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Fantastico

Donna Ombrosa con Vestito/ Pesce Sabbia in Rete nel Fondo della Notte. Ariminum Circus, S4 E9

Pubblicato il 04/03/2021

Ariminum Circus in versione multimediale è qui: https://www.wattpad.com/story/246636837-ariminum-circus Indice completo dell'opera: shorturl.at/kxyV1

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Lo Scrittore valutò con calma la richiesta dell’Ombra: i personaggi dei romanzi sono individui con caratteristiche uniche (e al tempo stesso universali) o sono mere funzioni narrative? La tenne sulle spine per un bel po’, prima di piazzare la sua mossa.

«Faccio mia l’opinione appunto di Nabokov» si pronunciò infine «secondo cui l’opposizione fra personaggio-individuo e personaggio-funzione è fittizia. Le due istanze non si escludono, ma si integrano. Il sistema complessivo dei personaggi consiste poi nell’orchestrazione dinamica degli elementi principali e subordinati della costruzione narrativa: ma, anche qui, non vi è una regola fissa che stabilisca chi e come deve stare nel perimetro della storia. 

Alcune tra le più interessanti forme di caratterizzazione – gli individui paradossali in Campanile, eccentrici in Dickens o grotteschi in Poe – sono soluzioni diverse al problema. Vi è chi colloca i personaggi minori, facendone magari uno stuolo di macchiette, al centro del romanzo; altri invece, nel tentativo di creare un personaggio a tutto tondo, cancellano persino i confini dei singoli testi facendone un vasto Universo interconnesso: succede con i protagonisti della commedia umana balzacchiana come con i supereroi e i super cattivi della Marvel».

«Se non altro, in questi casi è chiara la distinzione fra eroi, cattivi, coprotagonisti e comprimari!». L’Ombra si sentiva all’angolo e cercava di divincolarsi. Ma lo Scrittore non mollò la presa.

«Anche questo è discutibile: Tom Sawyer è un personaggio secondario ne Le avventure di Huckleberry Finn e viceversa. Rosencrantz e Guildenstern sono figure minori nell’Amleto di Shakespeare, ma sono al centro della rivisitazione di Stoppard. Guillermo Del Toro ha dichiarato che La forma dell’acqua è un rifacimento del Mostro della Laguna Nera visto dalla parte del Mostro – dichiarazione sibillina, dato che tutti i personaggi del film sono mostri, e il film stesso è una sintesi degli archetipi mostruosi proposti in cento anni di cinema, da Shirley Temple a E.T.. Operazione analoga a quella di Sepulveda, che in Storia di una balena bianca riscrive il capolavoro di Melville dalla prospettiva di Moby Dick, o di Björn Larsson, che propone la versione di Long John Silver sui fatti narrati da Stevenson nell’Isola del tesoro, oltre che un episodio inedito della sua biografia. La serie tv Black Sails poi ne connette le imprese immaginarie con le vite reali di pirati come Charles Vaine. Nell’Universo manga di One Piece tutto questo viene mescolato a migliaia di altri elementi tratti dai mondi finzionali più diversi».

Detto ciò, lo Scrittore si allungò sulla poltrona e chiuse gli occhi. Ma l’Ombra aveva ancora intenzioni battagliere.

«Come se non bastasse, tu complichi il tutto con la mania del raddoppiamento. Sia chiaro, l’endiadi non è criticabile in assoluto, ma è una figura retorica più al servizio della poesia che della prosa, dove spesso finisce per creare un effetto di ridondanza e appesantimento. Così, il gioco del doppio che, come ricordi tu stesso, è un topos dei cui esempi la letteratura trabocca, può divenire un problema quando, ed è il caso di Ariminum Circus, non è reso con efficacia, creando una situazione di accumulo di personaggi e punti di vista nella quale nessuno viene approfondito. Si genera così una tragica inefficacia narrativa, peggiorata dal modo saccente con cui la metti in opera: il Lettore Qualunque non sopporta uno Scrittore che lo sfida con contenuti o modalità inusuali».

