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Fantastico

Del gufo e del lupo

Pubblicato il 29/05/2019

Ripropongo una storia già presentata lo scorso anno.

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Sarebbe stato troppo bello iniziare questa storia con la mitica frase, che tutti noi da bambini abbiamo conosciuto leggendo una fiaba, che non nomino nemmeno, perché banale, persino pedante. Ma mi sarebbe piaciuto, insisto, se fossi stato il primo, e invece ce ne passata acqua sotto questo mulino, tant’è che il mulino neppure esisteste più, e forse è stato spazzato via da una di quelle piene autunnali. Ma è possibile ancora un tale incipit? Penso, proprio di no! Perché sarai, anche, stufo vero? Io voglio solo raccontarti qualcosa di carino! E ora cancello, anche, il Dai! Col quale avevo iniziato a scrivere, perché non desidero forzare la tua voglia di sapere. Neppure, desidero che ti metta a guardare il disegnino del gufo e del lupo, dei quali parla la storia che intendo raccontare. Se mai sarò in grado di riportare il disegnino e stimolare la tua attenzione.

Allora, questa è una storia inventata e cucita su un gufo e un lupo. Il gufo l’ho visto su un cartello pubblicitario di un libro per bambini. Ma questa storia potrebbe interessare anche gli adulti o forse solo questi, chissà!

Molto bello era quel gufo giallo. Si! era colorato di giallo, che spiccava su un foglio bianco. Poi, ho visto su un’altra paginetta un lupo color grigio, e ho pensato che potevo costruire una storia tra il giallo e il grigio, tanto per dirla con i colori. Ma il perché non me lo sono chiesto, e rimedio subito!

Forse perché il giallo e il grigio sono colori che si accostano bene? Chissà.

Ma non voglio farti perdere ancora tempo con un altro punto interrogativo. Pertanto desisto! Vado avanti con questa storia, che tarda a iniziare. Non me ne vuoi, Vero?

Come detto, ora dico dei due predetti soggetti: il gufo e il lupo, che casualmente entrano s’incrociano nel bosco, e danno luogo alla storia; una piccola, ma sempre, storia! Storia che continua la storia, aggiungendosi a storie di altri autori. Ormai non esiste più una prima volta, questa s’è persa nel tempo ed è leggenda, evanescente mitologia. Oggi tutto è di seconda, terza, o quarta mano e oltre ancora. Pertanto, tanti ringraziamenti a chi si è divertito a scrivere, a imbastire abiti sulla probabile storia tra il saggio gufo e il cattivo lupo; anche se qui di cattiveria proprio non se ne vede.

Un gufo si trovava in un bosco, non preciso le caratteristiche del bosco! Papà e mamma gufo, in saggezza lo avevano lasciato andare. Beh! Diciamo che aveva deciso di allontanarsi, per istinto naturale, a cercare il cibo da solo, e magari anche una compagna. Su di un alto albero aveva trovato un posto ove rifugiarsi; il suo nido, forse, non lontano da quello dei suoi genitori. 

Era settembre, e il bosco era pieno di cacciatori con i fucili spianati, e le cartucce sparse in ogni dove. Alcuni schioppi lo avevano spaventato. Il cavo di un grosso albero gli era apparso il più sicuro, ben protetto da rami e foglie. 

Non poniamo in mezzo altre forze naturali che in genere popolano l’ambiente boschivo, altrimenti andrei verso una prolissità esasperante! Continuo la storia e apro al lupo di primo pelo, giovane, che vaga curiosando nel bosco chissà da quando. Emette qualche leggero ululato, magari per ingannare l’incipiente morso di fame, o semplicemente per sentire il suono della propria voce; non meravigliamoci anche altri animali lo fanno, guardarsi in giro per credere. Sembra spaesato, disperso e indifeso. Si era troppo allontanato dal suo branco che ora cerca? Chissà! Si gratta, si mordicchia la zampa infastidito: annusa a destra e a manca vagliando odori. Una traccia da seguire per trovare, qualcosa da mangiare o il suo branco.

Il rumore di un altro colpo di sparo lo spaventa, corre all’impazzata, sorpreso e confuso. Il primo colpo non lo aveva, neppure, avvertito.

Si rifugia a sfogar la paura nel cavo di un albero. Proprio quello in cui, in alto sopra l’ultimo ramo, è rannicchiato l’impaurito gufo. Poco dopo dall’alto del ramo il gufo bubola, si fa sentire. Vola in ricognizione per vedere che vento tira facendosi notare dal lupo. 

Sembra che il gufo voglia segnalargli qualcosa. Si guardano, si calmano, si rannicchiano nei rispettivi rifugi. Dopo un po’ gli spari si sentono ancora, ma assai lontani. Ritorna la calma, gli ovattati rumori o voci del bosco cercano di sovrastare il silenzio. Il gufo svolazza di nuovo, attira l’attenzione del lupo che lesto lo segue in giro. Ulula il lupo, bubola il gufo. Ancor di più ulula il lupo alla vista del suo branco che lo accoglie con ululati che sembrano una festa.

Questa storia inventata su un disegno innocente finisce qui per non esondare. È vero, è magra e striminzita, ma questo è lo spazio d’uso. Presto potrò scriverne altre, e magari senza annoiare.

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Ondine ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Leggendo sembra di udire la voce narrante delle vecchie favole, quella che teneva i bambini col fiato sospeso...Segnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Caucasica ha votato il racconto

Scrittore

Già a lupo io ero dentro. Mi ci hai tenuta. Bravo. Bello il lupo che vuole sentire la sua voce. Bella la musica dello stile. Ottima chiusa. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Candy ha votato il racconto

Esordiente

Ho creduto che il racconto fosse sul non raccontare, quando hai iniziato a farlo, quasi ci sono rimasta male. Ciao :)Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

Esordiente
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di DONATO ROSSO

Esordiente