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Noir

Due baguettes

Pubblicato il 05/08/2020

Un'anziana con un passato da top model finita a vivere in uno dei quartieri più poveri di Madrid. Una madre ingombrante (in tutti i sensi) che le ha segnato la vita.

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Il telefono squillava già da qualche minuto, mentre lei avanzava ancheggiando sulle sue pantofole di feltro, sollevando a tratti i lembi della moquette consumata.

«Pronto?»

«Señora Van Dyk?»

«Sì, sono io, chi parla?»

«Sono Salvador, volontario della Protección Civil di Madrid. Abbiamo attivato un servizio per gli anziani che vivono da soli in quarantena. La chiamavo per sapere se ha bisogno di qualcosa»

«Oh, ma che pensiero gentile! La ringrazio Salvador, ma mio marito è andato a fare la spesa proprio stamattina»

«Suo marito? Ma…»

«Sì, solo che ha dimenticato il pane, il solito sbadato. Mi potrebbe portare due baguettes, per favore?»

«Certo señora, avenida de los Poblados 171, vero?»

«Sì»

«Entro un’ora siamo lì»

Salvador parcheggiò il furgoncino della Protección Civil davanti a un capannone in disuso. Sulla saracinesca, qualcuno aveva deciso di rendere indelebile la vittoria della Spagna ai Mondiali del 2010. I fili d’erba che spuntavano dalle mattonelle rialzate erano gli unici segni di vita in quella strada. Tutti sembravano aver rispettato le direttive del Governo rintanandosi dentro quelle enormi scarpiere di mattoni rossi, da cui ogni tanto qualcuno sporgeva la testa, come uno stivale che non riesce a stare al suo posto. Salvador entrò in un piccolo bar che sembrava vendere anche il pane fresco. Dietro il bancone c’era un uomo dal volto rubicondo; appena vide Salvador entrare, i suoi occhi si allargarono in un sorriso mentre la mascherina, in evidente difficoltà, tirava.

«Buongiorno señor, come posso esserle utile?»

«Vorrei due baguettes, per favore»

Salvador appoggiò i gomiti sul bancone e ne seguì col dito le ammaccature, mentre l’uomo incartava il pane. Ad un certo punto, si decise e gli chiese «Senta, lei conosce la señora Van Dyk?»

«Certo, abita qui sopra. Viene tutti i giorni a prendere il pane»

«Come, non viene il marito?»

«No, il marito è morto anni fa, povera donna»

«Ah»

«Era una modella, sa? Anche famosa. Non l’abbiamo mica mai capito, come mai è venuta a vivere in questo quartiere di merda»

«Grazie»

Salvador suonò il campanello e una vocetta stridula gli disse «quinto piano!». Si accorse entrando che non c’era l’ascensore e cominciò a salire le scale, venendo travolto a ogni pianerottolo dall’odore di bollito di pollo misto a candeggina. Arrivò al quinto piano ansimando, e venne accolto da una massa di capelli grigi raccolti in uno chignon che si affacciava alla porta.

«Señora Van Dyk, eccomi, sono Salvador»

«Riprenda fiato, caro» gli disse l’anziana, abbozzando un sorriso con le labbra tirate e leggermente arricciate verso l’alto.

«Ma come fa lei? Voglio dire, a salire e scendere le scale tutti i giorni?»

«Eh, non esco da tanto. Ma entri pure, le posso offrire qualcosa?»

Salvador le porse la busta con il pane. «No, señora, ho tante visite da fare e non posso fermarmi, mi dispiace»

«Beh, un caffè al volo lo può anche prendere, venga pure con me in cucina»

Salvador la osservava prendere il barattolo del caffè con le dita lunghe e ossute, si muoveva tra la mensola e il fornello ondeggiando e facendo tintinnare gli orecchini, come se dovesse sfoggiare su una passerella parigina lo scialle che portava sulle spalle. Prese due tazzine e tenne per sé quella con il bordo sbeccato.

«Quella l’ho presa a Londra, quando ho fatto lo shooting per l’editoriale di Vogue. Era il 1981», disse indicando la tazzina.

«Sì, me l’ha detto il signore del bar di sotto che lei faceva la modella»

«Chi?»

«Il proprietario del bar La Rosa, che sta qui sotto…»

L’anziana lo fissò con i suoi occhi azzurri annacquati. Versò la panna da cucina dentro il suo caffè, «non lo conosco, non ci sono mai stata», disse secca. Poi cominciò a mescolare e, con il cucchiaino a mezz’aria, continuò «lo sa giovanotto, erano bei tempi quelli. La mia prima sfilata è stata proprio qui a Madrid, per Loewe. Che abiti meravigliosi! Mi sembrava un sogno».

