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Autobiografia

Di ponte in ponte s'arriva ar mare

Di Silvia Lenzini - Editato da Antoebasta
Pubblicato il 01/06/2021

Sono piena di ammirazione e di invidia per le cose che create con i vostri dialetti, così musicali e immaginifici. Noi non abbiamo un dialetto - semmai un vernacolo, che è un modo di esprimersi scorretto e colorito. E niente, vi volevo porta' in giro per la mi' Pisa.

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Il primo della città è il ponte della Vittoria. Brutto da fa’ schifo, tutto di cemento con le sponde chiuse, sicché i bimbi non possono vede’ l’acqua. Se ti giri nella direzione opposta allo scorrere del fiume vedi una fila ininterrotta di alberi: è il viale delle Piagge. Noi vecchi pisani ci siamo cresciuti, alle Piagge. Mi ci portava la mi’ mamma a gioca’ con l’altre bimbe, si stava annidate tra i tronchi de’ lecci che chissà perché crescevano a piccoli gruppi riuniti. E più tardi lì, tra gli alberi del lungofiume, si davano i primi baci. E poi anche i se’ondi e i terzi, diciamo la verità (e tieni ferme le mani, bellino, che sembri un polpo). C’era, e c’è ancora, ma non ha retto alla pandemia e ha chiuso i battenti, lo Chalet del Salvini. Era poco più d’una baracca, all’inizio, fu ingrandito dopo, a più riprese: è cresciuto con noi, aggiungendo stanze dove noi s’aggiungevano anni. Ci si ritrovava dal Salvini a bere, a fumare. A baciarsi, naturalmente. Ci si ritrovava anche a non fare nulla, giusto per far vede’ che eri uno che andava lì e non al Bar la Borsa di piazza Vittorio, che alla Borsa ci andavano i fasci. Poi ci s’andava con le ‘arrozzine, perché a forza di dare baci ne nascevano di figlioli. E mentre i figlioli crescevano e i tavolini del Salvini aumentavano, era sorta anche una piccola pista per le macchinine elettriche, un incubo di rumore e di soldi, che dovevi parti’ di ‘asa con le tasche piene di monete da cento lire, e comunque non bastavano mai. E le bizze dei bimbetti si aggiungevano al chiasso delle macchinine e agli urli dei babbi (Vieni via! Bada che se mi fai veni’ lì ti do una labbrata). Da ultimo ci s’andava a fa’ l’aperitivo, l’apericena anzi, e non era raro incontrarci i figlioli, lì per lo stesso motivo. E finché ha vissuto mi’ padre, ci trovavi anche lui. Ogni tanto vedi scappa’ un ratto, da queste parti, ma va di moda di’ che son nutrie.

Il secondo è il ponte della Fortezza. Prende il nome dalla Fortezza San Gallo, una costruzione del 1500 non molto apprezzata da noi pisani; invece amiamo molto il Giardino Scotto che è proprio lì dentro. Anche il ponte della Fortezza è in cemento armato, un po’ meno brutto di quell’altro perché i marciapiedi sono rivestiti di pietra. È stato l’ultimo ponte ri’ostruito a Pisa tra quelli distrutti dalla guerra e non è che ci si siano spesi tanto. Il Giardino Scotto è un po’ come le Piagge, ha visto crescere noi, e poi i nostri figli. C’è un platano che è lì dal 1700, chissà le 'ose che ha vissuto. Si dice che la famiglia Scotto, dopo avere acquistato il giardino da Leopoldo di Toscana, ne avesse fatto una specie di eden, con piante maravigliose provenienti da tutto il mondo. Sarà, ci voglio crede’, ma da quando lo frequento io è comunale e le piante esotiche sono sparite, invece il platano è sempre lì, che non bastano dieci bimbi in girotondo per abbracciallo. Ma ‘un me ne importa, è un posto che mi garba così com’è: c’ho visto tanti ‘oncerti, c’ho aspirato tanto fumo, e mi sono attrigata i capelli nelle frasche, finché non sono diventata una brava mamma e anche lì ci ho portato a sgambetta’ le mi’ figliole.

