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Dare to compare

Pubblicato il 29/05/2018

È una storia di un umano come noi, con le sue difficoltà e con la sua voglia di emergere e di vivere nel mondo sempre più difficile di oggi.

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Spartak è un ragazzo albanese con una gran storia alle spalle, una di quelle che vale la pena raccontare.

Ha venticinque anni e un’ingenuità di una bellezza incredibile. Ha qualche problema fisico che lo classifica come diversamente abile, ma con la sua forza di volontà è riuscito a superarlo e renderlo così virtuoso da rischiare la partecipazione alle paraolimpiadi.

Si è laureato, anche se emotivamente è fragile e nelle relazioni sociali è un disastro.

Si è fatto benvolere con il tempo, limando i molti difetti che ha.

È un amico e gli ho voluto bene fin da subito. Col tempo è diventato, nel ramo ironia, quello che al cinema chiamerebbero “Feticcio.”

Ha ricevuto, davanti a me, tante prese in giro spesso di cattivo gusto. Così ho dovuto correre ai ripari e dirgli chiaramente che le mie ironie erano bonarie, stupide e che non avevano nulla di riprovevole.

Lui ha apprezzato la mia chiarezza d’intenti ed è stato al gioco. È nato così un rapporto di odi et amo. Io, nella mia mediocre concezione del mondo, uso un metodo molto coerente ma non per forza efficace: tratto tutti, e dico tutti, allo stesso modo. Non guardo le disabilità, ma guardo soltanto la persona nella sua interezza e ciò mi ha permesso di estrapolare da lui una comicità fuori dal comune.

È comico e divertente ed io, da bravo narratore, ne tratteggio soltanto i tratti più eclatanti per un pubblico ristretto: gli amici del nostro coeso gruppo.

Ha un piccolo problema che ne esalta la vis comica: è un disastro con l’inglese.

E così che un giorno nacque un equivoco tra i più paradossali del mondo. Ha un difetto, il più grande di tutti: prende ogni cosa alla lettera senza filtrarla mai.

Un giorno entriamo insieme in una scuola e su di un pacco leggo una scritta che mi ispira subito:

Dare to compare.

In italiano si traduce con “il coraggio di confrontare” o qualcosa del genere. In un italiano colloquiale compare ha ben altro significato. Significa amico, compagno.

Così nasce il misunderstanding più pazzo del mondo.

Sprtak decide di prendere alla lettera quella frase trovata in un misero cartone e dice:

“Dare to compare significa che devo essere generoso, molto più generoso di quello che sono già.”

Da quel momento, nonostante tenti di fermarlo, inizia il suo cambiamento più grande.

Ad ogni amico regala tempo, spazio e generosità. Da quel giorno, “dare to compare”, ha cambiato la sua vita e lo ha reso migliore. A me, non so come fa, ha offerto una miriade di cose, culminata con un invito a cena con altri amici con la promessa del “pago io.” Alla gente che non conosce e incontra per caso dona saluti, bontà, sorrisi. Ai clochard incontriamo in giro lascia generose mance, tante belle parole.

Qualche giorno fa, dopo un mese circa di generosità, mi ha detto:

“Dare to compare” mi ha cambiato la vita ed io, nella mia miserrima ignoranza, non me la sono sentita di dirgli che aveva travisato una frase, per giunta in inglese.

Lui è fatto così: spontaneo, ingenuo, da un mese generosissimo.

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