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Umoristico

DALLA STORIA SECONDO GABRIELE

Pubblicato il 04/08/2019

Odio le annunciazioni. Possono farle anche gli ultimi degli angeli. Perché io, l’Arcangelo Gabriele? A me piace agire. Sodoma, il massacro dei soldati a Sennacherib. Invece...

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Odio le annunciazioni. Possono farle anche gli ultimi degli angeli. Perché io, l’Arcangelo Gabriele? A me piace agire. Sodoma, il massacro dei soldati a Sennacherib. Invece: vai e di a Noè del diluvio, ferma la mano di Abramo, parla con Daniele, di a Zaccaria che Elisabetta avrà un figlio. C’è bisogno di un arcangelo per queste cose? E ora Maria.


Maria

- Mi sono alzata presto, oggi è giorno di mercato e devo andare al banco delle stoffe. Ho pregato il mercante di tenermene da parte una. Se avessi avuto i soldi l’avrei presa settimana scorsa, ma non ne avevo. È il mercante più gentile che esista.


Il mercante più gentile che esista

- Non tengo da parte stoffe per i clienti. Ti piace? Se hai soldi la compri se no guardare ma non toccare. Funziona così, ma per Maria faccio un’eccezione. Ho visto come guardava mio figlio Giacobbe e come lui guardava lei… Come non accontentarla. Ah, Maria…


Maria

- Ho lavorato tutta settimana e messo da parte i soldi per comprare la stoffa. Non vedo l’ora di averla e di rivedere Giacobbe. Eccoli, stanno sistemando la merce.

Buon giorno, e buon giorno a te Giacobbe.


Giacobbe

- Buon giorno, come sei mattiniera, Maria.


Maria

- Sono qui per la stoffa. Me l’ha tenuta tuo padre.


Padre

- Stoffa? Quale stoffa? Dai, scherzo, hai fatto una faccia. Vado a prenderla, è sul carretto. Aspettami qui, Maria.


Maria

- Sono rimasta con Giacobbe. Mi ha sfiorato le mani, le ha strette fra le sue. Quanto mi piace! Sono innamorata. Un angelo.


Angelo

- Sì, un angelo… Un arcangelo che ti aspetta a casa per l’annunciazione e tu lì a smorfiosare con Giacobbe. Odio le annunciazioni e odio i bidoni. Sì, va bene, lei non sapeva dell’appuntamento, ma se di solito sei sempre a casa e proprio quel giorno non ci sei, allora c’è il dolo, sì, il dolo, insomma, lo ha fatto apposta. Non è colpa sua un bel paio di palle, e qui sfatiamo la questione sul sesso degli angeli. Ho le palle, va bene? E non ho tempo da perdere. Ho altro da fare! Devo apparire in sogno a Giuseppe, il falegname che ha un debole per Maria. Abita qui vicino. Eccolo. Lui c'è.

Giuseppe, ascoltami, lascia perdere Maria, è inaffidabile. Avevo un appuntamento con lei e non è nemmeno in casa.

Comunque ecco il messaggio: nascerà un bambino e verrà chiamato Gesù.

Ora ti saluto.

Addio Giuseppe.


Giuseppe

- Ero lì che dormivo quando appare ‘sto tizio con le ali, nudo, con un pisello che… va beh… e mi dice: nascerà un bambino e si chiamerà Gesù, poi dice qualcosa su Maria che non è in casa e poi mi sono svegliato. Ero turbato. Non capivo cosa c’entrasse Maria e perché quel tizio lo avesse detto a me. Aspetto che Maria passi per raccontarle tutto, tutto tranne del pisello. Eccola.

Ciao Maria.


Maria

- Ciao Giuseppe.


Giuseppe

- Mi è successa una cosa strana. È apparso ‘sto tizio, un angelo, e mi dice che nascerà un bambino e che si chiamerà Gesù e poi si è lamentato che non eri in casa. Ha detto proprio il tuo nome: Maria…


Maria

- O cielo, cosa poteva volere da me? Comunque se è importante tornerà. Hai detto un angelo?


Angelo

- Se è importante tornerò? Certo che è importante, ma ora si arrangia! E basta annunciazioni! Non voglio più saperne! Ma chi si crede di essere 'sta Maria?


Maria

- Come ha detto che si chiamerà il bambino? Gesù? Che bel nome. Se avrò un figlio lo chiamerò così. Ora vado a casa.

Ciao Giuseppe.


Giuseppe

- Mi ha sorriso. Chissà se questo sogno è un segno. Sogno, segno…

Sì… un segno…

Dopo due mesi Maria ha sposato il figlio del mercante, Giacobbe.


