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Narrativa

Dondolando

Pubblicato il 22/10/2019

Un semplice e banale movimento può, nell'ottica di un ragazzino, diventare addirittura uno strumento di sopravvivenza.

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- Non è una sedia a dondolo! Come te lo devo dire?!

Non sarà una sedia a dondolo ma dondola magnificamente e quindi al limite è una sedia che dondola, se non a dondolo.

Una sedia che dondola è un grosso aiuto per fare i compiti perché permette di sgranchirti le gambe, dondolarti- appunto- e passare meglio il tempo.

Mamma si lamenta e dice che facendo così-dondolandomi- la rovino. E se anche fosse? Il nonno ha un magnifico laboratorio di falegnameria e la ripararerebbe in un attimo. Anzi, potremmo farlo insieme, perché io amo lavorare con lui, costruire, tagliare e annusare il profumo del legno.  

Che poi, come sedia, non è che sia un gran che. Se vuoi, è addirittura scomoda, bassa e tozza. Poco elegante, mi sembra. Ma quando devi studiare, non ce ne sono di uguali.

Il dondolio aiuta la concentrazione, ma anche la distrazione perché è importante distrarsi ogni tanto, per ossigenare il cervello, rilassarsi... sì, insomma: sopravvivere.

La distrazione è un'arma di sopravvivenza che ti permette di desiderare altro e non fissarti sul momento dello studio. Sarò gretto, ma non riesco ad emozionarmi per la geometria.

Il secondo punto cruciale che rende il dondolio proibito è che "un giorno o l'altro cadrai, batterai la testa e allora sì che saranno guai!"

Non so le vostre, ma mia madre ha una visione tragica della vita, in cui ogni cosa diventa un pericolo. Lei non lo sa, ma sono scivolato diverse volte dalla sedia. E sono ancora vivo. E' talmente tozza, poveraccia, che scende piano piano ed è proprio impossibile farsi male. Semmai, una volta, mi è rimasto il sedere incastrato nella spalliera ma non è stata una tragedia.

Ecco, solo per dire che sì, magari c'è il rischio di cadere ma è davvero impossibile farsi male.

Mi mollano dai nonni, in estate.

Quest'anno ho dovuto portarmi i libri perché devo rimediare un paio di materie, niente di veramente tragico, ma non per lei. E' così che ha imposto al nonno di farmi studiare per almeno tre ore al giorno.

Dette così tre ore al giorno non sono poi tante; la differenza la fa ciò che potresti fare invece di studiare. A casa potrei anche sopportarle, tanto in estate gli amici non ci sono, fa caldo e ci si annoia. Dai nonni, però, è tutta un'altra cosa. Dalla mia postazione di studio vedo tutto il giorno le mie cugine che scorrazzano felici, vanno al lago, corrono con il cane, salgono alla casetta sull'albero...

E poi il nonno, che si chiude nella falegnameria per ore, beato lui; oppure passeggia con la pipa in bocca, di cui mi arriva il profumo, o va al lago a pescare. Insomma, sono giornate splendide per tutti- tranne che per me. Mi obietterete che, alla fine, sono solo tre ore al giorno di prigionia ma a me sembra che non finiscano mai. E quando, finalmente, sono finite, è già ora di pranzo, poi c'è la pausa di silenzio per far riposare i nonni, e poi il pomeriggio fa un gran caldo e ti passa la voglia di fare qualcosa.

La sera no, è sempre magnifica. Il nonno ci porta al lago a prendere il fresco, e si chiacchiera, si tirano i sassi per farli rimbalzare, si fa la gara a chi vede più pesci, e quando torniamo a casa ci addormentiamo in un baleno. Sono serate meravigliose. Il problema è che le aspetto tutto il giorno, e mi distraggo. E dondolo.

Che poi, dondolare è utile, anche se mamma non lo capisce. Intanto ti permette di sgranchirti le gambe durante lo studio, e non è poco. Dopo tre ore seduto su una sedia tozza e bassa, se non ti muovi un po', quando finisci sei distrutto. E poi- cosa fondamentale- dondolandoti riesci ad attirare l'attenzione di chi passa davanti alla finestra. Se stai fermo non hai alcuna speranza di scambiare due chiacchiere con qualcuno, semplicemente perché nessuno ti vede. Se ti dondoli, però, da fuori vedono il movimento e sicuramente si avvicinano e ti danno un po' di respiro.

Scena tipo n. 1:

Sono seduto sulla sedia, davanti alla finestra. Scrivo e studio, senza muovermi. Nessuna speranza di farmi notare.

Scena tipo n. 2 (sinceramente, più frequente):

Scrivo ma in contemporanea mi dondolo, anche abbastanza velocemente. Mia cugina Anna passa di corsa davanti alla finestra, mi vede con la coda dell'occhio e si ferma.

- Ehi, che fai? Studi ancora?

- Sì, purtroppo. E tu?

- Io vado al lago. 

- Che bello! Perché non mi aspettate?

- Sì... ma fra quanto finisci?

Guardo l'orologio; sono le 11,30.

- Tra meno di mezz'ora- dico così per non scoraggiarla, in realtà è mezz'ora precisa, e non c'è da scherzare.

Anna ci pensa un attimo.

- Va bene, ti aspetto. Mi raggiungi sulla casetta sull'albero e poi andiamo?

- Sì, bene.

 Arriva nonno, che passa davanti alla finestra e mi vede.

- Che fai?

- Aritmetica.

- Come va?

- Bene, tra un po' finisco.

- Sei stanco?

- Sì.

Mi guarda, aspirando la pipa.

- Si vede. Dai, finisci questo esercizio e chiudi il libro.

- Dici davvero?

- Dico davvero. Finisci, che le tue cugine ti aspettano.

Riparte, verso la rimessa, fischiettando.

Mi chino sul quaderno per finire l'esercizio. E dondolo, per fare prima.

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Commenti degli utenti

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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La storia piace, è narrata con gusto, e poi ha ritmo... il ritmo del dondolio della sedia... Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Leiber Fritz ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Italo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Narrazione e storia piaciute davvero tanto. Buoni ritmo e stile. Bello il susseguirsi di immagini e considerazioni. E lo scrivo dondolandomiSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Bello!!!Segnala il commento

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di Silvia Fuochi

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