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Narrativa

DESAYUNO ARGENTINO

Pubblicato il 06/04/2021

Racconto semiautobiografico, che ho voluto pubblicare, nonostante la sua parziale inconsistenza letteraria. Una freddura, in poche parole. Poi non vi lamentate, perché ve l'avevo detto.

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Oggi Milano è grigia.

Avvolta e coinvolta in un'aria velata di autunno.

Il parabrezza si riempie di minuscole gocce nebbiose mentre attraverso la città. 

Parcheggio.


Sono così leggere e rade che quasi non si sentono, a camminarci sotto. Me ne sono accorto tornando a piedi verso la macchina, dopo aver fatto colazione al bar.

Arrivato a pochi metri dal mezzo, avevo una patina fresca sulle guance.

Ci sono passato sopra con le dita.

Il calore delle guance l'aveva scaldata, quel tanto che la faceva essere fresca. E non fredda.

In macchina ho acceso il riscaldamento e ho regolato la ventola al massimo. Così si asciugano subito, i capelli. 

Faccio cento metri e mi fermo, al primo semaforo. 

Riparto al verde, ma la macchina si blocca. Ho dato gas tutto insieme, mollando la frizione di colpo e il motore si è spento. Uno sbaglio da principianti. 

La macchina dietro suona.

Anche quella più dietro ancora.

E allora?! 

Cos'è tutta sta fretta? Dov'è che dovete andare, tutti quanti?

È di nuovo rosso.

Giro la chiave con lentezza calcolata e do un paio di tocchi leggeri all'acceleratore. Ecco il verde. Un pedone ritardatario attraversa la strada, lanciandomi un' occhiata. 

"Posso passare?" aggiunge con le mani, quando è proprio davanti al mio cofano.

"Sarebbe un bersaglio facile... agganciato" penso.

"Vai, vai!" gli rispondo con la mano destra che si agita, attraversando il getto caldo della ventola sopra il cruscotto. 

Il pedone passa, continuando a guardarmi. Chissà perché?

Quando il suo primo piede è già in salvo e il secondo sta per raggiungerlo, sul marciapiedi, mi scappa l'acceleratore: il mio  piede sinistro stavolta collabora alla perfezione, staccandosi con tempismo sportivo e millimetrico dalla frizione, le gomme squittiscono, il motore romba e scaraventa avanti il mezzo che si dimena, quasi incredulo e sbandando appena, e poi schizza via, attraversando l'incrocio.

Riesco a buttare un occhio sullo specchietto e vedo il pedone per aria, con le braccia alzate. Do un'altra occhiata e lo vedo finire di schiena sul pratino accanto alla strada. Non dovrebbe essersi fatto niente.

Decido di non fermarmi. 

Ma mi sento una merda. 

Ci ripenso. 

Accosto dopo una quindicina di metri. 

Esco dalla macchina e torno indietro. 

Il tipo si è seduto per terra. Mi guarda con le braccia incrociate sulle ginocchia.

Sembra che sorrida. Sorrido anch'io. Imbarazzato.

"Non mi sono fatto niente, tranquillo" mi dice, prima che io riesca a parlare.

Gli allungo la mano e lui si tira su.

"Hai già fatto colazione?" riesco a domandargli.

"Stavo giusto cercando uno che me la pagasse" risponde lui.

Dall'accento mi sembra sudamericano. Argentino, direi.

"Sono argentino", continua.

Non gli dico di averlo pensato. Ma lui lo sa.

Lo vedo da come mi guarda, e poi, perché mi avrebbe detto di essere argentino, se non avesse percepito nel mio sguardo una domanda in tal senso?

"Qui hanno anche le briosce fresche, di pasticceria" faccio io, indicando il bar al di là della strada.

Lui scuote la giacca e si passa la mano sulla manica sinistra. Stacca una foglia giallina che si era attaccata sul gomito. Guardiamo insieme la foglia che volteggia, un paio di volte, prima di scendere in picchiata, finché si appiccica sull'asfalto umido.

"È andata bene" continuo io, con tono dimesso. "Ho fatto casino con i pedali, e con i tempi. Mi spiace."

"Tranquillo, è tutto a posto. Però mi è venuta fame. Tengo mucha hambre."

Ci incamminiamo verso il bar. Quasi sulla soglia, lui si ferma e mi guarda, senza sorridere. Io faccio lo stesso. 

"Ma tu stavi per non fermarti... vero" ? Mi chiede tutt'a un tratto, mentre gli scappa da ridere.

Per un paio di secondi lo guardo, facendo qualche strana smorfia con la bocca, che non saprei descrivere.

"Sì, ma solo per un attimo. Ma forse neanche."

"L'avevo capito, sai... che l'avresti fatto!

"E cosa ci sarebbe, da ridere?

"Dopo di te" replica lui, aprendo la porta del bar.

Sento che continua a ridere, mentre entro nel bar.