Giacobbe

- Io e Maria ci siamo sposati a Cana di Galilea. Matrimonio bellissimo. Invitati, vino, cibo.

Dopo pochi mesi Maria è rimasta in cinta. Un maschietto, Gesù. Ha voluto chiamarlo così. A loro non faccio mancare niente. Amo Maria.


Maria

- Oggi è successa una cosa strana. Sono arrivati a Betlemme dei re da Oriente.


Re da oriente

- Eccoci a Betlemme. Abbiamo seguito per mesi Sirio, la stella più luminosa di questo cielo invernale. Ora su Sirio domina la costellazione della Vergine, Virgo, a volte conosciuta come “casa del pane” e Betlemme si traduce proprio “casa del pane”. Un segno? Non lo sappiamo, ma siamo così stanchi che abbiamo convinto Baldassarre che la destinazione è questa. Appena arrivati ci ha accolto un’orda di bambini chiassosi. Mai visti tanti bambini. Abbiamo portato con noi oro, incenso e mirra. Siamo andati a donarli a chi comanda su queste terre, re Erode.


Re Erode

- Tutti pensano che io sia un buon re e io faccio di tutto per farglielo credere, ma da quando i Romani si prendono parte delle tasse le cose sono peggiorate. Poi i bambini, tutti questi bambini!


Bambini

- Da grande voglio fare il re!


Re

- Pezzenti. Comunque sono lì a riposare quando arrivano ‘sti pazzi da oriente.


Pazzi da oriente

- Quanti bambini in questo paese, re Erode!


Re Erode

- Se volete portarne via qualcuno fate pure. Un dono agli amici Magi.


Magi

- No, grazie, siamo noi che abbiamo un dono per l’amico Erode.


Erode

- Mi hanno lasciato oro, incenso e mirra. Li darò ai falegnami della città e dirò loro di costruire dei parchi giochi per i piccoli e quello che resta lo distibuirò fra tutti i bambini. La mia fama salirà alle stelle.

Consigliere! Fate venire qui i falegnami del paese, sì, tutti, anche quell’incapace di Giuseppe.


Giuseppe

- Ero fuori dalla bottega in attesa di un cliente quando passa ‘sto tizio a dire che tutti i falegnami devono costruire dei parchi giochi per i bambini, ordine del re. Ho accettato subito. Ho lavorato per giorni e giorni. Con la ricompensa mi sono trasferito a Cheriot Ezron. Voglio allontanarmi da Maria e la sua famiglia. Non sopporto più di vederli così felici.

Ho sposato una vedova e abbiamo avuto un figlio, Giuda. Volevo chiamarlo Gesù, ma quel nome se l’è preso Maria, insieme al mio cuore.

Ora il mio amore è per Giuda, voglio che cresca con una buona istruzione.

Spero così di sanare la rabbia che mi avvelena la vita.

Spero, con lui, di dimenticare Maria.


Maria

- Io e Giacobbe viviamo a Nazareth. Gesù cresce forte e intelligente, ha molti amici, ma di tutti il migliore è Giovanni.


Giovanni

- Gesù è il mio migliore amico, siamo cresciuti insieme. Mia madre era stata al matrimonio di sua madre e anch’io, come loro, ho deciso di celebrare le nozze a Cana di Galilea. Abbiamo fatto le cose in grande. Vino e cibo in quantità.

Il giorno del matrimonio Gesù è venuto con la madre e il gruppo di amici. Si sono ubriacati. Non erano ancora arrivate le portate che il vino era finito. Hanno rovinato tutto! Una figuraccia! Mi sono fatto risarcire da suo padre Giacobbe.


Giacobbe

- Sono a Gerusalemme con Gesù. Siamo nel tempio con il banco di tessuti per il mercato del lunedì. All’improvviso rumori e urla. Un gruppo di ribelli irrompe, al loro comando Giuda l’Iscariota. Ce l’hanno con i romani e con chi si è assoggettato al loro potere. Ce l’hanno con noi. Rovesciano banchi, colpiscono alla cieca. Giuda arriva al nostro bancone, lo rovescia e poi colpisce in pieno volto mio figlio. Gesù cade, picchia la testa e muore fra le mie braccia. Una stoffa gli scivola sul volto e la sua immagine vi rimane impressa. L’ho conservata.

Ho scoperto che Giuda è il figlio di Giuseppe.


Giuseppe

- Hanno arrestato Giuda. Lo hanno processato con un altro ribelle, Barabba.

Pilato, il console romano, ha emesso la condanna: crocifissione.

Mi hanno obbligato a costruire le croci.

Li hanno giustiziati in cima al Golgota. Con loro hanno inchiodato anche il mio cuore.