«Certo, è più comodo raffigurarselo come un decerebrato non in grado di affrontare un testo che si allontana dai modi tradizionali con cui gli editori cercano di affibbiargli prodotti preconfezionati!».

«Non si tratta di questo, come te lo devo spiegare? Guarda, ho pensato a quanto mi hai detto l’altro ieri: in Ariminum Circus ogni personaggio ha il suo doppio, in un continuo gioco di riflessi, nel mondo reale (l’Ipotetico Lettore), in quello finzionale (il Diciannovesimo Conte di Forlimpopoli) e in quello vero-finzionale (i “reali” personaggi del romanzo: Roc, JubJub, Tabaccaia, eccetera). Per un attimo mi hai fatto credere che persino io sarei solo l’ombra di un’Ombra! Ma questo vorrebbe dire che anche tu saresti un eco distorto della Voce Narrante… Se credi che abbocchi!».

Lo Scrittore sembrava essersi assopito. Aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.

L’Ombra non mollò la presa. «Se il tuo ragionamento reggesse, a ogni livello, a ogni dimensione, ognuno di loro sarebbe e non sarebbe, sia nella finzione che nella realtà, uomo e meta-uomo, artista e meta-artista, meta-personaggio e meta-essere, meta-umano e meta-altro. Inoltre, i vortici dei rimandi, non solo strutturali ma anche stilistici, dalla citazione al calembour, dalla mimesi o finto-vero plagio, dal commento alla digressione enciclopedica, dall’ibridazione di generi, dal verso alla canzone, invece di essere concentrici e centripeti, sono centrifughi e il romanzo non ha mai un vero e proprio inizio perché l’inizio è la fine e semmai ogni frame si costituisce inizio, estensione, dilatazione, possibilità: come i cataloghi degli editori, come la materia al momento del Big Bang, come le galassie, come il web, come l’incipit di un romanzo, che tendono alla fine, sì, ma che fine non sono. Insomma: un casino che non sta in piedi».

Lo Scrittore si sistemò sulla poltrona in cui era sprofondato e riprese a parlare.

«Niente affatto. La tua analisi, per quanto confusa, dimostra che le scelte relative alla distribuzione dei ruoli s’intersecano con le dimensioni stilistiche, strutturali, tematiche, storiche e teologiche di ciascuna opera: segnata, nel mio caso, dal continuo confronto con le Possibilità, Szymborska dixit, offerte dalla vita come dall’arte, delle arti, of course, dalla finzione come dalla realtà, in un continuum infinitamente presente e coesistente. Assumendo che, come dice in un altro luogo la poetessa, “l’impossibile è possibile”».

«Amen» disse l’Ombra, con il tono di stoica rassegnazione di chi si trova costretto a gettare la spugna in un incontro di pugilato pur sentendosi più forte dell’avversario.

Lo Scrittore, soddisfatto dell’andamento di quel round, tornò al suo lavoro.


Jay picchiava come un fabbro sulla batteria e anche il resto della band (Sunny and the cool histories) ci dava dentro di brutto. Quella notte alla Fortezza Bastiani erano decisamente su di giri. La gente impazziva per il loro liscio distorto. Ed erano solo le prove per il grande concerto della sera successiva. L’entusiasmo andò a mille con la hit I Molluschi. Il pubblico era in delirio quando, al culmine del pezzo, il cantante urlò a squarciagola:

«... Ma cambiati il vestito che mi fai schifo! (riff di chitarra: ra-ra-ra-ra-ra-ra/ra-ra-ra-ra-ra-ra) Non ti ci porto alla festa, a-a-a-alla festa...». Già, il vestito.

