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Non-fiction

"E io pago!" (Totò)

Pubblicato il 03/09/2021

Ripubblicato in forma di saggio breve.

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In Europa e negli USA si è aperto un vivace dibattito sul diritto o meno dei malati di Covid "no vax" di essere ricoverati nelle terapie intensive sulla base dei "vecchi" criteri di priorità stabiliti dalle linee guida delle Società nazionali di rianimazione e terapia intensiva — stabiliti quando ancora non vi era una disponibilità di vaccini contro il Covid tale da assicurare a chiunque lo volesse la possibilità di vaccinarsi — tra cui il documento: "Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzione tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia di Covid-19", pubblicato sul Sistema nazionale linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità. In tale documento, vengono esclusi il criterio cronologico (ordine di arrivo) e quello casuale (sorteggio), e vengono ammessi unicamente il criterio dei parametri prognostici definiti dalla letteratura medica e quello di rispettare l'eventuale volontà della persona malata di non essere ricoverata in terapia intensiva. Ne consegue che in Italia, i malati vaccinati non hanno alcuna priorità rispetto ai malati "no vax".

Negli USA Jacob Appel, medico di pronto soccorso e direttore del centro di educazione etica del Mount Sinai di New York, è intervenuto nel dibattito dichiarando in un'intervista che: "Le persone che rifiutano le misure di salute pubblica, compresi i vaccini, in nome della libertà personale, stanno affrontando un rischio di malattia mortale. E intenzionalmente minacciano la salute dei vaccinati, perché prendono spazio ospedaliero e risorse sanitarie che potrebbero essere spese diversamente. Un ospedale non ha nessun obbligo morale di curare un non vaccinato, anche grave, prima di altri pazienti" (intervista riportata da Elena Molinari su "L'Avvenire.it" del 4 agosto 2021).

In Italia, a questo importantissimo dibattito si affianca quello sul diritto alla gratuità delle degenze negli ospedali pubblici anche per i pazienti Covid "no vax" — problema che negli USA non si pone, in quanto le degenze sono pagate dalle assicurazioni sanitarie private, che peraltro stanno già aumentando i premi assicurativi dei loro assicurati "no vax", forti della circostanza che il vaccino Comirnaty è stato pienamente approvato lo scorso 23 agosto. Tre giorni fa, l'assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato ha dichiarato al riguardo che: "I ‘no vax' che contraggono il Covid e finiscono nelle terapie intensive degli ospedali del Lazio dovranno pagare i ricoveri. Perché queste persone che rifiutano la vaccinazione, mettendo a rischio la libertà altrui, devono assumersi la responsabilità fino in fondo delle proprie scelte e delle proprie azioni" ("Il Messaggero", 31 agosto 2021).

Ma quanto costa una degenza per Covid? Negli Stati Uniti si parte da una cifra minima di 17.000 dollari per una degenza breve in un reparto di medicina a una massima di diverse centinaia di migliaia di dollari per una degenza di due settimane con intubazione in un reparto di terapia intensiva (fonte: Elisabeth Rosenthal e Glenn Kramon sul New York Times del 2 agosto 2021).

In Italia, secondo quanto dichiarato dal dottor Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Aaroi-Emac, intervistato da Alessandra Paolini su "La Repubblica" del 2 settembre 2021,

"un giorno di degenza in rianimazione può variare da circa 1.500 a circa 4.500 euro, ma diciamo che il costo medio è almeno 2.200. Ad agosto il numero medio di ricoveri giornalieri in terapia intensiva Covid è stato di circa 320 pazienti; quindi, in totale ad agosto sono stati spesi circa 22 milioni di euro. Questa 'spesa' è ripartibile così: 94% per i non immunizzati e 6% per i vaccinati, quindi 20,6 mln nel primo caso e 1.2 mln per i secondi".

Ammesso e non concesso che i pazienti Covid no vax abbiano il diritto di essere ricoverati in rianimazione, invece di essere lasciati morire a casa loro — come sarebbe più logico, visto che hanno scelto liberamente di non vaccinarsi — è ammissibile che il 70% dei cittadini italiani che si è vaccinato debba pagare i loro conti?

Una possibile soluzione a questo problema potrebbe essere quella di introdurre una tassa di 10-20 euro su ogni tampone fatto da chi non si è vaccinato, allo scopo di ottenere il green pass; il gettito di questa tassa andrebbe a finanziare un fondo destinato alla copertura del costo esorbitante dei ricoveri dei pazienti Covid "no vax".


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Geco Dorato ha votato il racconto

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La "prudenza e il rispetto per il prossimo" (cit. Adriana Giotti) andrebbero insegnati non certo a te, bensì ai no vax che con il loro comportamento omissivo scellerato mettono a rischio la loro stessa vita e (soprattutto) quella dei "non responder" al vaccino, saturando i reparti di terapia intensiva durante i picchi epidemici.Segnala il commento

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azzurro_90 ha votato il racconto

Esordiente

A chi mi ha preceduto: quest'autore e tutti quelli che la pensano come lui devono pazientare soltanto un altro po', visto che a breve la vaccinazione passerà da richiesta ad obbligatoria. Lato positivo: almeno finiranno (o almeno dovrebbero diminuire) gli accesi dibattiti in rete. 3 settembre 2021 Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Una situazione complicata. Io sono convinta che sia indispensabile vaccinarsi, lo dico per chiarezza. Quando mi innervosisco penso che i no vax potrebbero provare a curarsi con i fiori di Bach, quando sono serena cerco di capire (non ci riesco, ma ci provo) il loro punto di vista. Per quanto il tuo testo sia pulito, non aggressivo e corretto nella produzione delle fonti, io soprattutto vorrei che finisse tutta questa storia su typee, circa l'argomento. Le posizioni sono state chiarite, ammesso che fosse necessario su una piattaforma di scrittura, ora basta, via. Lo scrivo qui perché spero che lo leggano anche le altre persone coinvolte nella querelle. Da parte mia non commenterò altri testi sulla questione.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Alla domanda che mi hai rivolto: " Si può giudicare il livello intellettivo di un iscritto che pubblica?" rispondo di sì. Non solo, si può stimare il grado di acume, sensibilità, empatia, preparazione, cultura, padronanza della lingua e capacità relazionale, e così via. Ora, se io ho travalicato i limiti, cosa dire di te? Quali lauree e titoli puoi esibire per scrivere di medicina, biologia, virologia, tecniche di rianimazione? E quali per parlare di finanza e proporre persino nuove tasse? E quanta poca stima hai del prossimo per pretendere di decidere della vita e della morte di altri esseri umani? Scusami, ma faccio ciò che ho fatto solo in un caso (quello dell'utente che mi ha preceduto): ti blocco e mi dissocio dagli sproloqui. Non abbiamo altro da dirci. E io non ho tempo e pazienza per spiegarti cosa siano la prudenza e il rispetto per il prossimo.Segnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

Esordiente

Ti ha contattato la redazione, vero? Perché "forma di saggio breve" è un'espressione che non appartiene al tuo stile. Infatti ora va meglio, a parte quel frammento d'odio di cui non puoi proprio fare a meno, dove proponi di lasciar morire a casa. Dispiace comunque che il giuramento di Ippocrate sia andato a farsi friggere...Segnala il commento

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di Fabio88

Esordiente
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