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Horror

Di Notte

Pubblicato il 12/05/2022

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Un grande scrittore, una volta, disse che la notte non è semplicemente una parte del giorno, ma un mondo diverso e separato da quello illuminato dalla luce del sole. Aveva assolutamente ragione: la notte — soprattutto la notte profonda, intorno alle tre — è lontana anni luce dalla realtà che conosciamo. È un reame a sé, in cui valgono leggi diverse, e in cui niente è come sembra. L’ingegner Tanussi lo aveva scoperto recentemente. Da qualche settimana, infatti, lo aveva colpito una strana forma di insonnia; lui la chiamava ‘a intermittenza’. Il dottore gli aveva assicurato che era solo stress, aggravato dagli avvenimenti recenti, e che tutto si sarebbe risolto dandogli un po’ di tempo, ancora meglio se fosse riuscito a liberarsi di qualche preoccupazione. L’ingegnere, però, ci credeva poco: lo stress gli aveva fatto compagnia fin dalla giovinezza, quando, alla morte del padre, si era ritrovato a dover gestire gli studi, un lavoro, e la famiglia; ma a dormire c’era sempre riuscito e, anzi, quelle erano le ore che preferiva, quelle a cui anelava per tutto il giorno: finalmente pace. Da qualche tempo, invece, si addormentava senza problemi, dormiva un paio d’ore, e poi, intorno alle tre, tre e mezza, ecco che si svegliava. Anche se sveglio, probabilmente, non è proprio la parola giusta. Era più uno stato a metà tra il sonno profondo e la veglia, come se il mondo reale fosse scivolato al posto del sogno, cercando di disturbare l’ingegnere il meno possibile. Apriva gli occhi, incerto di cosa appartenesse alla realtà e cosa ancora al sogno, sicuro solo della frustrazione che quello stato gli procurava, e poi non riusciva quasi mai a riaddormentarsi. Ed è proprio in uno di questi momenti che il povero ingegnere ha imparato che la notte non ci appartiene, che la forma delle cose è tutto e solo ciò che il mondo notturno ha in comune con quello diurno. La forma, e nient’altro. E che dietro a quella forma familiare e innocua, si cela l’inimmaginabile.

Anche quella notte, l’ingegnere si svegliò poco dopo le tre. Nel silenzio della stanza, si guardò intorno: tutto era immobile. I mobili, i vestiti del giorno prima buttati sulla poltrona, il computer sulla scrivania, i libri sulle mensole. Sembravano tutti immersi in un sonno profondo. Beati loro. Lo sguardo stanco, più nel mondo dei sogni che nel nostro, si spostò fino alla porta, semiaperta. ‘Che strano.’, credette di pensare. Poi si accorse della moglie. A quanto pare non era l’unico che non riusciva a dormire. Era in piedi, di fianco alla porta. Quasi non si notava, nel buio della stanza. L’ingegnere non capiva se stesse tornando a letto o uscendo, sembrava ferma. Ma la sua voce era ancora nel modo dei sogni, e quel dubbio rimase inespresso. Sì, era decisamente ferma. Cosa ci faceva lì in piedi? ‘Faccia un po’ come vuole.’, si disse; era troppo stanco per indagare le stranezze della moglie, voleva solo dormire. Richiuse gli occhi e si girò sul fianco. Dopo un po’ la sentì rimettersi a letto. ‘Finalmente. Ecco, se mi abbraccia magari questa volta riesco a riaddormentarmi’. E infatti, avvolto dal gentile braccio della donna amata, sentì che stava per scivolare di nuovo nel mondo di Orfeo. Ma non fu abbastanza veloce: nella veglia, la mente aveva riacquistato abbastanza consapevolezza, e, in un terribile attimo, quella scintilla di ragione gli fece ricordare gli avvenimenti recenti che secondo il dottore avevano scatenato l’insonnia, e che la notte aveva temporaneamente cancellato. E quello che sapeva il dottore era solo una parte della verità. La parte più tremenda, quella che adesso riempiva l’ingegnere di un terrore sperimentato da pochi, la conoscevano soltanto lui e la moglie. Perché era stato l’ingegnere, e non un ladro entrato in casa al momento sbagliato, a ucciderla. Perché l’ultima volta che l’aveva vista viva, il braccio che adesso lo stringeva sempre più forte lo stava usando per difendersi dai suoi colpi.

La notte ha le sue regole, le cose funzionano diversamente che durante il giorno. Di giorno, per esempio, tutti i vicini avrebbero udito quelle urla agghiaccianti, le ultime dell’ingegner Tanussi. Quella notte, invece, come dissero ai poliziotti nei giorni seguenti, era stata una delle più tranquille e silenziose che riuscissero a ricordare.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bello.Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

Ottima dinamica e sorpresa ben congegnataSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Albemasia ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto. Secondo me l'effetto sorpresa sul finale è riuscito.Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

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Anonimo ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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di A. Bibi

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