Qualche ora dopo, sulla spiaggia, la coppia di innamorati (o almeno uno dei due lo era) guardava il Sole sorgere sul mare. Erano seduti su una panchina, illuminata da un lampione multimediale iGuzzini. La luce rosata si affievoliva al ritmo del levarsi dell’astro diurno; intanto, quella Luna elettrica recitava, attraverso un piccolo altoparlante, costruito artigianalmente dai religiosi del monastero di Bose, parole di Leopardi: «Gli oggetti veduti per metà o con certi impedimenti ci destano idee indefinite. Si spiega così perché piace la luce del Sole o della Luna, veduta in luogo dov’essi non si vedano e non si scopra la sorgente della luce; un luogo solamente in parte illuminato da essa luce; il riflesso di detta luce e i vari effetti materiali che ne derivano; il penetrare di detta luce in luoghi dov’ella divenga incerta e impedita e non bene si distingua, come attraverso un canneto, in una selva di alte marruche, per li balconi socchiusi; la detta luce veduta in luogo, dov’ella non entri e non percota dirittamente, ma vi sia ribattuta e diffusa da qualche altro luogo od oggetto dov’ella venga a battere…». Il Sole si alzò completamente dal mare, la Luna in Cielo si eclissò, la voce del lampione-robot tacque.

«Daisy, mi sembri così strana» sussurrò Jay.

«In che senso?».

«È come se la luce, colpendoti, non producesse nessuna ombra. Al contrario, è come se fossi tu a proiettare un’ombra sul Sole, creando in questo modo un gioco di luce oscura in cui il chiarore è attenuato. Ma questa attenuazione non indebolisce la luce del chiarore. Anzi, lo scuro consente l’apparire dell’alterità, della diversità radicale che nasconde, preservando al suo interno l’altro che vi è nascosto».

«Dunque, in pratica?».

«Bande luminose di nero, di viola fluo e di verde acido, scivolando da quell’enorme cappa di gazare a stampa con volo d’uccelli bordata di piume che porti sulle spalle, si dispongono sulle rouches di taffetà e chiffon in modo tale che il tuo vestito appare come un costume esotico, un sogno magrebino o neozelandese, e tu come una drag queen sbucata da un mazzo di carte per giocatori pervertiti di scopone disegnate da Milo Manara».


«Non più dormiente, finalmente». L’alba cominciava a esibirsi sul palcoscenico del giorno: il sonno del Roc andava e veniva disinteressandosi di qualsiasi logica circadiana. Dall’ultimo breve risveglio durante il quale gli aveva raccontato le avventure oniriche vissute all’interno del proprio cervello, erano passate ore. Nella voce del JubJub si avvertiva quindi un certo sollievo. Le continue crisi narcolettiche dell’amico, che si erano sostituite all’insonnia di cui soffriva in precedenza, si succedevano a intervalli sempre più brevi e duravano più a lungo. Cominciava a temere che una volta o l’altra non si sarebbe più risvegliato.

«Sai, fratello, ho fatto ancora quel sogno. Sapevo di essere già stato lì. Avevo preso un pesce sabbia multicolore che nuotava cantando a squarciagola su e giù per la spiaggia, fra frecce, triangoli e fiori. Subito mi è sfuggito: etereo avvolto di blu, come un Pokémon quando si evolve, si è librato sul mare innevato, trasformandosi in tanti nuovi esseri bianchi che sono volati via».

«Si levarono dai geli,

come piccoli angéli?» chiese il JubJub, con una rima discutibile.

«Piuttosto gabbiani, suppongo, anche se somigliavano di più al negativo di stranissimi pipistrelli. Ricordo che avevano un’enorme testa, sproporzionata rispetto al corpo e alle gambette, che terminavano con artigli simili a piedi umani. Li ho visti fuggire verso un peschereccio, che hanno preso d’assalto. In quel momento ho compreso di essere uno di loro e, allo stesso tempo, tutti loro. Ogni punto d’ognuno di noi coincideva con ogni punto degli altri in un punto unico che era quello in cui stavano tutti».

«Deve avere un significato.

Il Leviatano di Hobbes ha in copertina raffigurato

un gigante con tanti piccoli corpi assemblato…

Forse è collegato

a quanto ti ho narrato

delle origini mitiche di Ariminum.