Salvador girava nervosamente l’orologio intorno al polso, come se fosse il segnale di aiuto per un complice invisibile.

«Sa, io sono cresciuta in un orfanatrofio, El Colegio de San Ildefonso…»

«Ah sì, ne ho sentito parlare»

«Ma non ero orfana, io una madre ce l’avevo. La direttrice si era affezionata a me, e le altre bambine erano invidiose, allora una di loro un giorno mi disse «tua madre non è morta, fa la puttana!» – tirò fuori una cartina e del tabacco e iniziò a rollare una sigaretta – Le dispiace se fumo, Salvador?»

«No, señora, ma lei non dovrebbe…»

«Caro, ho 75 anni. I miei unici vizi sono due tazze di caffè con la panna e due sigarette al giorno. Comunque, io non ci credevo che mia madre fosse una puttana, lo volevo vedere con i miei occhi. E quelle mi ci portarono. Così vidi mia madre per la prima volta. Era una processione di minigonne e lei se ne stava lì, con i suoi stivali bianchi e sorrideva sempre, a tutti quelli che passavano… Ma io non potevo parlarne con nessuno, sa? Non era mica come adesso allora, c’era Franco! Le suore ci dicevano di dormire con le mani fuori dalle coperte e di non mettere mai dell’intimo di lana, che il calore là sotto poteva farci commettere atti impuri…»

Salvador scoppiò in una risata, mentre sorseggiava il suo caffè.

«Ha presente, Salvador, quando in macelleria appendono la mappa con i tagli della carne? Ecco, la stessa cosa facevano con noi. Mostrare i piedi, il viso e le braccia fino al gomito era da donna onesta. Tutto il resto era impuro. E allora ho cominciato a fare la pajillera…»

Salvador la guardò, aggrottando le sopracciglia.

«Quella roba lì che fate con il computer, giovanotto, mica l’avete inventata voi! Io mi intrufolavo nei cinema, mi avvicinavo agli uomini che si sedevano in una certa poltroncina, e facevo il mio lavoretto». Soffiò il fumo verso l’alto, lasciando l’impronta del rossetto sulla sigaretta.

«Ma señora Van Dyk, perché lo faceva?»

«Perché volevo essere come mia madre. Un giorno, uno di quei tizi che incontravo al cinema, mentre si tirava su la cerniera mi guardò, e quella fu la mia fortuna. Aveva un’agenzia di modelle. Parigi, Londra, Milano, giravo continuamente. Ma tornavo a Madrid spesso, e andavo nella strada dove lei batteva. Era ridicola ormai con la minigonna, aveva le ginocchia tutte rugose, e io le passavo davanti con i miei stivali bianchi di Chanel … Un giorno la vidi salutare un tizio, un bell’uomo in giacca a cravatta»

Il fumo saliva a spirali e si avvolgeva intorno al volto di Salvador, come se volesse sedurlo.

«Lo fermai e lo invitai a bere qualcosa, era un turista olandese»

«Suo marito?», le chiese Salvador

«Sì. Me lo portai a letto quella sera, dopo che era stato con mia madre. Ci sposammo qualche mese dopo»

«E suo marito dov’è adesso?»

«Venga di là con me»

La vecchia spense la sigaretta dentro la tazzina vuota e si alzò. Le tapparelle erano semi-abbassate e il salotto era avvolto nella penombra, Salvador notò che sopra una grossa mensola erano appese tante cornici, tutte perfettamente simmetriche. La donna lo invitò ad avvicinarsi. Il salotto puzzava di naftalina e le cornici erano a loro volta incorniciate dall’umidità.

«Quella sono io insieme a mia madre», gli disse indicando una foto dove compariva una giovane bionda dagli occhi azzurri che teneva stretta al braccio una donna più anziana. Questa aveva un dente scheggiato e qualche macchia sulla pelle, ma entrambe avevano lo stesso sorriso, con le labbra tirate e leggermente arricciate verso l’alto.

«Alla fine, l’ho perdonata. E adesso vive con me»

«Qui?», chiese Salvador inquieto.

La vecchia gli sfiorò il gomito, invitandolo a seguirla. Mentre avanzava a tentoni seguendo lo chignon grigio della donna, Salvador cominciò a sentire un odore sempre più intenso, come di resina. In mezzo alla camera da letto vide, nella penombra, un corpo con le gambe e le braccia fasciate da lenzuola di cotone. La bocca era atteggiata a un sorriso, con le labbra tirate e leggermente arricciate verso l’alto. 

