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Soggetti per il cinema/teatro

Deformi

Pubblicato il 10/01/2020

L'accettazione è una conquista.

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Ultimamente vedo cose un po’ strane, per esempio ora. Un occhio più basso dell’altro, ma non è il viso inclinato. È che ci sono quei cinque millimetri di differenza. E quelle poche volte che incrocio il suo sguardo mentre mi parla, sotto questa luce, avverto che il ritmo delle parole va completamente fuori tempo. Quella deficienza fisica non ha però omologo nell’intelletto. Percepisce perfettamente che salto in continuazione da un’iride all’altra e anche se il movimento é delicato, i muscoli del mio volto tradiscono tensione.

Io sono così, necessito di perfezione. Costantemente.

Espiro un alito di fiato che dura ventitré secondi. Se ne sarà accorto? Non vorrei pensasse mi stia annoiando, per carità. Sono già andata oltre: non ho ascoltato una sola delle parole che ha detto da quando mi son seduta. Chi é quest’uomo? Provo a sintonizzarmi un attimo, vediamo se mi da qualche indizio.

- … il nostro gruppo si basa principalmente sulla fiducia completa verso le persone. Capirai quindi che le prove a cui ti stiamo sottoponendo, anche se antipatiche, sono fondamentali per...

Cristo, sono a un colloquio di lavoro?

- … Capisci?

- Certo!

Fulminea, così mi scopre però. L’occhiata da diagonale passa a sghemba e si appoggia sui fogli sopra il tavolo, svelando la più completa diffidenza. Beh il curriculum vitae non sarà un gran che ma la foto é venuta bene. Sono di tre quarti. Non so per quale incarico stia passando per questo inferno, ma se si tratta di pubbliche relazioni dovrei avere buone chance.

Solleva stancamente la mano sinistra appoggiandola sul dorso a mezz’aria, quasi non ne possa più. Seguo la mano e non posso fare a meno di notare quel mignolo piccolo e storto. Mi faccia indovinare: pallonata in asse; pallamano durante le ore di educazione fisica alle scuole medie; lussazione? Devo essere rimasta in quelle scuole medie un bel po’: non tutti e tre gli anni, ma qualcosa di simile. Perché quando mi riprendo e dalla mano salgo verso questa spalla vestita di un bel damascato sui toni del rosso, salto su un altro sguardo e lo trovo un po’ torvo. Comunque vada, i miei complimenti per la giacca!

Nonostante l’astio direi anche di essere stata fortuna ad aver cambiato occhi, in modo da potermi concentrare su questa selezione. Lo direi se non fosse che anche questi occhi, sopra questa giacca, iniziano a parlarmi. Dovreste vedere le arcate dentali che mi stanno ballando davanti ora. Se non stiamo parlando di cinquantadue denti poco ci manca. Gli incisivi sono almeno otto, sopra e sotto, sedici! Il palato sembra aver fatto da pista d’atterraggio per quel naso piccolissimo e la mandibola sotto regge tutto a ogni rimbalzo.

Non ce la posso fare. Siete una sfida al mio intimo bisogno di estetica, ammettetelo. Siete deformi!

La signorina tutta zanne non lo ammette, e prosegue imperterrita. Sorrido e credo di darle l’impressione di essere un’ebete, ma ho la mia ancora di salvezza:

- Credo di non aver capito, potrebbe ripetere?

La interdico, o almeno non s’aspettava un mio minimo interesse a quei suoni che scivolavano dentro quella caverna primitiva piena di lance. E ne aveva ben donde visto che, al suo ripetere, mi ripeto anche io e non l’ascolto. Non ce l’ho con lei, mi creda, ma è più forte di me. Finisce di parlare e attendo due secondi in silenzio. Mi faccio scappare un risolino teatralmente nervoso, punto i pugni sul tavolo e mi alzo esordendo:

- Sappiamo perché sono qui. Se non avessi l’esigenza di lavorare non mi avreste nemmeno visto, e io non avrei visto voi. Ma mi tenete qua, sottoponendomi a prove disumane, parlandomi di fiducia e allo stesso tempo cercando di ridicolizzarmi con questi test così... Banali. Io non voglio farvi perdere tempo e quindi vi chiedo di non farne perdere nemmeno a me. Se non vi dispiace me ne andrei.

Una terza persona che ancora non avevo notato striscia il suo braccio sul tavolo: è così lungo e affusolato che mentre, serpente, mi avvolge il polso per poi tenere la mia mano giù ancora appoggiata, resta nell’ombra. È una mano calda e la sua pressione sa di conforto. Chi sei? Non parli ma non mi lasci. Lentamente l’altro braccio muove qualcosa sul tavolo. Qualcosa di pesante che viaggia su un feltro. Uno specchio. Tondo. Sicuramente il mio sguardo sta inquisendo quell’ombra perché sento una breve boccata d’aria e questa voce umida:

- Vorrei tu guardassi qua dentro e accettassi il tuo quarto quarto.

Non capisco perché mi stia dicendo tutto questo, ma percepisco l’orrore che mi pervade velocemente. Mi ritraggo, ma la sua mano dolcemente e inesorabilmente mi avvicina a quella superficie. Così gelida. Il mio viso appare nello specchio come la più nefasta delle eclissi, mostrandomi quell’orecchio così fottutamente enorme. Il padiglione supera abbondantemente la tempia, ma per il lobo non basta il mento a fissare un punto di riferimento. Quasi si appoggia sulla spalla. Fosse simmetrico all’altro potrei dubitare della mia tribalità, ma niente!

Dove sei mia piccola perfezione? Vieni e abbracciami. Ho freddo.

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nadelwrites ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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rheya ha votato il racconto

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AlessiaC ha votato il racconto

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Ho apprezzato il finale e alcune immagini ben rese. Mi sono invece un po' persa nei salti tra personaggi e punti di vista. Segnala il commento

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ipa ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

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Si avverte l'inquietudine ma concordo che qualcosa manca. Ho avuto anche difficoltà a capire che lo sguardo passava da un freak all'altro.Segnala il commento

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Monika ha votato il racconto

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fita ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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molto interessante il perdersi della protagonista durante un momento delicato come il colloquio di lavoro. La perfezione è digressione!Segnala il commento

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Glauco Roxy ha votato il racconto

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Fiorenzo ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

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Parli col Mondo, con te stessa, col Mondo dentro te stessa. Ho faticato a finirlo, quindi Bene.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Scrittura stupenda. Capace di costruire e corrodereSegnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Inquietante, e l'orecchio enorme, surreale, fa il resto. La trama, sì, è un po' sfuggente Segnala il commento

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Tommaso Bolognesi ha votato il racconto

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Bella idea. Sarebbe valida anche senza l'orecchione finale, che comunque aggiunge sorpresa.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Zeta Reader ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Il senso di angoscia e disgusto è lampante, ma non si capisce bene la trama secondo me, cosa succede. Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Narri un'inquietudine, un'angoscia crescente, e un malessere psico-fisico che purtroppo non emerge abbastanza. Peccato....Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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bauSegnala il commento

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di Allitterativo

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