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Narrativa

Dall'altra parte del fiume

Di Vardaman Burden - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 07/01/2019

Sembra che in giro ci sia un tipo che porta una croce di legno, vestito di stracci. Intanto io aspetto il mio turno per la ciambella.

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Non sarei uscito stasera, se non ci fossero state le ciambelle fritte che fanno solo quando ci sono le feste in paese. Sarei rimasto volentieri a casa a giocare. Mi piacciono un sacco le costruzioni, ma anche giocare con i videogiochi, ma per quelli devo andare da mio cugino e quasi mai riesco a convincere la mamma a portarmi. Invece lo zio è passato da noi, subito dopo cena, e siamo usciti per andare in piazza a fare un giro tra le bancarelle. Per la festa del patrono ci sono anche le giostre, ma a me non piacciono, soprattutto gli autoscontri. Fanno rumore, la musica è troppo alta e gli altri ragazzi ti prendono in giro. Qualche volta capita che quelli più grandi picchino quelli più piccoli, ma a me non è mai successo, perché da solo non mi ci mandano in piazza. Le giostre sono vecchie, alcune scrostate e non cambiano mai da un anno all'altro, ma sembra che a nessuno importi, a parte me. Gli adesivi sono scoloriti e le pubblicità delle automobili da corsa hanno delle marche che non ho mai sentito. Le gabbie rotanti fanno un rumore inquietante, come se stessero per staccarsi in qualsiasi momento dagli enormi bracci meccanici che le fanno salire e scendere.

Ascolto papà che parla con lo zio. Hanno sentito dire che in paese c'è una processione religiosa, qualcosa simile al teatro, ma fatto per strada. Sembra che in giro ci sia un tipo che porta una croce di legno, vestito di stracci. Intanto io aspetto il mio turno per la ciambella. La mia sembra davvero grande e quando il padrone del baracchino la immerge nell'olio bollente fa un rumore fortissimo, come qualcosa di elettrico che esplode. La gente si sta spostando un po' alla volta dalla piazza verso il fiume; hanno sentito dire che la processione si fermerà sotto l'argine. Mio papà non ha molta voglia di andare verso il fiume, ma lo zio insiste e prova a convincerlo offrendogli una birra, mentre a me tocca aspettare che la ciambella incandescente si raffreddi un po' prima di morsicarla.

La processione si avvicina a noi, lo capisco perché in fondo alla piazza le persone si spostano ai lati verso i portici. Succede tutto lentamente, senza fretta. Quando finalmente passa davanti a noi, la gente si accalca e spinge per vedere meglio. Papà mi tiene per mano, ma dietro a lui. La ciambella scotta ancora e per evitare di andare addosso alle persone mi ungo il giubbotto nuovo. Penso alla mamma che si arrabbierà moltissimo. Ultimamente piange molto, soprattutto quando papà non c'è. In pratica quasi tutti i giorni, perché papà torna sempre a casa tardi. Quando poi combino un guaio e lei sta piangendo, allora urla e sbatte i pugni sulla porta della camera e io mi nascondo sotto al letto. Adesso riesco a vedere il tipo che porta l'asse di legno. È molto più giovane di quanto pensassi. Ha dei muscoli molto grandi e due spalle più larghe di quelle dello zio. La croce deve pesare molto, perché fa molta fatica a trascinarla. Nessuno gli dà una mano. Ogni tanto si ferma. Dalla faccia non sembra sforzarsi, non soffre, ma nemmeno sorride. Guarda sempre avanti, non si capisce bene verso cosa. Gli occhi sono azzurri e spalancati e sembra tranquillo. Dietro al tipo con la croce, camminano delle donne avvolte in tuniche scure e scialli neri. Sembra che guardino tutte per terra, ma non ne sono sicuro, perché le facce non si vedono. Camminano in silenzio, mentre attorno la gente ride e scherza, qualcuno urla delle parole che non capisco, ma che non piacciono al papà che allunga la mano verso la mia testa.

Alla fine andiamo anche noi verso il fiume. Quando arriviamo, la stretta di papà si allenta e adesso posso tenere la ciambella con due mani. Un po' alla volta arriva sempre più gente. Non riesco più a vedere né papà, né lo zio. Le persone urlano, inveiscono, qualcuno getta della birra addosso all'uomo con la croce. Quasi tutti ridono. Io cerco di uscire dalla calca e provo a salire sull'argine, sperando di trovare il papà o lo zio, ma non riesco a vederli. Intanto l'uomo si distende sulla croce e si fa legare mani e piedi dalle donne senza volto. Qualcuno ride ancora, ma sottovoce. Qualcuno dice che è solo una messinscena. Sull'argine c'è vento e non riesco a finire la ciambella perché ho molto male allo stomaco. Quando la croce è in piedi, l'uomo inizia muoversi come per liberarsi, ma nessuno interviene. Dallo sguardo sembra ancora tranquillo, ma non mi piace come si muove. Ormai non ride più nessuno. Dopo un po' il tipo in cima alla croce smette di agitarsi e piega la testa, prima in avanti e poi su un lato. Io continuo a guardare di sotto, ma non trovo papà. Per un attimo mi guardo alle spalle. Dall'altra parte del fiume è completamente buio. Nessuno a parte me sta guardando verso il fiume. Nel buio si vedono solo delle piccole luci, sembrano occhi di animali selvatici: sono sempre di più e sembrano molto inquieti. Lo zio dice sempre che dall'altra parte del fiume non bisogna andare. Ho freddo. E penso che la mamma è a casa e sta piangendo ai piedi del mio letto.

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Bel soggetto. Mi piace il tuo modo di scrivere molto scorrevoleSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Intenerisce il punto di vista del bambino, belle le descrizioni. Mi e’ piaciutoSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Bello il punto di vista del bambino con cui si stabilisce empatia. Ottima l'ambientazioneSegnala il commento

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di Vardaman Burden

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