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Narrativa

Dieci anni

Pubblicato il 07/03/2020

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Alle quattro e due del primo dicembre 2019 aprii gli occhi, puntuale come un orologio atomico. Come nell’ultimo anno circa. Di sicuro nell’ultimo mese li aprivo in un altro modo, più cosciente: stavo morendo. Sono le parole che usarono in clinica. La patologia non la ricordo, ma il primario fu convincente: sarei morto tra atroci sofferenze.

Voltai leggermente il viso e non potei che sorridere di fronte a quel suo modo di dormire, la faccia schiacciata sul cuscino, da togliere il fiato al più efferato strangolatore. La modernità, fatta di eretiche convivenze, mi permise di non farle sapere quello che mi stava succedendo. Accompagnato da questa complice eterea, mi voltai per un’ultima volta verso il soffitto, consentendo alle palpebre di ringhiottire quelle due linee umide che assomigliavano a lacrime. Mi alzai lentamente.

Scesi in cantina scivolando lungo le scale. Gli anni da ninja per non svegliare i miei quando rientravo tardi la notte mi furono utili a recuperare l’attrezzatura da trekking e indossarla al buio con una rapidità di cui rimasi sorpreso. Guardandomi allo specchio all’uscita di casa trovai uno sguardo diverso: più che stupore forse era una punta di felicità. Feci scorrere lo scrocco della porta così adagio che nemmeno il cane s’accorse di nulla. Del gatto invece so per certo che fece finta di niente, accarezzando la mia scelta con quella virgola dipinta con la sua coda. Benedizione. Un ultimo riflesso, un altro lento chiudere la porta e il silenzio dietro che m’aspettava. Fu l’unico momento di titubanza: intuivo perfettamente cosa fosse quella quiete, quello che non sapevo era se lei avrebbe capito.

Al tempo non avevo parole per spiegarle che non volevo combattere nessuna guerra, consumarmi di fronte ai suoi occhi e pian piano cancellare quanto della nostra vita fu superlativo, amaro, monotono, dolce, nostro. La tremenda paura che questo contenitore di carne, ossa e fluidi, putrefacendosi miseramente divorasse anche tutti i momenti vissuti assieme. Fosse stato un processo che mi avesse consentito di sublimare, avrei forse accettato il compromesso. Ma al tempo le informazioni erano diverse ed ero sicuro che mai mi sarei trasformato in un nebuloso e dolce ricordo a mezz’aria. Sarei diventato un insieme di pelle consunta, avvizzita sullo scheletro, e di visi pallidi. Più di tutto non avrei mai accettato che l’immagine della mia anima sbiadisse in mezzo ai vapori delle piaghe e dei medicamenti.

Il piano fu lineare: lasciai tutto e raggiunsi i boschi in fondo alla valle, per poi salire verso le montagne cancellando tutte le tracce dietro di me. Camminai per giorni, seguendo da lontano tutti i sentieri che conoscevo, senza percorrerli. La mia esperienza mi permise di cibarmi e bere quel poco che mi permettesse di arrivare a destinazione. La marcia fu lenta ma inesorabile. Calmo raggiunsi questo posto che solo noi conoscevamo: ci innamorammo qua durante un fuori pista. Nascosi i vestiti in cima a un faggio perché non li trovassero i cani e mi sedetti un po’ più distante, sotto questo tiglio che spiccava tra la bassa vegetazione. Iniziai a respirare sempre più piano. Non mi resi conto di quando morii esattamente. Forse il freddo. Non so nemmeno se sia morto davvero: vedo queste splendide valli stendersi tutte intorno a me e sento l’acqua scorrere sul viso e portarmi il profumo dei muschi. Ogni tanto osservo qualche animale starmi accanto.

Vedo anche lei che ogni anno, puntuale, arriva. Ricorda. Guarda verso me ma non riesce a scorgermi. Io le sorrido, lei mi sorride. Stavolta ha portato anche una bambina. Dice ha dieci anni. Sorride anche lei.

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Commenti degli utenti

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rheya ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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bella, triste dissolvenza.Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Tristissimo ma bello. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Eccellente. Da 10Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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di Allitterativo

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