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Autobiografia

DEMOLIZIONI BODONIANE E ALTRE QUISQUILIE, PIUTTOSTO PERSONALI

Pubblicato il 25/11/2020

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Chè il rischio, poi, è quello di parlarsi troppo addosso e di perdersi, in un chiacchiericcio sterile e compiaciuto, che finisce per prendere il posto delle relazioni extracorporee tradizionali, e non. 

Ieri ero in macchina, incolonnato dietro a un furgoncino rosso, con un logo bianco e nero sul portellone posteriore, attraversato da una saetta gialla, debordante, cromaticamente, in senso contrario, dal basso verso l'alto, con la punta inclinata all'insù, come la lancetta di un orologio che indicasse il tocco.

"DEMOLIZIONI CONTROLLATE, IN TOTALE ASSENZA DI POLVERE E VIBRAZIONI", recitava, la scritta, impassibile, con le parole racchiuse all'interno di un ovale ellittico, sicuro di sé, ed esposto al pubblico lubidrio, compunta e soddisfatta. 

Ma tutto questo lubidrio, era di ritorno, praticamente ex aequo, come se un transfert "letterale" me lo avesse appiccicato addosso da qualche parte, in bella vista. Così  ho subito pensato a una collocazione più raffinata, dello stesso, sul tomo corposo della mia raccolta di racconti - tutt'ora in divenire - che recava seco il medesimo logo, sulla copertina, in bellavista, per l'appunto, come un'aragosta stilizzata, con l'esoscheletro del carapace a incorniciarne il titolo: DEMOLIZIONI CONTROLLATE, in caratteri bodoniani classici, a corpo grande, e tutto il resto in Bauer Bodoni, a corpo piccolo, ché questi reggono meglio alla lettura, mentre i corpi piccoli bodoniani classici  - molto eleganti e armoniosi - risultano invece di difficile lettura per la composizione di testi più lunghi, a causa della rigidità neoclassica del disegno e dell'occhio piccolo della lettera nella maggior parte dei casi degli alfabeti di questa famiglia.

Detto questo, per inciso, e col senno di poi in lockdown, trovo sia un titolo adeguato, perché agisce nei due sensi, cioè in ingresso - come se volesse "demolire", ma con controllo, con misura, insomma, tutto il muro che separa l'autore dalla sua opera, e "in totale assenza di polvere e vibrazioni", rappresentando bene il disagio, nonché l'esaltazione, che ogni scrittore si trova ad affrontare - e poi in uscita, quando il medesimo scrittore riesce a scorgere nitidamente i caratteri del proprio testo, libero da calcinacci,  polveri e incertezze (le vibrazioni).

Infine ho seguito il furgoncino rosso per alcuni chilometri, senza averne motivo, se non di intrattenimento o ludico, ritrovandomi in una zona di Milano a me sconosciuta. Io sono tendenzialmente abitudinario, nei miei percorsi in macchina e cerco spesso di raggiungere anche zone "insolite - che so io, per un appuntamento, magari in una strada che non rientra nel mio orizzonte conoscitivo, ma è solo un esempio, e nemmeno fra i più azzeccati - percorrendo i percorsi "soliti" nella speranza di chiappare tre o quattro piccioni con una fava sola. Checché ne pesiate, capita perfino che ci riesca, di tanto in tanto, ma ho capito che devo attrezzarmi meglio, per sopperire alle mancanze del mio modus vivendi, nonché dello scribendi, giocoforza. Devo anche instradare meglio le mie relazioni "extracorporee" - tradizionali e non -   perchè finisce che continuo a scriverne scambiando la scrittura con la realtà, e viceversa. Però  è un rischio che mi sento di correre, bodonianamente, a questo punto. 


