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Dipendenza

Pubblicato il 03/06/2018

Patrizia ha quarantanni ed oggi è il suo compleanno. Gli ultimi quattro anni di questi quaranta li ha vissuti nel suo mondo virtuale. Prima di oggi non ci aveva mai pensato. Come ha potuto permettere che tutto questo accadesse?

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È come svegliarsi da un lungo sonno. Quando tutto ha iniziato ad andare a rotoli? Come ho fatto a non accorgermene prima? Il senso di spaesamento non fece in tempo ad assalire Patrizia, perché altrettanto improvviso e potente, si era già fatto largo il dolore. I violenti singhiozzi si alternavano a lucidissimi flashback ed entrambi erano una coltellata in pieno sterno mentre rivedeva la sua vita scorrere davanti agli occhi. Immagini nitide a partire dal suo ex fidanzato Pietro. Un uomo più vecchio di lei ed anche molto geloso, a cui aveva provato a spiegare che era normale avere amici online con cui scriversi e che quelle conversazioni non nascondevano nulla, erano solo una nuova forma di comunicazione. Pietro sapeva comunicare in un solo modo e quando le parole non gli uscivano più dalla bocca: usava le mani. Patrizia si chiudeva in casa settimane per nascondere i lividi e per ammazzare noia e dolore chattava con persone conosciute in rete. Ne parlò in un forum di mutuo-soccorso online, dove si sentì finalmente compresa ed apprezzata. Quando la relazione con Pietro finì, Patrizia conosceva più persone sulla rete che nel mondo reale. Tra questi anche Luca, nome in rete Wolf71, un coetaneo conosciuto in un sito di incontri. Erano diventati fidanzati virtuali e consumavano il proprio rapporto attraverso la webcam della private-room. Il livello di produzione di ossitocina li stimolava a spingersi in performance ardite. Patrizia aveva fatto pace con la sua femminilità e ritrovato la stabilità emotiva, fino a quando Luca non le chiese di incontrarsi di persona. Patrizia non era pronta per tornare ad avere un rapporto umano che non fosse filtrato da uno schermo. La paura di iniziare un nuovo rapporto di coppia tradizionale la spaventò a morte. Avrebbe perso nuovamente la sua “libertà” e lei non poteva certo permetterselo, aveva una routine da rispettare! Usciva da lavoro e tornava a casa per scrivere con gli amici dei newsgroup ai quali era iscritta o per ritoccare dal tablet le foto che aveva scattato nel week-end. Condividere foto su quella piattaforma online ed ottenere molte visualizzazioni era davvero appagante ma anche molto impegnativo. La sua vita privata sui social-network necessitava di aggiornamenti quotidiani, un attività competitiva e dispendiosa in termini di tempo. Patrizia sparì dalla private-room e Luca uscì definitivamente dalla sua vita. In quel momento di forte sconforto lei non aveva più nemmeno un amica con cui prendere un caffè al bar per parlarne. Così si iscrisse alla community delle ragazze “sedotte ed abbandonate sul web”, dove trovò molte altre situazioni simili alla sua e si sentì consolata da quella sua nuova famiglia.

Patrizia adesso fissava la data del suo quarantesimo compleanno sul calendario appeso al muro con il collage dei suoi selfie. La suoneria del suo smartphone, impietosa e costante riempiva l’aria di suoni elettronici. Erano le notifiche dei messaggi di auguri provenienti da quel mondo virtuale che aveva sostituito il reale. Messaggi identici dai fedeli compagni di viaggio del suo volontario esilio. In salotto solo lei e quel concerto elettronico, come accadeva da diversi anni ormai. Patrizia odiava il suo salotto, ma anche le altre stanze, contenitori fisici di una vita vissuta in luoghi immateriali. Studiava con attenzione le foto postate dalle sue colleghe ed invidiava quegli arredi così accoglienti e moderni. Ne aveva visti di migliori solo nel blog di Emily, un interior-designer che vantava milioni di followers e che non mancava certamente di inventiva. Il campanello della porta si permise di riportarla alla vita reale ed un corriere le consegnò una pianta. Il regalo di una compagna delle elementari, nata nel suo stesso giorno: qualcuno si era ricordato di lei pur non sentendola da diversi anni? Allora il mondo lì fuori non è così lontano come appare? Che avesse ragione il dottor Moreno? Uno psicoterapeuta a cui ci si può rivolgere online e con il quale aveva scoperto che la dipendenza da internet era considerata una patologia seria e molto diffusa, che può aggravarsi con la nomofobia e l’isolamento sociale. Chi l’avrebbe mai detto?

Patrizia riemerse dall’acqua e rivolse immediatamente lo sguardo verso la spiaggia. L’acqua salata le colava sugli occhi, i capelli bagnati coprivano il viso eppure non aveva mai visto meglio di così. La nebbia che offuscava la sua mente si era rapidamente dissolta, spazzata via da un’improvvisa ventata di razionalità. Cercò il suo smartphone nella borsa sulla sabbia, ma aveva seguito i consigli del dottor Moreno ed era partita senza. Era dispiaciuta di non averlo portato con se. Non si trattava di astinenza, ma di vendetta: avrebbe voluto gettarlo in mare, lanciandolo il più lontano possibile per vederlo affondare insieme a tutto il dolore che si era fatta attraverso quello strumento. Sorrise e si ripromise di ricordarsi di comprare un martello prima di tornare a casa. Nessun dispositivo avrebbe avuto più il controllo della sua vita.

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Ellida Wangel ha votato il racconto

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Patrizia Martinelli ha votato il racconto

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