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Narrativa

Di oleandri, miele e cuori sacri

Pubblicato il 23/03/2021

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51 Voti

La traversata in notturna finisce con una luce appena dorata sul porto di Golfo Aranci.

Antonia guida sicura verso la casa dei suoceri, nel paesaggio lunare. Tutto è come prima, aspro e deserto. Non vede l’ora di arrivare, togliersi il peso dei saluti. E poi desidera più di ogni cosa una tazza di latte, una fetta di pecorino col miele - quel miele ambrato, profumato, morbido. Di questo parla a Matteo: gli chiede se rammenta le colazioni dai nonni. Vuole che il figlio ricordi ora, con lei lì a sostenerlo. Il pensiero dell’incontro la logora: accorcerebbe la strada, se potesse. Invece quando sono già in vista di Dorgali, Matteo le mette una mano sul braccio:

Mamma, è prestissimo. Facciamo un giro, prima di arrivare dai nonni? Per favore.

Antonia lascia la statale e percorre una strada sterrata. L’auto si inerpica sul supramonte per qualche chilometro, poi devono proseguire a piedi, il bambino avanti come una capra e lei dietro, affannata, fin dove la curva del monte finalmente si appiana, in alto sul canyon del fiume. A valle il fiume sarà quasi in secca, settembre accumula mesi di siccità, ma quassù ancora scorre con rumore di ruscello. Gli oleandri selvatici formano una linea verde spruzzata di rosa, che si perde all’orizzonte.

Il bambino segue con gli occhi il serpente verderosato. La macchia è fitta, ma Matteo se lo ricorda bene che da lì il sentiero scende fino a un laghetto e arriva a un mare dello stesso celeste dei pennarelli. C’era ancora il babbo, due anni fa - era stata sua l’idea di andare a Cala Luna. Una camminata lunghissima, a un certo punto il babbo se l’era caricato sulle spalle e aveva fatto tutta la discesa a corsa - vabbè, lui era più leggero di adesso. E comunque ora ci riuscirebbe da solo. Il ritorno era stato via mare, con delle barche che la sera tornavano a prendere i bagnanti, e avevano visto i delfini.

Antonia segue lo sguardo del figlio e le sembra di vederne la traccia, il filo che insegue un’idea di mare giù fino a quel piccolo golfo che da lì non si vede. Ricorda l’incanto dei petali rosa a contrasto col mare luminoso, il loro brillare, tra l’argento delle foglie, di una qualche fosforescenza. E il bimbo stretto tra le braccia del padre - un padre innamorato di suo figlio. Si chiede come sarebbe il suo matrimonio, se le cose non fossero andate come sono andate. Si chiede in quale istante, e perché, l’amore si trasformi in accudimento verso l’altro o verso i figli, un amore oleandro, frondoso, con le radici dell’affetto sempre più forti e le fioriture rosa, o rosse, sempre più rare.

Il cielo ha perso i colori dell’alba. Ora è di un azzurro quasi blu. Sbuffi cotonosi di nubi soffiate dal vento proiettano coperte d’ombra sui loro pensieri.

Matteo si mette a scrutare le foglie degli oleandri. Un trucco che gli aveva insegnato suo padre: quando i ragni tessono le loro trappole tra le fronde, l’aria si riempirà di umidità, perché i ragni sono creature della nebbia. Se la tela è leggera, molto traforata, scenderanno nubi dense a oscurare e proteggere; se la tela è spessa, sarà pioggia o temporale. Funziona sempre, e Matteo esibisce con gli altri questa sua preveggenza.

Mamma, il tempo sarà bello nei prossimi giorni.

Hai un dono - dice lei.

Che dono.

Vuol dire una dote, una capacità.

Anche regalo, vuol dire - pensa Matteo.

C’è un gregge di pecore poco lontano. Brucano tranquille, e all’improvviso una si muove e tutte la seguono, si sdraiano strette strette ai piedi di un olivastro grandissimo. L’erba calpestata profuma l’aria.

A Matteo piacciono, le pecore: socchiudono gli occhi e stanno lì pensierose, i musi dolci e seri.

Antonia osserva il figlio. Si riempie i polmoni e:

O, Matte - dice - lo sai che alcuni olivi, se hanno il tronco grande come quello lì, possono avere duemila anni, qualcuno anche tremila?

E allora?

Come, e allora. Pensa alla linea del tempo: vuol dire che erano già qui quando è nato Gesù.

Ma Gesù Gesù?

Certo - ride Antonia. - Non voglio dire che Gesù sia venuto in Sardegna, ma metti di sì: magari si è seduto proprio lì, sotto quello stesso albero.