Dopo la Fortezza, il lungarno curva un po’. Il fiume si fa più aperto - come se avesse furia, come se si struggesse dalla voglia d’anda’. Di qui e di là, le case si riflettono sull’acqua, e il giallo domina, vince su tutto. Questo colore gli è stato dato nell’800, ed era molto amato dagli inglesi, che ai tempi venivano a sverna’ a Pisa. Prima, pare che le case fossero di tutti i ‘olori. Però è bello anche così, il lungarno, commovente e un po’ pedante come siamo noi pisani. Retorico e sonnolento - mi garba tanto.

Il ponte di mezzo, non bisogna esse’ geni per intuillo, è più o meno al centro della città. Anche questo è novo, ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra, ma qui ci si sono spesi un po’ino di più. Anche perché, per il progetto, fu indetto addirittura un referendum cittadino. I laterali sono rivestiti di marmo, le sponde sono finalmente a colonnine e se ci guardi a traverso vedi l’acqua. Collega la piazza Garibaldi (a Tramontana) col municipio che si trova sull’altra sponda. Piazza Garibaldi era il ritrovo della sinistra (a quei tempi c’era davvero, ‘un è credibile!): da lì partivano le manifestazioni e anche i gruppetti di ragazzi co’ pugni stretti, la smania nelle gambe e i capelli lunghi, che s’andavano a picchia’ con quelli della Borsa. Le manifestazioni a Pisa erano bellissime: percorrevamo tutti i lungarni tenendoci per mano. Facevamo il giro con i nostri striscioni e ci sentivamo felici, nel giusto e potenti. Da lì si poteva passa’ in un vi’olo, vicino al teatro Verdi, dove c’era la sede di una radio libera. Per un periodo ci ho “lavorato” anch’io. Tenevo un programma sulla musica dell’East Coast (che non era ancora hip hop). Non ci ho mai capito nulla, di musica, non so davvero come facessi a tene’ un programma. E poi ho una vocina che sembro un gatto. E insomma non so perché, ma durante la trasmissione mi telefonavano gli ascoltatori, e sembravano di molto contenti. Sarà perché prima del programma c’era sempre qualcuno che arrotolava i fogli dei ciclostili per preparare il fumo. Tornavo a casa assatanata dalla fame chimica, e facevo contenta la mi’ mamma - mangiavo anche le bracioline, che non mi sono mai piaciute.

Il Ponte Solferino andò giù con la piena del ’66, quindi quello attuale è il più novo di tutti. A parte il fatto di essere semplice nella struttura e più moderno degli altri, con le sponde di metallo, è il ponte più fati’oso da percorre’, sembra di scala’ una montagna. Si dice, e io penso che sia vero, che gli ingegneri abbiano sbagliato i calcoli, popò di stupidi, e così sia venuta fuori questa abnorme e inutile curvatura, che se lo fai in bicicletta ci lasci i pormoni.

Però. Però, dal Ponte Solferino, se guardi nella direzione in cui scorre il fiume, senti che la foce è vicina. Lo senti proprio, te la senti nell’ossa questa voglia di mare, è un’urgenza. E allora vai a Boccadarno, dove le acque melmose del fiume si tuffano in mare e coi retoni si pescano dei muggini di tre chili, e si può andare col barchino a remi fino all’altra sponda e passa’ sotto il retone dove ancora saltano i pesci e le gocce d’acqua dalla rete ti piovono in testa.

Di là c’è ir mare, lo vedi. Ir mare è come una mamma, per noi. Siamo fatti della stessa sostanza - ‘un c’entrano i sogni, è proprio l’acqua salata.

E Boccadarno è una specie di mira'olo, con il fiume che finisce, ir mare, le Apuane vicine e chiare che ti sembra di toccalle e il macchione di San Rossore sotto, a riposa’ l’occhi.

Subito lì, attaccata a Boccadarno, c’è Marina. Al Barrino di Marina ci si va a be’ ir ponce - estate e inverno è uguale, è tappa obbligata. Marina mi piace, m’è sempre piaciuta. Un paesino decadente, dimesso, povero, più bello d’inverno che d’estate. Ci credo che piacesse al D’annunzio - in realtà gli piaceva perché era il su’ nido d’amore con la Duse. Anche mi’ padre era fissato con Marina, e difatti credo che anche lui c’avesse un’amante - diceva che era il posto più bello del mondo. Sono sicura che se si fosse accorto di mori’, m’avrebbe chiesto di portallo a Marina. E se ce l’avessi portato, si sarebbe messo a sede’ su uno scoglio, con la pipa in bocca. Gli avrei detto: Babbo ‘un fuma’, per piacere. Che stai per mori’. E lui, lo so, avrebbe riso, m’avrebbe indicato tutto quel bendiddio d’azzurro con le mani aperte, avrebbe inspirato il salmastro e traspirato l’Anfora, e avrebbe mormorato:

M’importa ‘na sega, tesoro.

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Matteo Bottacin ha votato il racconto

Esordiente

Sei riuscita a farmi leggere in toscano dall'inizio alla fine, io, che mica son toscano. L'ho letto anche ad alta voce con mia moglie ad ascoltarti. Siamo andati in giro mano nella mano per i tuoi posti e si, ci è mancato il fiato sul Ponte Solferino, anche se non eravamo in bicicletta. Che bello. E comunque, io che son dei tempi dell'East Coast (quella hip hop), me la sono sentita tutta nelle orecchie, quella di cui scrivi tu. Anni pieni, quelli li, devono essere stati. Grazie.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Paul Olden ha votato il racconto

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Piacevole lettura, i giochi con l'inflessione dialettale non disturbano, anzi, arricchiscono di verve. L'unico difetto - a mio modesto avviso: forse un po' troppo didascalico. Fantastico invece il finale. Segnala il commento

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Maurizio Melzi ha votato il racconto

Esordiente

La lingua salvata. Boia dé. (che è livornese, ma il concetto e l'ammirazione li hai capiti)Segnala il commento

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Cecibraci ha votato il racconto

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Editor

Con la telecamera in spalla. Poetico, vitale, veraceSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Bello Segnala il commento

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello Silvia. Il fiume del tempo che ci trascina, a volte placido e a volte travolgente. I ponti, appigli della memoria, testimoni delle emozioni, delle idee, delle lotte di una vita vissuta in pieno; unico motivo per dire “m’importa ‘na sega” prima di tornare al mare dal quale siamo venuti. La scrittura scorre come l’Arno.Segnala il commento

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domx ha votato il racconto

Esordiente
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Cristiana Venturi ha votato il racconto

Esordiente

Si son proprio visti i ponti e quel bendidio azzurroSegnala il commento

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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Scrittore

Fantastica! Mi sembra di sentire la tua voce.Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

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Cimino ha votato il racconto

Esordiente

Delizioso, vivido, essenziale e garbatamente poetico,si legge d'un fiato e lascia una leggerezza nell'anima, pur sottendendo in pochi passi ciò che non è per niente banale. ApplausiSegnala il commento

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Lavinia ha votato il racconto

Esordiente

mi piace molto, è tenero e ha il colore giallino tenue della luce dei palazzi del lungarno (che io non conosco). scrivi proprio 'ene.Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

La tua penna sa disegnare una terra stupenda con una lingua corposa, miracolosa, meravigliosa! Segnala il commento

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Elym Garak ha votato il racconto

Esordiente

Avrei voluto che continuasse ancora e ancora. Segnala il commento

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Fabio Passiglia ha votato il racconto

