembravano esserci, ma erano inconsistenti e se li avessimo di nuovo percorsi i nostri piedi avrebbero calpestato il nulla e saremmo caduti nel mare dei bisogni. E i bisogni non sono mica l’amore.


Ma questo era dopo, e non ci voglio pensare. Non voglio ricordare l’effetto della tua voce, l’acido muriatico che gocciolava sul mio cuore.


Ricordo invece altro. Ricordo Roma, dopo Parigi e prima di quella sera.

Ci avevamo riprovato. Io ci credevo ai tegami di rame lucido sulla mensola, alla cucina - alla sua realizzabilità. Perché dopo Parigi c’era di nuovo una simmetria, o così mi sembrava, tra occhi e bocche e lingue e cuore. Tra le finestre aperte sulla città irresistibile e noi, compagni di viaggio di un Ulisse fantasma, che correvamo giù per le scale perché nessuna notte luminosa andasse sprecata.


Questo era quando ci prendevamo gioco di Ulisse, dei suoi amori illusori.


Il nostro stare insieme aveva forme dai contorni sfumati, ci illudevamo di renderle precise chiamandole con nomi che credevamo nostri: il letto, il vino, il libro da leggere insieme, il soffitto con le macchie, la pasta con la cicoria. Le scale, anche, che ci portavano giù a sperderci lungo il Tevere - strano, sbagliato, troppo ampio per avere quei tratti da torrente -, e poi ancora a smarrirci tra le colonie di gatti, numerosi e grassi e inquietanti, perché non si può guardarli senza pensare alle altre colonie di Roma, tutti quei pappagalli verdi che danzano nel cielo - pensare, dico, agli artigli dei gatti tra le piume verdi poi rosse.


Roma, amor.


É che questo cielo troppo perfetto è un vetro bluette lucidato col vetril, è come guardare un pannello di seta cinese attraverso un cristallo. Come quando si ha la febbre alta e tutto appare traslucido.

Mi passo le mani sugli occhi, sul viso bagnato - eppure non c’è goccia di pioggia o rugiada a darmi sollievo. Scoppiasse almeno un temporale, mi sollevasse un uragano, mi sbatacchiasse fino a confondere ogni pensiero che ho nella testa. Fino a usarti come puntaspilli per la linea spezzata dei miei ricordi.


C’era uno specchio tra noi, era quello la fonte della nostra simmetria, falsa e illusoria anch’essa. E quando si ruppe portò disgrazia, com’è giusto che sia. Riempì le nostre mani di forme questa volta reali, ben riconoscibili: meduse urticanti dall’asimmetria sostanziale che non sapevamo dove appoggiare, in quale cassetto nascondere.

E intanto perdeva senso scendere le scale: il passo era svogliato, la città era solo una raccolta di rifiuti che non valeva la pena.

E tu cosa vedi, adesso? Vedi le scale dal basso, la nostra risalita a passo stanco, la chiave nella serratura, il rame opaco e la polvere sulla mensola a ricoprire i ricordi.


L’erba schiacciata sotto il mio corpo emana un profumo così rassicurante. Gioisco all’idea che tu non possa sentirlo - sarebbe un’inutile condivisione. Che rimangano solo, di noi, bottiglie vuote, vomito di ubriachi e squittii di ratti.


.oggi anche amo ti quasi Perché


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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Esordiente

che poesia. BRAVISSIMA!Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Esordiente

Leggendo, vedevo. Grazie e complimenti.Segnala il commento

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Andrea Bertorelle ha votato il racconto

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Alto livello. Anche i commenti che ha suscitato. Poesia in prosa o prosa poetica, poetico genio, ingegno. Con un duro lavoro su di se'. Vale.Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

bellissima l'idea di tranquillizzare l'erba impaurita, appena ho letto brandelli vicino a treno, rotaie, ho pensato adesso dove va a parare... belle le inversioni le gimcane emotive e il rewind motion finale Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

“Perché anche oggi quasi ti amo”... da questa frase finale che hai voluto scomposta si dipana il racconto, e quel “quasi” sembrerebbe messo lì apposta per mitigare, per non dover ammettere l’evidenza di un amore ancora vivo malgrado il logorio e l’incapacità di prendersene cura. La scelta di raccontare una situazione (tutto sommato, come ce ne sono tante) “dal di dentro“, con immagini efficaci e senza mai cadere nella banalità, è ciò che fa la differenza. Bravissima Silvia.Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

"Ci prendevamo gioco di Ulisse e i suoi amori illusori". L'asimmetria di Ulisse e Penelope si rovescia nel testo come una cascata trasparente: lontananza, distanza, messa alla prova, riconoscimento, appartenenza. L'archetipo dell'amore come tensione tra distanza e riconoscimento si srotola nello specchio del racconto. Lo specchio è illusorio, eppure l'immagine è vera. Segnala il commento

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Paolo Basso ha votato il racconto

Scrittore

Racconto palindromo nel suo scorrere in un tempo indefinito, bidirezionale, si potrebbe leggere al contrario, come un quadrato magico. Anche l'amore sentimento palindromo, un vetro traslucido che ci restituisce l'immagine di noi stessi mentre guardiamo l'amata/o. E sopra tutto sta il cielo, la perfezione che inonda questa esistenza di afflato lirico, per renderla più sopportabile.Segnala il commento

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Federica Viso ha votato il racconto