A Matteo questa cosa che lì ci sia stato Gesù, seduto dove sono loro, mette paura. Non vuole nemmeno pensarci all’immagine di Gesù, vestito di bianco e con quella faccia triste. E il cuore, poi, rosso sulla camicia bianca o peggio ancora tenuto sulla mano, che pulsa e gocciola fuori dal petto.

Andiamo, su - dice Antonia. - I nonni staranno in pensiero.

Bastiano è sulla porta ad aspettarli. È rimpicciolito ancora; sarà venti centimetri più alto del bambino, che ora gli corre incontro a braccia aperte. Il nonno gli appoggia una mano sulla testa, e la tiene lì. Fa un cenno alla nuora:

Come stai, Antonia.

E tu, Bastiano.

Entrano in casa, e gli occhi appannati diventano ciechi di oscurità. Dentro la cucina fresca Lucia è di schiena, indaffarata ai fornelli.

Al centro del tavolo ci sono ancora il pane, il formaggio, e una tazza larga e senza manici. Il miele, dentro una vecchia ciotola, è cristallizzato.

Ciao Lucia, scusaci per il ritardo. Mi spiace tanto per la colazione - lo dice di corsa, Antonia, in un solo respiro.

Lucia sussulta, si gira. Il suo sguardo inciampa sul viso del nipote e subito fugge, si appoggia lontano, fuori dalla finestra; quando torna indietro lo fa a singhiozzi - come se dovesse vincere una forza che vuole tenerle gli occhi lontani da lì.

Nonna, come stai? - dice Matteo, e l’abbraccia alla vita.

Lucia guarda Antonia, sopra la testa di Matteo. Nessuna delle due si sgancia da quella presa d’occhi, Antonia si sente frugare e le è subito chiaro che Lucia sa.

Sa di lei che ha un amore nuovo che l’aspetta a Livorno, sa dei suoi incontri furtivi nei peggiori vicoli, nascosta agli occhi di tutti. Non sa, né le crederebbe mai, che ha provato a resistere; che ama ancora il ricordo di ogni istante passato, ma il presente l’ha sorpresa con il bisogno di appoggiare le dita, appena appena, sugli occhi acquosi di un altro uomo, per nasconderli, per non cedere al richiamo di quella lucentezza da orientale; che quando le ha promesso di spargere petali rosa sul suo cammino lei l’ha fatto entrare, perché ne ha bisogno, e ora lo tiene con sé; che lui non ha preso il posto di nessuno, né può cancellare il ricordo dei giorni: gli si è solo accomodato accanto.

È Lucia che distoglie lo sguardo per prima.

Sai cosa? - dice Antonia, a voce troppo alta - Anche se ormai è tardi, una tazza di latte la beviamo volentieri. Vero, Matte?

Torna a guardare il tavolo, la tovaglia che ne copre solo un lato, il miele duro come un sasso. Chiede:

Dove posso prendere un’altra tazza?

Lucia si svincola dal bambino con una breve carezza, va verso la credenza.

Un bicchiere ti do. Di tazze una ce n’è, avevo un solo figlio - la frase esce lenta, a lettere sincopate. La parola figlio suona come una lunga espirazione, gemito di quotidiano risveglio, soffio d’aria che attraversa lo squarcio nel petto a rinsecchire il suo cuore esposto.

Un canestro pieno di fichi sta in bilico sul bordo del tavolo. Antonia con una mano lo sistema meglio, con l’altra prende un frutto maturo e lo porge a Matteo.


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Maiolo Mario ha votato il racconto

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caio bongiorno ha votato il racconto

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Una storia molto ben costruita. Sostenuta, dal profondo, da cose non dette. Segnala il commento

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PennyBlack ha votato il racconto

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Intenso e coinvolgenteSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo racconto, perfettamente strutturato dove emozioni e natura semplicemente stanno come figure ieratiche. Qua e là mi manca un passaggio meno controllato, un lasciare andare. Vado controcorrente e tutto il passaggio basato su una lettura degli "occhi" mi sembra eccessivo. Cioè, avrei fatto un breve sguardo e fatto capire che la donna da quel poco aveva capito, con domande e senza discorsi interiori. Si tratta, ovvio, di gusto mio.Segnala il commento

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Malehua ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Vivida e profonda la tua scrittura, profuma di vita vera. Mi è piaciuto moltissimo.Segnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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Gli oleandri sono magnifici e profumati e teneri come il tuo racconto. Segnala il commento

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M.D.P. ha votato il racconto

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matte_mangili ha votato il racconto

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Ellan ha votato il racconto

Esordiente

Silvia, il tuo racconto è una perla. Mi è passata davanti agli occhi una terra che amo e che mi ha riportato indietro a quando la percorrevo in lungo e in largo con l'altro che non c'è più. Descrivi paesaggi e sentimenti con mano leggera eppure in modo cosí profondo che ti restano dentro. Grazie. Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