Mi hanno pagato trenta denari.

Giuda viene sepolto e dopo tre giorni il suo corpo puzza.

Anche Gesù viene sepolto.

Del resto, se si muore, questa è l’usanza.

Ho comprato una corda.

Mi impicco.

Ho dato tutto per quel figlio, riposto in lui le mie speranze, non posso sopravvivere a tanto dolore.

Rimango appeso per giorni fino a quando non mi trovano. Puzzo. Sono morto solo, senza amici, parenti, conoscenti.


Amici, parenti, conoscenti

- Conoscevamo bene Gesù, faceva parte della compagnia.

- Faccio il pescatore e lo farò per tutta la vita.

- Sono sposato, ho figli e una vita serena.

- L’anno scorso è arrivata da noi una folla di persone, chiedevano del messia. Hanno chiesto da mangiare. Non era stata una gran giornata. Quello che avevamo erano cinque pani e due pesci. Li hanno presi e se ne sono andati in una zona deserta. Sono morti di sete e di fame.

- Io sono cieco e rimarrò cieco.

- Io sono zoppo e morirò zoppo.

- Beh, io ho la lebbra e indovinate un po’?

- Morirai di lebbra.

- Io sono morto, e Gesù non è venuto al mio funerale.

- E perché doveva venire?

- Eravamo parenti. Mia madre lo aveva chiamato perché ero malato: - Vieni Gesù, Lazzaro sta morendo. - È arrivato giorni dopo con i suoi amici. Puzzavo già.

- Anche da voi hanno svuotato la cantina?

- E che ne so, ero morto.

- Anche dopo Gesù la gente ha continuato a morire!

- Eh sì, è il male del secolo.

- Io sono caduto da cavallo sulla via di Damasco, ho picchiato la testa e sono morto. Mi hanno seppellito. Dopo tre giorni puzzavo.

- Strana, strana davvero questa cosa che si muore e si puzza.

- È la vita!

- Scusate, avete visto un arcangelo? No, perché noi ebrei stiamo aspettando l’arrivo del Messia.

- Dicono che comparirà un segno nel cielo. Dovreste chiedere a un astronomo.


Astronomo

- L’arrivo del Messia è una leggenda. Il tentativo di dare risposte a fenomeni naturali e astronomici collegandoli al divino. Una superstizione. I tre magi, per esempio… Non sono mai esistiti i tre magi.


I tre magi

- Come non siamo esistiti?

Certo che siamo esistiti. Baldassarre, dì qualcosa.

Abbiamo seguito la stella più luminosa del cielo, Sirio. Io sono un astronomo…


Astronomo

- A Dicembre in linea con Sirio ci sono tre stelle minori che fanno parte della cintura di Orione dette “i tre re”. Ecco la leggenda dei tre Magi. Non dite niente? Certo, non esistete! Oro, incenso e mirra? Erano di Erode. Il buffo personaggio vestito di rosso con la barba lunga che a Dicembre porta i doni nelle case celebra il ricordo di quel re. E smettiamola con questa attesa del messia, per dio.


Dio

- Gabriele! Vieni qui! Cos’è tutta ‘sta importanza che si dà alla ragion pura? Bisogna riportare in alto i valori della religione. Gabriele, ho una missione per te. Gabriele!


Gabriele

- Non sarà un’altra annunciazione? Sono passati seicentodieci anni dall’ultima. Speravo ti fossi rassegnato. Cosa dovrei fare, santo iddio?


Santo iddio

- Non è un’annunciazione. Devi portare un testo sacro a Maometto. Dai, su, Gabriele.


Gabriele

- Portare un testo sacro a Maometto? E chi è? Un mercante? Il testo di quante pagine è? Sono di pietra? L’ultima volta erano di pietra. Certo, due, ma hai presente la fatica. La carta? È da un po’ che non mi curo degli umani. Ho capito, non vuoi discussioni. Non ti preoccupare, non faccio tardi, è che pensavo che potresti mandare qualcun altro, sai che odio questi compiti. Sì, odio annunciare e portare testi sacri, va bene? Lo potrebbe fare chiunque. Perché io? A me piace l’azione. I Sodomiti, i soldati di Sennacherib. E invece Noè, Abramo, i cespugli, Daniele, Mosè, Zaccaria ed Elisabetta, e Giuseppe e Maria, Gesù. Insomma. Per chi mi hai preso? Un ventriloquo? E adesso Maometto. E non è nemmeno ebreo.


Ebreo

- Scusa, per noi Ebrei ancora niente? Stiamo aspettando il Messia. Gabriele?