I caratteri Bodoniani Classici (o Neoclassici, nella Classificazione novarese) sono i caratteri classici creati da Giovanbattista Bodoni in Italia, dal 1789, da Françoise-Amboise Didot e suo figlio Firmin in Francia nel 1783 e da Erich Justus Waldbaum in Germania nel 1810. È opinione diffusa che costoro disegnarono i più bei caratteri che siano mai stati creati, e che sono, ancora oggi, molto utilizzati. Il primo esempio di questo stile è attribuito al francese Firmin Didot che incise misure diverse dei caratteri inventati dal padre, i "Didot" ispirandosi a quelli di Louis Luce e ne creò il corsivo e lo usò, per la prima volta in stampa nel 1784. Successivamente, anche Giambattista Bodoni,  fu influenzato dal "Romains du Roi", con le sue grazie piatte, e dai contrasti d'asta dei caratteri del Baskerville per il quale aveva sempre provato grande ammirazione. 

Nonostante i rapporti di costruzione lo tendano ad uno slancio verso l'alto, il "Bodoniano" in genere, ma soprattutto il "Bodoni" mantengono tuttavia la rotondità tipica del romano, espressione fedele del neoclassico. 

Tra i Bodoni digitalizzati, il "Bauer Bodoni" creato nel 1926 dal tipografo tedesco  Heinrich Jost per la fonderia Bauer, è una versione molto apprezzata per la forte somiglianza ai caratteri originali di Giambattista Bodoni. Heinrich Jost ha lavorato facendo molte prove, prima di stabilizzarsi su un equilibrio di contrasti nel disegno dei glifi, volendo emulare i risultati di stampa di Bodoni in un'epoca di diversi processi di stampa, inchiostri, etc. La competenza dell'incisore Louis Hoell, infine, ha permesso di trasferire alla progettazione l'interpretazione di alta precisione sui punzoni disegnati da Heinrich Jost per la Bauer. 


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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Bello il termine “demolizioni controllate” applicato alla scrittura. Io però quando demolisco finisco per sollevare un polverone. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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IperbolicoSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Luciano Rossi ha votato il racconto

Esordiente

Finisce che continuo a scriverne scambiando la scrittura con la realtà, e viceversa. Però è un rischio che mi sento di correre, bodonianamente. Che brillante idea, questo racconto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Nel settore costruzioni ed affini ti segnalo anche un "EdiliziAcrobatica" ed in caso di soccorso stradale un " Tira Pietro". Bella lettura.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Concordo con Silvia: ‘Demolizioni controllate’ sarebbe un bellissimo titolo, per il resto riesci a portarci argomenti interessanti mentre divaghi sulla tua vita in leggerezza. Difficile annoiarsi. Grazie a te per la lettura e anche ad Adriana per il suo commento. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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[K] ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Da te si impara sempre...Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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che classeSegnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Volevo scriverti che Demolizioni controllate mi sembra un titolo bellissimo per i tuoi racconti, e intanto cercavo qualche osservazione intelligente da aggiungere. Poi ho letto il commento di Adriana, e rinuncio.Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Molto ricco di idee.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho riletto più volte il tuo brano, come un investigatore in cerca di dettagli che rendessero plausibili - non certe - le risposte. La prima domanda era: qual è il legame tra i caratteri Bodoni e le demolizioni controllate? Quali macerie possono essere rimosse in totale assenza di polvere e vibrazioni? Perché demolire e non ricostruire? Credo (almeno spero) di aver capito. I tratti Bodoni sono caratterizzati da quattro elementi: linee evidenti che si alternano a linee sottili; il gusto per la ricercatezza e l'eleganza; la nitidezza dei tratti; l'equilibrio dei contrasti. Così è per la scrittura: ogni autore scrive sperando che le parole (i tratti marcati) corrispondano alla sua anima, ai suoi pensieri. Scalpella ogni sillaba per renderla perfetta. Talvolta si ferma a contemplare la sua opera e gli sembra un corpo estraneo. Così desidera demolirla, non perché l'opera valga poco, ma perché teme sia la prova del suo scarso talento. Quando Tolstoj partì in esilio, gli chiesero quale libro avrebbe voluto portare con sè, rispose "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij. Chi è pago di sè, non arriva mai a nessun traguardo. Continua a scrivere. Lo fai bene, ma la tua insoddisfazione ha un nome, anzi, ne ha due: passione e umiltà.Segnala il commento

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di Franco 58

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