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Narrativa

Diario segreto di uno scrittore trap

Pubblicato il 28/10/2019

Nuove frontiere adolescenziali di applicazione della trap.

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Alla fine il mio nome definitivo sarà Auto-Tune, ci ho pensato a lungo, anzi ciò pensato perché alla fine se voglio fare il Wrapper (che non è quello che impacchetta le cose ma l'unione del writer con il trapper) non posso sempre scrivere in italiano corretto, giusto?

In quinta elementare quando ho deciso di intraprendere questa carriera (erano i tempi di Rockstar di Sfera e io mi ero fatto regalare il Devoto Oli per cercare tutte le parole del testo che non capivo) ho iniziato a rubare barrette di Kinder Maxi al supermercato per mangiarle senza lavarmi i denti, così da farli marcire più in fretta e passare agli impianti di platino. Nel frattempo ci mettevo sopra la stagnola della confezione di un bel grigio argento finto.

Stamattina Stulac, il più cattivo del terzo piano, mi ha fermato lungo le scale della scuola:

« Ehi Auto-Tune! »

Di solito se ci incrociamo mi tira un pugno sulla spalla, dice che vuole tatuarmela. Ma non mi parla mai, questa è stata la prima volta. Mi ha portato in bagno con lui e mi ha offerto una sigaretta elettronica alla vaniglia.

« Auto-Tune », mi ha detto, « scrivi testi da paura, perché non ne scrivi uno anche per me? Oggi devo andare in sala di incisione, ho scaricato una base da paura su YouTube. »

« Cazzo », dico io, « figata, anche se non ho mai scritto in metrica posso provarci. Poi quello che conta è lo stile. »

« Esatto », ha ribattuto Stulac, e stavolta il pugno sulla spalla me lo ha mollato davvero, il livido sta diventando di un bel blu che sembra quasi inchiostro. « Non ti preoccupare della metrica: senti, mi serve una paginetta e mezza a proposito di Leopardi, per domani alla seconda ora, così intanto io posso concentrarmi sul mio nuovo brano. »

Insomma Stulac mi ha chiesto di fargli i compiti, ma io non ci tengo a ingrandire il mio tatuaggio sulla spalla quindi gli ho detto di sì.


Nel mio palazzo è venuta ad abitare una violinista.

Cioè, io non l’ho mai vista, ma secondo me è una tipa.

Nel pomeriggio mi sono messo a fare i miei compiti prima di dedicarmi a quelli di Stulac; la casa era vuota, silenzio assoluto altrimenti non riesco a concentrarmi.

Da qualche parte nel palazzo arriva una musica: prima timida, un fruscio, qualche corda pizzicata, e poi un melodia lenta. Allora inizio a schioccare le dita come per farla smettere. Penso subito alla famiglia di immigrati con cui dividiamo il pianerottolo: la mia stanza confina con quella dove dormono i tre figli. Di giorno, dormono, perché la notte urlano, sbattono contro i muri e dimostrano di avere preso l’integrazione seriamente a partire dall’italiano, del quale hanno già appreso le parole essenziali, tipo le bestemmie.

Una di loro, una ragazza dai capelli lunghi credo della mia età, ascolta Sfera Ebbasta e lo fa a tutto volume: la sento dall’altra parte della parete del soggiorno, mentre manda avanti e indietro Cupido e Ricchi per sempre, inframezzati da qualche spot. Sfigata, non ha nemmeno l’abbonamento premium a Spotify; zia, fatti il mese gratis, poi ti fai quello di Apple Music e infine Youtube. E poi oh, ormai tutti ce l’abbiamo crackkato l’abbonamento, su.

Ma non ce la vedo questa a suonare il violino, deve essere qualcuno di nuovo. E qualcuno di molto insistente, perché per tutto il pomeriggio ha continuato a suonare; è stato quasi piacevole, solo che non si trattava di un pezzo completo, mi sa che stava facendo esercizi, la melodia si ripeteva, due, tre, dieci volte e mi distraeva.

Allora sono uscito sulle scale e la musica è sparita.

Sono rientrato in casa, e la musica ha ripreso.

Sono ritornato sulle scale senza far rumore ma di nuovo appena scese due rampe la musica ha smesso.

Siccome abito in un palazzo vecchio del centro mi è venuto il dubbio che ci fosse un fantasma, tipo una violinista morta di morte violenta cento anni fa. Sarebbe una bella storia. Ma adesso che ci ho pensato, chi ha più il coraggio di tornare in casa? Da solo.

Diventa ancora buio presto e pà e mà non torneranno fino all’ora di cena. Mà ha crossfit, Pà ha scoperto escortadvisor.

Di colpo niente più violini, ma la zingarella che sta sul mio pianerottolo sento che ha messo Zingarello di Ghali.

Mentre sulle scale cerco il coraggio di entrare in casa mia, la mamma zingara apre la porta per uscire insieme a una puzza di cibo cucinato che mi fa salire la nausea per il naso e un conato di vomito dallo stomaco.

Spunta la zingarella dietro di lei, non la avevo mai guardata in faccia, sempre solo di schiena con i capelli lunghi unti: sorride e ha i denti davanti leggermente divaricati. Il rossetto rosa sbavato. Entro in casa perché ora non ho più paura dei fantasmi, ora mi vergogno.La zingarella rimanda indietro Zingarello.

Come stai? Non può andare meglio.

Già.

Faccio il figo e alzo la mia cassa bluetooth al massimo con Lunga vita a sto.

Zingarello, Zingarella, Zingarelli. Devo scrivere il tema su Leopardi altrimenti Stulac chi lo sente.

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Piaciuto lo slang da sbarbatello. Simpatico:)Segnala il commento

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Dalcapa ha votato il racconto

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Bello. Stile credibile e in crescendo... (all'inizio è quasi troppo corretto) Ottimo ritmo... Un quadro dalle mille sfumature. Piaciuto.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Mi è piaciuto, forse nella parte centrale c’è da fare un po’ d’ordine. Io preferisco i denti d’oro Ferrero Rocher ;-)Segnala il commento

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di matteo giordano

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