Esordiente

Le sue parole hanno fatto battere il mio cuore, frase dopo frase. Le immagini appaiono così nitide e colorate, tutto ciò che ha descritto sembrava l’avessi vissuto io! Complimenti, grazie.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Ti sei superata! Uno stile raffinato, prezioso, dà forma a un coacervo di sentimenti: i ricordi, la delusione, l'odio. Ho molto apprezzato: "Che tu veda tutti i miei pensieri dal di dentro. E che io non sappia come li vedi". Un assottigliamento della percezione dei sentimenti, un legame biunivoco, ma opaco, come le tue frasi palindrome Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

La fine di un amore merita sempre un racconto speciale e questo lo è. Coinvolgente e profondo. Geniale quella frase finale disordinata "oggi anche amo ti quasi Perché" che costringe il Lettore a mettere le parole nella giusta posizione e, dunque, a riflettere sull'intera storia. Bravissima Silvia.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

La tua penna è diavolo e acqua santa. Qui sei tra magia e miracoloSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima!Segnala il commento

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Sei acuta sincera hai cura Si sente leggendoti lo stato di grazia sostenuto dai tuoi artifici gustosi Sempre affezionato, salutoni! Segnala il commento

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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

E sempre un bel giorno quando Silvia scrive Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Stupendo. Parabola amorosa nutrita di istanti resi con sensazioni molto forti. Passaggi poetici eccellenti. Il mondo come magia e fine della magia.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Gli estremi dell'amore, che continua a passarci addosso, dentro... ma anche lontano, e, nel frattempo, ci alimenta e ci distrugge, ci lacera e ci rattoppa, e poi ci alimenta ancora, indifferente e consapevole, allo stesso tempo, del nostro vivere, e del nostro saperlo, anche se ci sforziamo di ignorarlo. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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terrybu ha votato il racconto

Esordiente

Se fosse un brano musicale, direi che è suonato a cappella. Segnala il commento

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antoebasta ha votato il racconto

Esordiente

Una poesia, questo racconto è poesia pura. Le parole scelte con sapienza, le immagini così potenti e limpide, lo stile sublime. Mi incanta questo racconto, lo leggo e lo rileggo, senza riuscire a smettere. Ancora una volta Silvia mette sul tavolo il cadavere di un amore e lo analizza con la perizia di un coroner. Brava è dir poco! Segnala il commento

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Niccolò Meoni ha votato il racconto

Esordiente

Racconto che leggerò più volte e che prenderò come riferimento per migliorare la mia scrittura.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

sempre raffinata ... “tocca” tante corde, direzioni Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente

Questo è un bel racconto. La storia è bella. Côté narration, credo questo. Per quanto il mio giudizio vale. La scrittura e le immagini sono chiare. L’espressione narrativa ha forza. Il racconto però avrebbe bisogna di passare attraverso un rastrello. Molte parole sono inutili. E rendono questo racconto meno bello di quello che è. Il mio abbraccio, Silvia. Segnala il commento

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Italo ha votato il racconto

Scrittore

C'è nostalgia, rabbia, poesia. Hai un modo d'esprimerti originale e fantasioso, crudo e tenero nello stesso momento. Complimenti.Segnala il commento

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Cassandra Ancure ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Travolgente Segnala il commento

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Laure h ha votato il racconto

Esordiente

Il treno la medusa l.acido murjatico il puntaspilli.. Piaciuto moltoSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Cerebrale, rabbioso, onirico, melanconico, fisico e metafisico, pieno di idee, trovate, invenzioni. Sei sempre più brava!Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

mi sembra un elegantissimo vomito ubriaco e poetico che sa di Roma e di amor. denso, intenso. hai buttato sulla carta manciate di oggetti, di ricordi, di metafore, e leggerli è come scendere una scala al buio senza sapere a che piano sei. mi viene quasi da piangere per come hai saputo mettere in ordine le parole e creare immagini. già dall'incipit: neanche una virgola, e donna, albero, erba e tempo nella stessa frase; e poi il treno, i polpastrelli, e shhh... e poi il blu e la balena franca e quel tu... mi fermo, mi fermo, si capisce che mi è piaciuto, sì?!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Un brano ricco di consapevolezza e lungimiranza, che restituisce all'amore la sua reale dimensione. Allo stesso tempo, smentisce tanti luoghi comuni e pie illusioni. Per un verso mi ricorda "Terre des hommes" (da leggere nella versione francese) di Antonie de Saint-Exupéry: "Aimer, ce n’est pas se regarder l’un l’autre, c’est regarder ensemble dans la même direction." Per altri versi, va ben oltre, innesta il dubbio, pungola la paura, paventa l'incomprensione, la solitudine, la fragilità dei rapporti umani.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Il vaso di Pandora dell'amore. Tu lo custodisci. Ne senti il ronzio. La tua empatia con esso è un amorevole canto che lacera e getta aceto sulle ferite inferte. Complimenti Silvia!Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Sei riuscita a farmi piangere. Ma a parte questo c’é dentro tanta poesia, ma quella autentica che deriva dalla vita con i suoi amari risvolti. Un racconto bellissimo ricco di dettagli forti e intensi. Ma quella donna che si siede sull’erba destabilizzata e dislessica nel ricomporre quel che resta dell’amore e della speranza é la vera forza. Che profondità e che stile.Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore