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Narrativa

DOMANI ARRIVERÀ L’INVERNO

Pubblicato il 03/06/2021

L’inverno alle porte costringe a prepararci

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Domani arriverà l’inverno e mi perdo un po’ a immaginare che potrei non sopravvivergli.

Hanno detto che forse non sarà così. Poi che sarà così. Poi che davvero nessuno lo può sapere come sarà, e allora dovrò aspettare per vedere coi miei occhi. Bizzarro modo di elargire speranza. Si scommette sulla capacità di adattarsi: delle piante, degli uomini e delle cose che abbiamo disseminato tutto intorno per chilometri, perché non sappiamo se reggeranno all’arrivo del gelo, che quest’anno si preannuncia severo. O meglio: crudele.


Da dietro la finestra guardo Romeo riporre i vasi dentro la ridicola serra che ha montato in terrazza. Con questo vento dubito che servirà a qualcosa, ma lui è contento di provarci e allora s’impegna: sposta, tira, avvicina e si procurerà un mal di schiena di cui parlerà per giorni. Contento lui che dovrà farsi spalmare la crema dalla moglie. Almeno potrà dire di aver fatto quello che poteva.


Illuminato da questa luce traversa, grigia e mobile, mi consolo col caffè, quello buono, che trovo solo alla fermata della metro Gerusalemme. Se non fossi in pensione non avrei tempo per arrivare fin là, ma ho deciso che sarà il caffè per la stagione delle incognite. L’aroma sale dalla tazza e porta via l’odore di vento, che s’insinua dalle finestre, e mi chiedo se dopo riuscirò ad acquistarlo. Perché domani arriva l’inverno, dicono gli esperti, tutti quanti: quelli coi camici, quelli sulla rete, quelli in tv.

Ho pure riacceso la radio per averne conferma: vista la portata dell’evento è bene essere preparati al peggio, casomai. Ho pensato che la radio non ha mai tradito nessuno, neppure in tempo di guerra, quando l’ascoltavano coprendola con una coperta, perché la luce dello schermo poteva farti scoprire nell’oscuramento, e la voce delle stazioni straniere ti consolava dai proclami di quella italiana. Quando, più tardi, dissero il numero di quelli mandati a morire nell’inverno russo, mio nonno seppellì la sua in giardino: gli aveva raccontato così tanto dolore e rabbia, e delusione per il genere umano, che non voleva vederla più. Raccontava che quella radio aveva una bella voce. «Chissà se l’hanno trovata quelli che han comperato la casa?», si chiedeva ogni tanto. Quell’uomo aveva camminato dritto per anni, sul buco in cui l’aveva sepolta per vendetta. Se avessimo ancora quel giardino potrei scavare e magari riprendermela, non fosse altro per dimostrare a Luciana che qualcosa la so fare con le mani, a me che accusava di montar male anche i mobili dell'Ikea. Lei ha questo nome così bello, che sconfigge il buio e, sì, era proprio lei a portare la luce dentro questa casa.


Anche se domani arriverà l’inverno, ho deciso di lasciare fuori le mie piante, per dar loro l’opportunità di dimostrare che se la possono cavare. Guarderanno sfrontate quelle di Romeo e magari gli alzeranno il dito medio. Niente freddo da temere, nessuna pioggia troppo abbondate da affogarle nei sottovasi. Potrebbe occuparsene la portiera, ma mi va di sfidare il destino: do al mondo la possibilità di dimostrarmi che c’è speranza, da qualche parte. Magari non qui, non arriva mai con le notizie della zona.

La valigia è pronta di là. Tra poco passerà il taxi per la clinica. Andrò da solo: da quando vive altrove, Luciana non si è fatta più sentire. Il mio inverno nucleare sta per iniziare. I medici li lascerò fare, come ho acconsentito tempo fa. Li lascerò bruciare e scavare questo corpo che ora gode del caffè e di poco altro, contando ogni minuto di resistenza che potrò opporre. Sghignazzerò come un vecchio demente che l’ha scampata ancora una volta? E le infermiere diranno tra di loro: «Guarda come ride. Ma quello là non ha nessuno?».

«Ho voi», risponderei, ma è meglio non esagerare, non sono mai stato un asso con le battute.


E poi… Poi vedremo chi sopravviverà. Se lo farò, tornerò dietro a questo vetro a guardare Romeo che si spacca la schiena, mentre bevo un altro caffè della fermata Gerusalemme.

Se invece avrà vinto l’ostinazione dei dottori, lo strazio di quello in cui mi avranno trasformato non riuscirà a capirlo, e pure questa è un’ipotesi fortunata. Dopo l’inverno ci spetta l’oblio per godere le stagioni calde.

Altrimenti sarò morto.

Se avessimo ancora il giardino del nonno chiederei di essere sepolto accanto a quella radio.

In una prospettiva più realistica, l’ipotesi non mi riguarda. Non sono uno di quei vecchi che lascia scritto come vuole che sia il suo funerale. La morte decide lei quando arriva e chi resta ha il diritto di dimenticare come crede. Io e Luciana non abbiamo figli che sarebbero costretti a gestire l’eventualità: sarà un estraneo a occuparsene, e tanti saluti.

È ora. Sciacquo la tazzina e la rovescio sul lavabo. Controllo che le finestre siano chiuse e saluto la casa: non sarà quella col giardino della radio, ma è casa mia e ci ha vissuto Luciana. Mentre scendo le scale mi chiudo il cappotto con la mano libera: fa già freddo, sarà un inverno pesante.


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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello, vibrante, senza toni melodrammatici. L'arrivo inesorabile dell'inverno metafora della malattia, forse della morte, con delle annotazioni che sorprendono,come l'essere sepolti in giardino insieme alla vecchia radioSegnala il commento

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Potrebbe essere un racconto post apocalittico di fantascienza. Post apocalittica deve essere stata anche la vita dei sopravvissuti tra le "centomila gavette di ghiaccio" della campagna russaSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Potente Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Se dovessi paragonare il racconto a un pezzo di musica forse sceglierei il notturno po 9 di Chopin. La narrazione in prima persona è un dialogo con l’anima in attesa di quell’inverno che rivela tutta la profondità dell’uomo la sua fragilità e la sua grande forza e dolcezza. Io lo trovo bellissimo e toccante senza nessun sentimentalismo forzato o ostentato. Autentico.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Cinzia M. ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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occhineri ha votato il racconto

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Commovente. Bel racconto davvero. Segnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Toccante :)Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Andreaillettore ha votato il racconto

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doktor ha votato il racconto

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senti: è bellissimo. Non aggiungo altro. Bellissimo. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

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Complimenti bello con un velo di tristezza hai toccato temi profondi nel tuo modo personale e intimo direiSegnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Silvio Esposito ha votato il racconto

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Esmeralda ha votato il racconto

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Molto belloSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo, Giampiero. Ben scritto (c’è solo un gli che non mi piace), e la scrittura bella induce una commozione leggera, che è partecipazione e identificazione. Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto magnifico. La sepoltura accanto alla radio, poi, che tocco geniale!Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Emozionante... complimenti Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Mi ha coinvolto e commosso a tal punto, che preferisco rileggere e abbandonarmi alle sensazioni e alle emozioni che mi ha trasmesso. Uno di quei brani che vorrei aver scritto io.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Bruno Gais ha votato il racconto

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di Giampiero Pancini

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