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M.D.P. ha votato il racconto

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Lola 2021 ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Filippo Hanemann ha votato il racconto

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Cosmo ha votato il racconto

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Ilyn Peyn ha votato il racconto

Esordiente

Sono sempre i particolari che scegli di descrivere che mi affascinano – pur rimanendo concisa e mantenendo un certo ritmo – come dice Paolo: ti sembra di essere lì. Profondità in poche righe. Pochi ci riescono.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Come sempre riesci a creare personaggi e ambientazioni che ti sembra di essere lì. Catturi l'attenzione del lettore con la suspense senza tralasciare gli aspetti psicologici. Stupisce il finale: mi aspettavo il lato oscuro di Salvador Segnala il commento

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Ernest ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Mi viene da pensare che oltre al coinvolgimento del bel racconto c'è da riflettere (e non perdere di vista) che si è in periodo di quarantena. Questa signora (affascinante) col cadavere in casa...più che bugiarda, discreta difende la sua privacy (con Salvador si lascia andare, tanto da svelarle... ) Sembra, la diva, aliena alla situazione covid ma in realtà è donna (più che) vissuta. Scusa, colpa tua se mi sono dilungato ma complimenti alla scrittrice e voglia di commentare i vari strati del racconto. AFFASCINANTE! Segnala il commento

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Fantofab ha votato il racconto

Esordiente
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Chiedidime ha votato il racconto

Esordiente

Peccato sia così corto. Avrei continuato più che volentieri. Scrivi molto molto bene. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Luca Santoro ha votato il racconto

Esordiente
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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello e scritto benissimo... e poi mi ha lasciato lo stesso dubbio di Salvador: se ha imbalsamato la madre chissà che fine avrà fatto il marito Segnala il commento

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albertomineo ha votato il racconto

Esordiente

Quando un racconto o un film mi fanno viaggiare divento come un bambino, credo a tutto E mi piace crederci.Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore
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Graziano ha votato il racconto

Esordiente
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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Come sempre bellissime atmosfere e interessanti indagini psicologiche. Il finale mi lascia un pizzico perplessa per le stesse ragioni che menziona Laura, ma alla fine sapere tempi e modalità non toglie niente all’efficacia del racconto, forse avrei prolungato ancora un po’ la conversazione con Salvador dal momento in cui inizia a inquietarsi. Comunque bravissima RoSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Vado controcorrente perché a me il finale non convince. Ho apprezzato tutto, personaggi e dialoghi, le atmosfere che sei bravissima a creare, però secondo me non ci sono i presupposti per una simile conclusione, la madre cadavere in camera da letto, da quanto tempo è lì? E perché? È morta di morte naturale o l’ha uccisa lei per vendetta? Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Sì, il finale lo si intuisce presto (forse all'inizio ci si aspetta più il marito che la madre), ma la bella scrittura invita ad andare comunque avanti sino alla fine.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Finale macabro. Narrazione eccelsa, sembra un reportage o intervista perfettamente realistica e credibileSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Sei di un'abilità sorprendente. Concentrazione di dettagli nella giusta misura. Sfumature di grottesco. Cottura lenta della vicenda e trasmissione al lettore di desiderio di andare avanti. L'attenzione non cade mai.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello, solo una cosa. Trovo poco credibile che la Protezione civile si muova solo per due baguettes Secondo me avrebbero gentilmente declinato. Magari avrebbero pensato ad un errore nei files che indicavano la... vedovanzaSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Basso ha votato il racconto

Scrittore

mi sono immaginato bette davis all'assalto di banderas, poi si intuisce il finale hitchcockiano. piacevoleSegnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo. Molto ritmo. Grande immaginazione. Stile curato, colpo di scena finale (non lo trovo prevedibile). Complimenti! E ancora una volta, tratti un tema importante, sapendo ritrarre molto bene la sofferenza e la solitudine. Hai un' anima grande!Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente

Perfetto ma prevedibile x meSegnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

il giusto suspense per tenere il lettore inchiodato al racconto. Brava Ro, spazi su più generi e mantieni sempre il tuo impeccabile stile narrativo. ComplimentiSegnala il commento

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Giuseppe Buono ha votato il racconto

Esordiente

Legami indissolubili col passatoSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ro Hitchcock! La stessa abilità di inchiodare il lettore-spettatore al racconto, creare suspense, sorprendere, inorridire e poi, costringerlo a riflettere.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Brava Ro, che bel racconto. Atmosfera perfetta.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

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Giorgia Nicolini ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Scritto come sempre molto bene con svolta horror finale ad effetto ben congegnataSegnala il commento

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di RoCarver

Scrittore
Editor
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