Esordiente
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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GAP ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Il platano e la sua fenditura e la corteccia, gli occhi, le bocche, i volti che, facendo attenzione, si possono scoprire, meriterebbero un racconto a parte!Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Se a Pisa il luogo d’incontro del movimento era Piazza Garibaldi, a Catania era la scalinata della Villa Bellini il luogo dove si incontrava gente del Manifesto, del Fuori, di Avanguardia operaia, di Lotta continua, e si conoscevano femministe, indiani metropolitani, radicali, fricchettoni, hippy, cani sciolti e creativi di vario genere. Nei cortei, nelle discussioni, nelle canzoni si sentivano, molti li conoscerai, slogan o frasi del tipo: “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Zedong”, “Il potere deve essere operaio”, “LSD, fucili, rivoluzione”, “meglio bambini che Piccini”, “La famiglia è ariosa come la camera a gas”, “Col dito, col dito, l’orgasmo è garantito”, “Omosessuale è bello”, “Esproprio, esproprio, esproprio proletario”, “Riprendiamoci la classica”, “Tutto e subito! Tutto e subito!”, “Sacrifici, sacrifici”, “Dio è morto”, “Vorrei incontrarti nelle strade che portano in India”. Una bella miscela per un cervello adolescenziale, poverello. Acqua passata, fiume che scorre. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Mentre scorrevano le immagini dei tuoi luoghi m’hai fatto veni’ ‘na nostalgia, ma ‘na nostalgia... dei tempi passati, perché tutto il mondo è paese e quelle cose lì che tu hai fatto a suo tempo e che hai decritto così bene, mentre mi portavi a spasso per la tua città, le ho fatte anch’io. E credo che le abbiamo vissute un po’ tutti, noi della nostra generazione. Il bar di “quelli di sinistra”, le prime radio libere, gl’infrattamenti, certo, ciascuno nella propria città, ma con lo stesso comune denominatore. Quando leggo testi con espressioni dialettali apprezzo molto perché credo che non sia per nulla facile scriverne. Hai tenuto un ritmo notevole e hai chiuso con una nota da groppetto in gola. Quindi brava davvero, qui ti sei superata, se possibile. Segnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

Esordiente
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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Che bello. Invidio il tuo amore per la tua città. Io qua nella pianura lodigiana non mi sono mai sentita veramente ‘a casa’ Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Si capisce benissimo. Molto bello :)Segnala il commento

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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

La tua città, la tua vita, la tua gente, il tuo mare. Bello leggere che, forse negli stessi anni, abbiamo fatto le stesse cose e vissuto gli stessi sogni, anche se in due realtà diverse. Bello sentirsi accarezzare dal tuo vernacolo. Bello, sempre, leggerti.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Umberto ha votato il racconto

Esordiente

Mi è parso di leggere un brano da un'antologia (e non perché il testo mi apparisse in qualche modo scolastico o non contemporaneo -all'opposto; ma per via della scrittura matura e consapevole dei propri mezzi). Ho amato tante frasi, ne cito una soltanto: "Il fiume si fa più aperto - come se avesse furia, come se si struggesse dalla voglia d’anda’". Sentiamo anche noi la stessa smania, lo stesso desiderio di scorrere. Su tutto, sopra i ponti, sulla foce, sopra la marina, spira forte la vita. Un racconto in cui io avverto (ma è una sensazione personalissima) il respiro del romanzo.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

BravaSegnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

Mi hai fatto sentire come una rondine che sorvola e osserva dall'alto i ponti della tua Pisa. Molto bello :)Segnala il commento

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Christina Carol ha votato il racconto

Esordiente

Questi sono i contenuti che amo leggereSegnala il commento

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Bruno Gais ha votato il racconto

Esordiente

Tanti ponti che collegano i tuoi ricordi. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Aria di casa perché se tu un lo sapessi - ma lo sai - la mi mamma e la mì nonna son Viareggine e il mì nonno è pisano e ho pure il cugino di Pisa e c’ho fatto pure la prima elementare a Pisa... poi c’è anche il continuo. Gli inglesi più che altro portavano a svernare i cavalli purosangue a San Rossore perché pare che ci fosse un terreno particolarmente buono per gli allenamenti dei cavalli da corsa. Per il resto c’é dentro tutta la tua anima pisana e poetica e mi sa che ci siamo sfiorate e respirate per indole e provenienza. Bellissimo e per me commoventeSegnala il commento

