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Narrativa

Domani non esiste

Di Il Verte - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 14/01/2020

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Il cielo era sereno, il tramonto dipingeva di mille caldi colori l’orizzonte, il mare era leggermente agitato da un tiepido vento estivo, le lievi onde che si infrangevano delicatamente sugli scogli riempivano l’aria di salino, rendendola frizzante.

Mark era lì, dinanzi all’immensità dell’oceano, solo con i suoi pensieri. Alle sue spalle si estendeva una favolosa macchia verdeggiante, formata prevalentemente da pini marittimi, che, grazie all’oscurità e alla fioca luce dei pochi lampioni, davano vita a imponenti figure minacciose che parevano muoversi in balletti misteriosi.

Il fumo di una Marlboro, mischiato al salino, gli avvolgeva il viso salendo fin su ai capelli e disperdendosi poi nel cielo, dove cominciavano a intravvedersi le prime stelle. Era appoggiato a una ringhiera di legno, indossava una maglietta fucsia, un paio di jeans scoloriti, una spessa cintura di cuoio scuro e un paio di scarpe da vela.

“Allora sei qui? Tieni, te ne ho presa un’altra”.

“Grazie Jack, ma ora non mi va”.

“Mark, lo sai che una birra fresca non si rifiuta mai”.

“Beh, forse hai ragione, non può farmi che bene” disse Mark spegnendo a terra il mozzicone.  

L’intensa abbronzatura di Mark copriva solo parzialmente le profonde occhiaie sul suo viso. La barba incolta era di una settimana. I suoi occhi, stranamente bassi, fissavano l’etichetta della bottiglia che stringeva forte in pugno. Qualcosa non andava in Mark e Jack se ne accorse; non per niente era il suo migliore amico.

“Allora, sentiamo” cominciò Jack “cosa non va?”

L’amico non rispose subito, prima accese un’altra sigaretta, l’ennesima in quel periodo, fece un paio di tiri, bevve un lungo sorso di birra ghiacciata e con tono roco e molto basso attaccò: “L’ho persa Jack, questa volta per sempre!”

Probabilmente Mark sperava in una parola di conforto. Fu deluso.

Il volto di Jack si contrasse in una smorfia di profonda irritazione.

Le sue parole furono implacabili: “Ascolta, tu mi dai fastidio, non puoi nemmeno immaginare quanto. Cazzo, non puoi continuare a piangerti addosso e sperare che le cose si risolvano da sole”. Jack era un fiume in piena.

“In questi anni non hai fatto altro che creare intorno a te una corazza, non le hai matto fatto capire nulla, non le hai mai dato una certezza”. “Ma io credevo che …” abbozzò Mark, ma Jack non dava tregua.

“Cristo, credevi cosa? Pensavi che lei si potesse immaginare il tuo amore? Sei tu che hai voluto questo, hai fatto di tutto per perderla. Se le dovevi dire certe cose, gliele dovevi urlare. Ti sei nascosto tra le righe. Paula ti ha aspettato anche troppo”.

Mark stava per bere un altro sorso di birra, quando con un gesto rapido e improvviso, Jack gli strappò dalle mani la bottiglietta e la scagliò contro gli scogli.

I frammenti andarono a incrementare il numero dei vetrini colorati che i bambini cercano avidamente dove il mare incontra la spiaggia, per poi mostrarli orgogliosi ai propri genitori.

Alle parole di Jack l’amico si limitò a scuotere la testa senza dire una parola. Si sentiva come un bambino sgridato dal padre.

Paula e Mark. Due caproni orgogliosi.

Il mondo non aveva scommesso sulla loro storia, nemmeno un misero granello di sabbia.

Ma il mondo, talvolta, si sbaglia. Rimasero insieme per quasi cinque anni. Il periodo più bello delle loro vite.

Si amavano, ma Paula non se lo sentì mai dire. Mark, invece, si.

Solo ora, che tutto sembrava irreversibilmente finito, Mark se ne rese conto, un fremito lo attraversò ed ebbe la sensazione che avrebbe potuto sistemare le cose e riprendersi l’amore.

Jack riprese a parlare, questa volta con tranquillità: “Non hai niente da dire?”

Mark lo guardò dritto negli occhi e disse “Prepara le valigie, domani si parte”.

Un urlo strozzato in gola fece rabbrividire i passeggeri, una hostess del Boeing 747 in volo sul Pacifico accorse.

Mark era una maschera di sudore, in preda a violenti spasmi. Saliva biancastra colava dal suo labbro inferiore, scendendo giù al mento e poi ancora più giù, sino al collo, mischiandosi con il sudore.

Jack si alzò di scatto e fissò l’amico per qualche secondo. Era uno spettacolo raccapricciante.

Provò a scuoterlo e poi ancora, per tre volte, sempre più forte.

Mark, finalmente, aprì gli occhi, ma era in uno stato di completa incoscienza.

“Come stai?” chiese dolcemente Jack.

Silenzio.

Jack ripeté la domanda.    

Mark guardò l’amico, tentò di abbozzare un sorriso, ma ne scaturì solo una smorfia atroce.

“Tranquillo Jack, solo un butto sogno” disse Mark, stremato.

Dall’altro lato del mondo, Paula si svegliò, insieme alla sua Genova, dove aveva deciso di trascorrere qualche giorno lontano dalla sua nuova vita. Doveva riflettere.

Era l’alba di un sabato qualsiasi. Da giorni dormiva poco e male. Il dubbio la tormentava.

Caffè fumante e quotidiano on line.

Stava cinicamente archiviando la notizia dell’ennesimo disastro aereo, quando i suoi occhi caddero su quella foto.

Smise di respirare, il cuore si fermò, una lacrima disegnò una ruga sul suo volto.

Il dubbio era sciolto.

Con Mark era davvero finita.

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Commenti degli utenti

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Anche se in ritardo, almeno un amico gli ha detto come stavano le cose. Belle le descrizioni delle scene.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto. Solo personalmente ho trovato troppo simili i nomi Mark e Jack, ma è molto personale :-)Segnala il commento

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Giulia_F ha votato il racconto

Scrittore
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Althea ha votato il racconto

Esordiente

L'incipit descrittivo è affascinante come tutto il racconto curato e prezioso. Sempre un incanto leggerti Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

No, odio i finali tragici, tristi...ma mi è piaciuto molto, non posso fartelo cambiare. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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Vaguzzina ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Concordo con Federico D. Fellini, il ritmo è molto veloce e l'incipit troppo descrittivo lo rallenta. Comunque bravo! Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Cit. Federico, e suggerisco "lanciò contro gli scogli". Ma bel colpo di scena.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Un'osservazione: nell'incipit troppi avverbi e aggettivi, sfronderei qualcosa.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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di Il Verte

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