Gabriele

- Sono in ritardo. Sono qui a casa sua e lui non c’è. Sarà al mercato. E non so nemmeno come è fatto questo Maometto.


Maometto

- Sono al mercato con questa ragazza che vuole una stoffa ma non ha soldi. Ti piace questa stoffa? Hai soldi la compri se no guardare ma non toccare. Funziona così. Ma per lei ho deciso di fare un’eccezione. È bella. Voglio sposarla. Bella come una dea.


Dea (o dio, uguale)

- Gabriele! Si vuol sapere dove sei sparito? Gabriele!


Gabriele

- Mi sono preso una vacanza! Non ne posso più di arabi ed ebrei.


Ebrei

- Non vorremmo insistere, ma noi Ebrei? C’è qualcuno che può dare risposte?


Qualcuno che può dare risposte

- Nei secoli ci sono stati progressi scientifici e sociali.

Pace e benessere in tutti gli angoli della terra. Superstizioni religiose sparite. La medicina ha fatto passi da gigante, le malattie debellate. Guerre? Piccole scaramucce locali alle quali chi partecipa è figlio di ricchi borghesi.


Figlio di ricchi borghesi

- Mio padre, mercante di stoffe ad Assisi, è Pietro di Bernardone.


Pietro di Bernardone

- Non tengo da parte la merce per i clienti. Ti piace ‘sta stoffa? Hai soldi la compri non li hai guardare ma non toccare. Funziona così. Non faccio eccezioni. Sono mica un angelo.


Angelo

- Io sì, ma non faccio più annunciazioni, sono in vacanza e odio arabi ed ebrei.


Ebrei

- Niente di nuovo per noi?


Noi

- Noi, figli di borghesi, siamo in guerra perché così non ce ne stiamo in giro a far niente.

Assisi contro Perugia. Siamo dalle parti Gubbio. Uno della compagnia, Francesco, si è perso nel bosco. Siamo stanchi e affamati. Una fame da lupo.


Lupo

- Francesco!


Francesco

- Chi mi chiama? Cavolo, un lupo.


Lupo

- Francesco!


Francesco

- Cavolo, è lui che parla. Posso capire gli animali, parlare con loro. Peccato che non mi servirà a molto, sta per mangiarmi. Addio mondo crudele.


Mondo crudele

- Il lupo ha divorato Francesco. Hanno trovato i suoi resti dopo tre giorni. Puzzava. L’ultima guerra! Prokof'ev gli ha dedicato un’opera: “Francesco e il lupo”. L’hanno rappresentata il 26 Novembre 2017 a Firenze, teatro Dante.


Dante

- Ho scritto un’infinità di poesie d’amore tutte dedicate a Beatrice. Una palla! Non mi ha filato nessuno. E io che volevo fare lo scrittore!


Scrittore

- Io ho scritto “I promessi sposi”, noia mortale. Nessuna malattia, niente carestie. Al primo capitolo si erano già sposati, in comune. Poi pagine e pagine di paesaggi… Non mi ha filato nessuno, io che volevo essere la voce del popolo.


Popolo

- Non c’è più religione.

- Non c’è mai stata.

- Niente santi né eroi.

- Non c’è povertà, pace ovunque.

- Ghandi è una brava persona un po' sovrappeso e si è sposato a Calcutta con Teresa.

- Martin Luther King non ha sogni.

- E noi ebrei?

- Ah, giusto, gli ebrei! Gli ebrei sono ovunque, tantissimi, più dei bambini di Betlemme, e aspettano il Messia.

- Non guardate me, io non faccio più annunciazioni, l’ho detto, quindi arrangiatevi.

- Potremmo costruire un muro…

- Mr. Trump, please, fuck you…

- Gabriele!

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Ottimo incipit!Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

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Alexpt ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Ironico e intelligente:-)Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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Ce n'è per tutti! 😉Segnala il commento

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Iael ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

Esordiente

Delirante e bellissimo! Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Caleidoscopico, dissacrante, ironicoSegnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

Scrittore

Originale si si siSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Coraggioso e bellissimo. Hai osato cambiare la storia Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Paul Olden ha votato il racconto

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Editor

Molto simpatico, ma fin troppo scoppiettante per i miei gusti. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Robydrum ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello; una scorribanda intelligente, documentata, ironica e affabulatoria, narrata con piglio sicuro e divertito. Grande Dalcapa!!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Antonio Tammaro ha votato il racconto

Scrittore

Il testo è veramente eccezionale! Non si perde una parola dall'inizio alla fine. Complimenti per la grande ironia. Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Stupendo ed intricato. Mi sono piaciute molto le parti di Giuseppe. :)Segnala il commento

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di Dalcapa

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