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Esmeralda ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

lo metto in tasca, che bello 💐Segnala il commento

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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima, Silvia. Il tuo racconto è da studiare per noi non pisani, ma è simpaticissimo ed esemplare. Lo rileggerò più volte. Complimenti.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Hai dato una bella scossa alla parte viareggina del mio sangue, ricevuta dal mio nonno materno. Ci ho passato l'infanzia tra Viareggio e Montecatini. Che cosa bella che hai scritto, dice bene Doktor, un flusso, fuso, come lava, te e la tua terra Chapeau Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Che ti devo di'.. Mi dovresti sta' antipatiha, per il zolo fatto che sei di Pisa, e io invece, modestamente, so' della provincia di Livorno, anzi no, so' quasi elbano, che è ancora meglio, caso mai on te ne fossi accorta. Però ti perdono, per come scrivi, che' mi garba parecchio. Sei ganza davvero, quando ti metti a penza', e cominci a raccontacci le tu storie, piene di patosse e dorcezza delle tu parti, che on zi capisce, come fa, una zucca pisana, a scrive così. Ma dev'esse perché sei vicina a Livorno, e l'aria che respiri, prima passa da lì, cor vento di mare. Bellissima storia, però non sono d'accordo quando dici che il toscano non è un dialetto, ma solo una "parlata" con tanti vernacoli diverzi. Ir toscano è un dialetto, eccome, armeno dai tempi di Dante, Boccaccio, e ir Petrarca, senza onsidera' Galileo, Lorenzo il magnifico, il Macchiavelli, e tanti artri.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho dovuto rileggerlo più volte per riuscire finalmente a staccare il ritratto di Silvia da quello di Pisa. Scoprire la prima - con le frasche tra i capelli, "assatanata dalla fame chimica" e con la vocina di gatto che trasmette alla radio anche se ammette "Non ci ho mai capito nulla, di musica" - sono elementi che catturano l'attenzione di chi ti segue e ti stima come persona. Ma poi viene il ritratto di Pisa: e qui è la scrittrice che prende il sopravvento. Pisa non ti offre un dialetto, ma tu riesci a narrare con la voce universale che consente di oltrepassare qualunque barriera e arrivare al cuore del lettore. Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente

Bellooo! Ogni tanto vengo a Pisa, non abito tanto lontano e la trovo splendida💖Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Applauso sentito, di cuore. La descrizione della città di fiume e di mare arriva intera a far emozionare. L'ultima parte con il babbo è un raggio di sole. Da toscano non posso non apprezzare chi ha reso giustizia dell'esatta sospensione delle lettera C, dopo le migliaia di arbitrarie Cocacolaconlacannucciacorta. Ma a parte questo, molto, molto bello.Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Terrò presente se ci dovessi andare. Splendide descrizioni, grazie Silvia. La chiusa poi mi è piaciuta tanto!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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doktor ha votato il racconto

Esordiente

vivere in una città che senti tua non solo perché ci stai fisicamente dentro ma perché le sei debitrice di una parte della tua anima: appunto "vivere" e non solo risiedere. Questa è la tua Pisa, bellissima di per sé ma ancora di più splendente nella tua - non voglio chiamarla solo descrizione - ma fusione spirituale con essa. La parte di Marina, dove alla fine il gesto di tuo padre spalanca il mare, è una pietra preziosa. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Lungarno Mediceo n..., aula R (lì c'è un pezzo originale del muro di Berlino, lo portarono due ragazze), case dipinte, e poi la marina; Pisa mi ha sempre dato come l'impressione di una felicità latente, una malinconia immortalata che ritrovo in queste tue. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Se passerò con tutta la famiglia dalle tue parti ti manderò un messaggino per bere un caffè in compagnia... sei di una forza strepitosa Silvia!!! Complimenti!!!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

una vita intera... fino al mare... bellissimo. grazie Silvia.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Si vede che vuoi bene alla tua Pisa e grazie del giro che mi hai fatto fareSegnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Un dipinto realista di vissuto che prende e avvince sino alla fine. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Gran bel giro... e amo quel vostro M'importa 'na sega :D Bau! TiSegnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Che meraviglia, mi toccherà tornare a Pisa per ripercorrere un itinerario sentimentale così affascinante, integrandolo, doverosamente, con opportune soste gastronomiche.Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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