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Narrativa

Delle approssimazioni, e non solo

Pubblicato il 30/04/2021

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Pomeriggio inoltrato: le quattro meno quasi venti superate da poco. 

Sono giunto or ora alla conclusione che le approssimazioni abbiano la loro ragion d'essere, se ben dosate e contestualizzate ad hoc: ci tolgono dall'imbarazzo di dover sempre dimostrare la nostra competenza, ci permettono di scampare alla pignoleria eccessiva e sono un valido deterrente per limitare e contenere l'insorgere di fissazioni varie e manie di controllo eccessive. E poi le possiamo sempre usare nell'ambito del ménage familiare ( poco importa chi porta i pantaloni, chi la foglia di fico - il Dührer insegna - chi apprezza il nudo integrale, chi la vestaglia di seta, il desabillè lascivo, o il tutone in paille) per (ri)modulare la convergenza erotica nella coppia, nonché le solite tensioni intergenerazionali. 

Oltretutto, il tempo e le energie dedicate all'approfondimento delle approssimazioni, ci avvicinerebbero ad approssimazioni sempre più precise e peculiari, finché, di approssimazione in approssimazione, potremmo raggiungere un'approssimazione molto prossima all'obiettivo che ci eravamo posti, inizialmente, ampliandola, persino, fino a raggiungere un ventaglio approssimativo assai più ampio e contestuale di quello ipotizzato a monte di tutto, come a dire che cercando una cosa, si finisce spesso per scoprirne un'altra, o "più altre" per induzione di prossimità, come se il senso di tutte le cose fosse liminare, corrivo e/o tangenziale, a dispetto della differenza, della distanza e dell'unicità che ogni cosa può vantare, rispetto a tutte le altre cose, considerate singolarmente, e si dipanasse, una volta scoperto, come un sottile filo rosso, che le unisce tutte, in un modo o nell'altro, se solo ci prendessimo il tempo e la briga di cercarlo.

Da giovinastro minorenne, mi piaceva molto rispondere con dei costrutti inconsueti, a domande molto semplici, che avrei potuto evadere con risposte altrettanto semplici. Lavoravo in un bar a pochi metri dal mare, durante la stagione estiva, e avevo notato che una buona percentuale degli avventori rinunciava volontariamente a indossare l'orologio da polso, per godersi con maggiore libertà il periodo di vacanza, avevo concluso, dopo un'attenta osservazione sul campo. 

Alla domanda: "Mi scusi, giovanotto, che ore sono, per favore? (mettiamo che fossero le quattro e dieci del pomeriggio) avrei risposto più o meno: " Tra venti minuti saranno le tre e mezza, signora... !" oppure, nel caso fossero le tre e cinque, avrei potuto rispondere, all'incirca: "Un quarto alle tre e venti, signore... ! 

Le" reazioni" ai miei "costrutti" erano le più varie: andavano dal sorriso forzato e un po' incredulo, allo sguardo colmo di pietà laica, all'occhiata dubbiosa, un filo risentita, passando per un irrigidimento troncoencefalico improvviso del postulante, che, in sette casi su dieci, ringraziava, e cambiava discorso, ma nel trenta per cento dei casi, approssimativamente, i soggetti soggetti all'ascolto dei miei "costrutti" reagivano divertiti, inanellando una serie di controrisposte degne delle risposte poste in essere, alla di loro domanda iniziale. 


La nostra vita, nella maggior parte dei casi, è formata da un accumulo di approssimazioni più o meno prossime ai nostri obbiettivi, nel caso ce li fossimo posti, ma c'è anche una minoranza resiliente di soggetti che fanno un uso smodato delle approssimazioni in quanto tali, sviluppando una vera e propria dipendenza dalle stesse, come se non ci fosse altro modo per vivere, se no quello di traccheggiare ad libitum, nel tentativo ingenuo e disperato, al contempo, di ingannare il tempo, e modificarne lo scorrere consueto e insopportabilmente ripetitivo, talvolta. 

Tra pochi minuti saranno le quattro e mezza scarse, e dovrò darmi da fare, se voglio evitare tutto questo, negli anni a venire. 

Ma ormai è troppo tardi, e credo che dovrò accettare le conseguenze del mio passato e del mio futuro, visto a ritroso, col senno di poi. 

Non è mai troppo tardi, per non imparare, anche se il futuro... non è più quello di una volta. 




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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Antonio M. ha votato il racconto

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" anche se il futuro... non è più quello di una volta. " Ahi poveri noi, più passato e meno futuro su cui fantasticare. Segnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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antonio locascio ha votato il racconto

Esordiente

hai uno stile avvolgente, con un tono molto piacevole e una notevole inventiva verbale. Dovresti essere fra gli scrittori, secondo me. Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Denso, intelligente, piazzato come un calcio, spiazzante come un rigore. Segnala il commento

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Luciano Rossi ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

sagace. riflessioni assai intelligenti Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un testo interessante, e come sempre scritto in quel tuo modo, che definirei semplicemente stile. Io sono tra quelli che non ce l’hanno fatta, crescendo, ad aggiustare il tiro: compiuti i sessant’anni, sono approssimativa sempre. Trovo che sia stupendo.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Annacod ha votato il racconto

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Riflessione non approssimativa Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

L'ironia è l'arte di cogliere il dettaglio per approssimazione e ribaltarlo, usarlo come un pennello per ritrarre le parti più nascoste e, paradossalmente, esposte dell'animo umano. Tu in questo sei un maestro. Piaciuto parecchio.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

"Un quarto alle 3 e 20", geniale!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Christina Carol ha votato il racconto

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Fant'asma ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ti leggo con stupore e con stupore penso a te giovinastro che stupisci gli avventori. Lo leggerò più volte e mi stupirò ancora. Mi chiedo se per scrivere un passaggio così ci voglia più intelligenza ironia o fantasia. Da studiare e approfondire 🤔 complimentiSegnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Eccellente la riflessione sulle approssimazioni, ma anche il "e non solo" se la cava.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Cassiopea ha votato il racconto

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di Franco 58

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