Rido anch'io, e raggiungo il banco. La briosce mi guardano dal vassoio: i bomboloni giacciono satolli e sembrano cachi maturi, schiacciati dal proprio peso. Cambia solo il colore. Ne prendo uno e lo annuso. È morbido e ricoperto di zucchero a velo. E profumato. Una meraviglia.

"Ridevo perché ti è rimasto un baffo di zucchero a velo. L'ho visto anche quando eri in macchina, al semaforo"

"È già il secondo, che mangio, stamattina." rispondo,  girandomi verso di lui. 

"E ora... ce l'hai anche sul naso!" insiste, l'Argentino, sforzandosi di non ridere.

"Come si dice, caco, in spagnolo?

"Caqui. Il caco da noi, si chiama el caqui. Ma anche kaki, palosanto o persimón. E la briosce, è la medialuna."

"Medialuna? Che bello. Mezzaluna... e il plurale?" 

"Los caquis, oppure los kakis, los palosantos, y los persimones. Y las medialunas. Ma perché me lo chiedi?"

"Sai, che non lo so?!" Ma devo aver fatto un'associazione, fra il caco e il bombolone." 

"E la briosce, che c'entrava?

"Viva el caqui! faccio io.

"Viva il caco!" replica lui, con un bombolone in mano.

E facciamo colazione.




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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

La frizione può dare problemi, ma saper combinare immediatamente un debito con un riscatto tirandone fuori il gusto della leggerezza è bellissimo!Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

il bello della vita . La vita ci regala sorpresa, non sai mai dove finisci. per fortuna ci sono gli imprevistiSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

È la tua caratteristica preponderante, trasformare in veri e propri racconti le azioni più comuni, sicchè anche un’inconsistenza, attraverso la tua arte di narratore, diventa consistente. Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Quanto mi piace il baffo di zucchero a velo che fa ridere l'argentino. Gnammi!Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Anch'io dico ganzo. Anzi, ganzissimo. E mi piace la fretta dei milanesi, sempre indaffarati come se il mondo intero dipendesse dalla loro frenesia, contrapposta alla serenità del tipo argentino, alla meraviglia della doppia colazione (che invidia!).Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

bella la mano che dice “vai”. se ti incontrassi direi che sei uno “svergolo” :-)Segnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Ciao Franco, io mi perdo nei tuoi racconti, nella descrizione e nel ritmo. Trasmetti il momento. C'è sempre un sottofondo di malinconia molto ben nascosto da una scrittura dinamica e a tratti comica. E la tua maestria è far risaltare quella sensazione di smarrimento ed incertezza (tipica del primo mattino) anche in un contesto apparentemente tranquillo. Viva il caco! Viva el caqui!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

visto che è ora di colazione, vorrei un cucchiaino di dulce de leche da spalmare sul mio pane ancora morbido, e una medialuna de mantega; magari anche un cappuccino. seguire il corso dei tuoi pensieri è sempre piacevole. mi piace molto quando dici che fai segno di passare con la destra, che incontra l'aria calda sopra il cruscotto.Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Hai un modo di pensare lento e sequenziale come quelli che cucinano bene con i dettagli e tutto. Confesso che non amo le descrizioni lunghe delle sensazioni. Ma siccome il bombone fritto con la marmellata mi fa gola in questo specifico caso mi ci sono soffermate volentieri. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Lo sai che in Argentina chiamano i bomboloni " bolas de fraile": le palle del frate oppure "suspiro de monja": sospiro di suora. Non mi chiedere il perché. Bello :)))Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Dai Franck, ma sei un graaaandeee. Milano l'ho vista. Mi associo agli altri commenti!Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Brillante. Il ritmo è perfetto.Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Non so cosa tu intenda per inconsistenza letteraria: ci diverti, ci fai riflettere e emozionare e sognare e volte anche sobbalzare. Sei lo scrittore dei cinque sensi; ma forse ne hai anche un sesto. Guarda sarebbe stato già bello se chiudevi: ‘Lui scuote la giacca e si passa la mano sulla manica sinistra. Stacca una foglia giallina che si era attaccata sul gomito. Guardiamo insieme la foglia che volteggia, un paio di volte, prima di scendere in picchiata, finché si appiccica sull'asfalto umido.’ Invece ci riempi di zucchero a velo e ci insegni un po’ di spagnolo. È ganzissimo davvero. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

"Inconsistenza letteraria"??? Va bene, guidi malissimo, mangi come uno scolaretto dell'asilo, combini disastri con lo zucchero a velo e i bomboloni, ma scrivi magnificamente. Ho visto Milano, la nebbia sul tuo viso, la strada. Ti ho seguito, ti ho sentito parlare, ho avvertito il profumo del caffè e delle brioches. Se questo non è "Scrivere bene", se non è un ottimo esempio dello show don't tell, non ho capito nulla della scrittura.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Ganzo.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

DeliziosoSegnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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