Le mitologie afferrano l’animum,

è come fare sesso,

con la divinità del reale in un unico complesso.

Il Mito dell’Essere è la rivelazione

della sua totalità omnicomprendente,

in luogo della manifestazione

di un solo aspetto dell’essente».

«Dell’assente…?» sussurrò il Roc, che si stava riappisolando.

La reazione del Roc rincuorò il JubJub. Doveva insistere e impedire che il Roc cadesse ancora addormentato. Tramite il mito sperava di riportare ordine nella mente dell’amico.

«I figli degli uomini dissero: “Ok, costruiamo noi, con la sabbia della spiaggia, una città con una Torre la cui cima tocchi il Cielo. Un modello da cui dedurre tutte le città possibili, che racchiuda tutto quello che risponde alla norma”.

Il Signore, parecchio incazzato, scese a vedere la città e la Torre: rossa, senza finestre, attaccata al muro di cinta della fortezza di cui avrebbe dovuto essere il cassero, l’estremo baluardo difensivo. Distrusse tutto: i figli degli uomini furono imprigionati in un Asilo labirintico e affidati al primo Custode.

Dopo sette giorni e sette notti vennero liberati. Ma subito si smarrirono in una città che Dio, per punirli della loro arroganza, aveva ricostruito usando solo eccezioni, preclusioni, contraddizioni, incongruenze, controsensi. Ancora oggi Ariminum è fatta da ponti conficcati su pilastri in cemento armato che non sopportano altro peso che quello del Cielo; strutture incomplete, invase dalla vegetazione o dagli abusivi, armature in vista, serramenti sradicati, interni svuotati, impianti elettrici smantellati; pali che non sorreggono niente e scalinate che non portano da nessuna parte – o persino rovesciate, coi gradini e la balaustra all’ingiù; corridoi senza sbocco, finestre irraggiungibili, porte che s’aprono su una cella o su un pozzo; altre aderenti al fianco di muri monumentali, che muoiono senza giungere ad alcun luogo, dopo due o tre giri, nelle tenebre superiori di cupole sfondate; viadotti col Vuoto in mezzo dove mai è passata un’auto; piscine diroccate dove mai si è tuffato qualcuno – sulle pareti scrostate un alieno fuma erba con Homer Simpson sotto un enorme genitale che propone ulteriori informazioni a un numero di cellulare; lo stadio olimpionico per il golf costruito a metà, divenuto rifugio per fenicotteri e ricci; case e strade ridotte a un dedalo incomprensibile che si percorre ogni giorno, fra noia e dolori, per andare al lavoro, sotto il controllo dei commessi pulitori.

C’è chi somiglia a Frankenstein chi alla Cosa; alcuni sembrano parenti di Hulk e Terminator; altri ricordano i replicanti di Dick, i robot asimoviani, la Maria di Metropolis, Pinocchio o i Pokémon: tutti discendenti della creatura animata dal grande MaHaRaL di Praga, il Maestro Rabbino Loew. Gente che guarda ogni tanto verso l’alto, sperando di vedere almeno il fantasma della Torre, che appare a volte, in certi giorni di pioggia, vicino al grande faro.

Ma forse è solo l’ombra di uno stormo di elefanti in volo, come quelli che rappresentano le tentazioni di Sant’Antonio nel quadro di Dalí» raccontò il JubJub.

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Efficacissimo intarsio metanarrativo con dibattito critico nella prima metà e costruzione di un paesaggio sperimentale e surreale nella seconda.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Bello. Ho apprezzato meno l'inizio, la dissertazione dello Scrittore, delle altre parti. Invece mi è piaciuto moltissimo il mito della Torre di Ariminum e delle sue nefaste conseguenze.Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Isabella Ross ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Appagante È sempre fondamentale la questione delle angolature, dei punti di vista, di prospettiva... Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Questa Ombra è sempre più...illuminante!!! Complimenti!!! :-)Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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di Federico D. Fellini

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