Esordiente

Alla prima lettura mi sono arenato a metà percorso. A parer mio, al racconto andrebbe dato maggior ritmoSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Bellissimo racconto tutto interiore ma ottimamente supportato dai paesaggi , con i quali hai creato una sapiente fusione. Complimenti per la cura che hai messo nella stesura, dalla prima parola all’ultima.Segnala il commento

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Aniello ha votato il racconto

Esordiente

Ho letto queste righe come leggerei quelle di un libro che mi piace molto. Riesci a esprimere con semplicità, eleganza e colore delle sensazioni e dei sentimenti che difficilmente rendono così bene. Considera che, poi, io odio le descrizioni: di soito mi annoiano, anche quando sono scritte bene. Tu tracci delle pennellate che mi spiazzano, mi colpiscono, e in breve riesco a immaginare dal vivo quello che tu stai mettendo per iscritto. Che posso dire? Complimenti, Silvia. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Non ho capito se si sono lasciati o lui è morto. Non ho altro da dire : applausi :))Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente

Hai descritto ogni particolare concreto e reso magnificamente lo stato emotivo di ogni personaggio, come sempre entro nei tuoi racconti sei bravissima!Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Non dico niente perché non trovo le parole. Me lo sono riletto, che bellezza.Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Emozionante e in totale controllo. Bello, ricco nei dettagli.Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

ecco un notevole esempio di scrittura profonda, che emoziona. Perché, poi, giunti alla fine, la storia racconta di un arrivo e di un addio. Temi semplici, temi eterni. Bravissima Silvia, davvero complimenti :-)Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto molto bello.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore

Brava Silvia.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Che bell' atmosferaSegnala il commento

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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Un complimento ti faccio. Ma, di fichi ne voglio io pure, e cosa sono l’ultimo arrivato? E quando torni a Dorgali fammelo sapere che un servo pastore conosco che il latte me lo porta a bere appena munto.Segnala il commento

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MeAlCubo ha votato il racconto

Esordiente

Leggerlo mi ha messo malinconiaSegnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

mi piace il ritmo che gli hai dato, tentennante quasi; e la luce, i fiori, la casa, i dialoghi, e i fichi in bilico. l'oleandro qui è un personaggio. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente
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omALE ha votato il racconto

Esordiente

Un momento magico quasi invisibile oleandri in fioreSegnala il commento

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Lola 2021 ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Sull'amore che va, e su quello che rimane. E su quello che non se ne vuole andare. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

ti han detto (quasi) tutto Silvia. grazie . io ti bevo come rosolio 🌼Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Io me lo rileggo... poi, credo, lo rifarò... Bellissimo racconto. Si sentono i profumi, si vedono le luci, si percepisce l'eco dei cuori... wow! Grazie Silvia...:-)Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bello molto emozionante!!Segnala il commento

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Amari ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Stai compiendo la tua missione, con enorme modestia, quella in dono e che donano le grandi anime. Sei piena e riempi chi legge. Vorrei conoscere il tuo daimon, e farci due chiacchiere :-) Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Visti da lontano, gli oleandri sono bellissimi ma, da vicino, puzzano di morte. Se un racconto riesce a farti "sentire" la bellezza e la crudeltà dei sentimenti, è un'opera compiuta. Sono tanti i tuoi brani che amo, per quella rara capacità di creare e zumare su immagini e dettagli. Ottimo lavoro Silvia.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Ho letto che la scrittura non si insegna. Beh forse è vero . Bisogna leggerti per imparare Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto perfetto che arriva con la magia di una terra brulla, la bellezza dei sentimenti veri e il dolore inevitabile della vita. Bellissimo Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Non mi capita spesso (anzi quasi mai) con i racconti, questo mi ha veramente commosso. Sarà la mia Sardegna dai sentimenti forti, che si scontano con paesaggi brulli e selvaggi, sarà per questi vecchi (domani non ci saranno più vecchi così intensi, noi siamo troppo lontani da tanta bellezza), sarà per la tua scrittura, così precisa e profumata, un profumo che si sprigiona ad ogni variare di paesaggio, esteriore ed interiore...Insomma, è davvero bellissimo.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

molto molto belloSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

un racconto tutto sommato breve, ma al quale non c'è bisogno di aggiungere nemmeno una parola. La storia si muove fra il piano del presente, con i giusti elementi naturali, e il monologo della protagonista-narratrice a fare da sfondo. Un bellissimo lavoro, Silvia. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

sembra che i velenosi oleandri fioriscano anche nello sguardo delle due donne. Molto bello. Bau! Ti Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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